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Migranti: in Toscana l'accoglienza diventa un master all'Università

I rifugiati ospiti in Toscana sfiorano le 13 mila presenze in più di ottocento strutture su tutto il territorio

/ Redazione
Mar 7 Novembre, 2017
Migranti

Si è aperto all'Università di Firenze il master, di primo livello, sull'accoglienza per migranti, profughi e richiedenti protezione, rivolto a 30 studenti qualificati, provenienti da tutta Italia. All'apertura sono intervenuti, tra gli altri, l'assessore alla presidenza della Toscana Vittorio Bugli che ha la delega all'immigrazione, il sindaco di Prato e delegato nazionale Anci per le politiche di accoglienza Matteo Biffoni, e il sottosegretario al ministero dell'interno Domenico Manzione.

Il master avrà un taglio marcatamente multidisciplinare integrando elementi di scienze politiche e sociologia, diritto, management, anche in una dimensione europea e comparata. Il profilo professionale che emerge avrà anche una particolare capacità nella gestione dei rapporti e delle collaborazioni con i servizi e gli altri soggetti che si occupano dell'accompagnamento dei migranti dei richiedenti asilo e dei profughi sui territori, con le istituzioni e con le comunità interessate. Si parlerà della valorizzazione delle risorse umane, dei percorsi di asilo ma anche delle altre opportunità – dall'apolodia alle vittime di tratta o di sfruttamento, imparandone a riconoscere i casi – che consentano il riconoscimento di uno status giuridico e dunque di mettere in campo strumenti di protezione.

L'assessore Bugli ha lanciato la proposta di svolgere una sorta di esercitazione sul libro bianco sull'accoglienza in Toscana, nato dal confronto avviato, a maggio, con gli operatori e che esamina centoventi diversi progetti. "Leggete il libro bianco, analizzatelo e poi confrontiamoci: il vostro consiglio da addetti ai lavori sarebbe molto utile" ha sottolineato Bugli rivolto a studenti e professori. "Dal nostro punto di vista - ha spiegato - non è in discussione 'se' si debba accogliere. La risposta non può che essere positiva. Ma sul 'come' il confronto è aperto". Secondo l'assessore, l'accoglienza "deve essere strutturale e non vissuta come emergenza", può essere anche "un'occasione di rigenerazione delle comunità"; e poiché gli Sprar, che è l'accoglienza di secondo livello, hanno dimostrato di funzionare meglio dei Cas, "quelli dovrebbero essere il modello di riferimento", ha concluso.

"Le Regioni – ha ricordato l'assessore Bugli– non hanno competenze proprie sull'accoglienza dei richiedenti asilo. Non le avevano prima e non le hanno adesso con la nuova normativa. Con un'azione tutta politica , fin dal 2011 (con gli sbarchi dopo le primavere arabe ndr), abbiamo però fatto sì che l'accoglienza in Toscana fosse diffusa". Una scelta di buon senso in fondo – la migliore "per chi è accolto e per il rapporto con la popolazione che ospita" - ma che all'inizio vedeva la Regione minoritaria.

Allora, nel 2011, si voleva infatti realizzare una grande tendopoli a Coltano in provincia di Pisa. La Regione di oppose e scelse l'accoglienza distribuita sul territorio e fatta di piccoli numeri. Oggi, dopo che dal 2013 gli sbarchi si sono fatti più fitti, migranti e rifugiati ospiti sfiorano le 13mila presenze in più di ottocento strutture sparse in tutta la Toscana. E grazie all'aiuto del volontariato e dei Comuni sono fioriti numerosi progetti, anche di integrazione.

intoscana
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