Benvenuti in casa Gori, il Natale italiano tra crostini, bisticci e l'OMS

di Simona Bellocci

Il "sacro" menu delle feste, i regali e la solita sciarpa riciclata, le famiglie riunite nonostante i dissidi di fronte al panettone e allo spumante (sempre che non ci metta lo zampino l'Organizzazione Mondiale della Sanità): viaggio semiserio nella pellicola di Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti, attualissima ancor oggi

Oltre al calcio solo un’altra cosa è sacrosanta in Italia, il Natale. Come amici e famiglie intere si riuniscono di fronte alla tv per vedere le partite dei Mondiali, muniti di birra e patatine (o in certe zone di lambrusco e popcorn)  così anche il 25 dicembre diventa un momento per abbattere qualsiasi incomprensione e festeggiare. Non tanto per i regali che spesso finiscono riciclati a questo o a quell’altro, magari a Capodanno o per il primo compleanno che cade a gennaio (con la solita sciarpa che fa il giro dei 5 continenti), quanto per gli opulenti banchetti che campeggiano sulle tavole degli italiani.

E se è vero che ogni campanile ha le sue tradizioni anche a tavola, è altrettanto vero che a Natale sono accettate incursioni che arrivano da nord a sud, che alle prelibatezze non si può dire di no. Farlo sarebbe un peccato e in un giorno all’insegna della sacralità questo non può certo accadere. Un po' come racconta Benvenuti in casa Gori, una delle commedie più esilaranti del panorama italiano, figlia delle geniali menti di Ugo Chiti e Alessandro Benvenuti, che ci porta infatti nel bel mezzo del pranzo di Natale di una tante famiglie dello Stivale e pare che – tecnologia a parte – dal 1990 ad oggi, niente sia cambiato.  Dall’abbigliamento, del giorno del dì di festa, con l’immancabile maglioncino paricollo e la camicina stretta alla gola per gli uomini (sperando di lasciare nell'armadio il golf con le renne stile Bridget Jones) fino al caro vecchio cardigan, per quelle mamme che cucinano per giorni pur di portare in tavola il miglior menu di sempre, prima di tuffarsi in lunghi giri di tombola e di Mercante in Fiera. Lo stesso lungo cardigan che Adele, protagonista della pellicola, indossa mentre fa la sua entrata in scena nella sala da pranzo della famiglia Gori. In mano tiene un vassoio di crostini di fegatini, icona degli antipasti toscani e in particolar modo, fiorentini. Sulla squisitezza di questo piatto di origini antiche, non ci sono dubbi. Basti vedere come Nonno Annibale aspetta trepidante di iniziare questo scoppiettante pranzo. “Che me li dai o no questi crostini, o devo aspettare l’anno novo per mangiarli?” – chiede indispettito alla figlia Bruna (Athina Cenci) un magistrale Novello Novelli, in una tavola imbandita non solo di bontà culinarie ma soprattutto di inaspettate rivelazioni. Piatti “insaporiti” dalla gravidanza di Cinzia (Barbara Enrichi), dagli acidi di Danilo (Massimo Ceccherini), con quel pizzico di peperoncino dato dalla videocassetta ad alto contenuto sexy di Lapo, interpretato da Alessandro Benvenuti.

Così, tra bestemmie fiorentine e qualche santissima imprecazione di un Monni indimenticabile, tra qualche segno della croce chiedendo perdono a Gesù Cristo e a tutti i Santi, passano in rassegna anche i tortellini con il brodo di lesso, il cappone arrosto con le patate e, dulcis in fundo, spumante e panettone. Non propriamente un pranzo della tradizione toscana, è vero ma l’avevamo detto, il Natale mette d’accordo tutti, angeli e diavoli, nord e sud.

Quando arriva la vigilia ci si dimentica dei campanili, si abbattono le asce di guerra e di fronte a bottiglie del miglior Chianti, ricciarelli di Siena, torroni di Cremona e le bollicine di Asti ci sentiamo tutti più italiani. E alla fine - al posto della classica tovaglia rosso Natale - ci ritroveremo direttamente il tricolore. Verde, bianco e rosso, un bel pendant con le luci musicali dell’albero che – come in ogni famiglia che si rispetti –  deve essere sormontato da uno scenografico puntale. Anche in questo i Gori insegnano da ventisei anni a questa parte. In fondo non è Natale senza l’albero, i regali, il panettone i grandi arrosti e le ricche mangiate, sempre che non arrivi l’Organizzazione Mondiale della Sanità a romperci le uova nel paniere e rovinarci la festa, magari lanciando nuovi allarmi. La carne fa male! Il pesto pure, lo zucchero idem, magari ci metteranno in mezzo pure il vino e i mandarini, sia mai che - grazie ai semi - non  ci cresca un albero da frutto nella pancia. Che dire, mangiamoci su. 

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23/12/2015