Il Casentino che innova, tra vigneti in quota e nuove visioni
Vincenzo Tommasi, vicepresidente dell'Associazione Viticoltori del Casentino: "La viticoltura d'altura può essere motore di rinascita delle aree interne"
La viticoltura d’altura in Casentino nasce da una condizione naturale e oggi diventa una risposta concreta al cambiamento climatico. Vincenzo Tommasi racconta una valle chiusa e fresca, dove i vigneti si estendono tra i 400 e i 700 metri di quota, circondati dalle foreste casentinesi, beneficiando di forti escursioni termiche e notti fredde anche nelle estati più calde. Un territorio vocato a vitigni adatti ai climi freschi, come Pinot Nero e varietà internazionali, ma anche laboratorio di sperimentazione per il Sangiovese.
Una viticoltura artigianale, fatta di piccole aziende, lavoro manuale e grandi difficoltà, che oggi trova una voce comune nell’Associazione Viticoltori del Casentino. Un’esperienza che unisce qualità, identità territoriale e nuove opportunità sociali, capace di attrarre giovani, contrastare lo spopolamento e aprire nuove prospettive per l’agricoltura di montagna in Toscana.