Bibbiena custodisce l’Olivetti Elea 9003, il primo super computer a transistor prodotto in Italia
Nel cuore del Casentino è custodito uno dei primi computer commerciali a transistor prodotti al mondo: un primato italiano firmato Olivetti che ancora oggi continua a funzionare grazie a un gruppo di volontari
A prima vista può sembrare un reperto da museo. In realtà l’Elea 9003 custodito all’Istituto Tecnico di Bibbiena è molto di più: è uno dei primissimi computer commerciali a transistor prodotti in serie ed è oggi l’unico esemplare di queste dimensioni ancora funzionante – o meglio, semifunzionante – al mondo.
Progettato alla fine degli anni Cinquanta da Olivetti, azienda italiana leader non solo nell’innovazione tecnologica ma anche nel design e nella visione umanistica dell’impresa, l’Elea 9003 rappresentò un passaggio decisivo nella storia dell’informatica. In un’epoca in cui i computer erano strumenti riservati a grandi banche e industrie, questa macchina – 140 metri quadrati di superficie, 20 tonnellate di peso e 20 kilowatt di consumo – consentiva di gestire dati, contabilità e processi aziendali con una potenza allora rivoluzionaria.
Non c’erano monitor né interfacce intuitive: l’elaboratore era utilizzato da specialisti, da équipe tecniche altamente formate, e aveva costi che solo grandi realtà industriali potevano permettersi. Eppure, già allora, permetteva di svolgere molte delle operazioni che oggi affidiamo ai computer contemporanei.
L’esemplare di Bibbiena, un Elea 9003, arrivò in Casentino alla fine degli anni Sessanta grazie alla donazione del Monte dei Paschi di Siena, quando l’istituto bancario iniziò a sostituirlo con sistemi più moderni. La macchina fu destinata alla scuola per consentire agli studenti di studiare l’informatica direttamente su uno strumento reale, allora già straordinario.
Oggi a prendersene cura è un gruppo di volontari, appassionati ed ex ingegneri, che lavorano per mantenerlo operativo e per trasmetterne la memoria alle nuove generazioni. Non solo un pezzo di storia industriale, ma un simbolo di un’Italia capace di innovare e guidare il mondo nel settore tecnologico.