Mascherarsi non per nascondersi, ma per esaltare tratti personali e popolari. La tradizione del Carnevale si rinnova ogni anno come festa pagana votata all’eccesso fuori dall’ordinario e ogni luogo si colora e si camuffa come usanza secolare vuole. La Toscana, terra di cultura e spiccato sarcasmo, non è da meno. Le sue maschere hanno caratteristiche forti, che raccontano di vizi e virtù, con la solita ironia che fa sorridere e colpisce.
Quattro le maschere toscane più famose: Stenterello, Burlamacco, Ondina e Re Giocondo.
Stenterello, la maschera di Firenze
È l’unica maschera tradizionale di Firenze ideata dall’attore fiorentino Luigi del Buono alla fine del Settecento. Stenterello è alto e magro, “cresciuto a stento”, allegro e pronto alla battuta, chiacchierone e astuto, impulsivo e allo stesso tempo pauroso. Racchiude l’essenza del popolano, che in vernacolo fiorentino denuncia le ingiustizie con ironia pungente.

Debuttò al Teatro della Quarconia, nel centro di Firenze, oggi Teatro Nazionale di Firenze appena restaurato. Il nome non fu creato da Del Buono, ma dal pubblico fiorentino affibbiando alla maschera l’appellativo che in città si dava alle persone mingherline. Il costume di Stenterello è colorato, con la giacca (la zimarra) azzurra e blu, il panciotto giallo, le calze a fantasie diverse e sgargianti, il cappello a tricorno e la parrucca bianca con il codino fasciato di rosso come si usava all’epoca, detto “alla prussiana”.
La maschera teatrale entrò nel linguaggio comune tanto da essere citato in più di un’occasione anche da personaggi famosi e di cultura. Ad esempio, Pellegrino Artusi nel suo La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene ricorda che la cucina “..nella ricetta delle Frittelle di tondone scrive: “Se non sapete cosa sia un tondone, chiedetelo a Stenterello che ne mangia spesso perché gli piace…”.
Burlamacco, simbolo del Carnevale di Viareggio
È la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, simbolo della festa e delle sfilate, sempre presente nei corsi mascherati con la sua tuta bianca a scacchi rossi e la faccia truccata da pagliaccio.
Appare per la prima volta sul manifesto del 1931, da un’idea dall’artista Uberto Bonetti. È l’interpretazione futurista della composizione carnevalesca delle principali maschere italiane della Commedia dell’Arte: ci sono gli scacchi di Arlecchino, il mantello di Balanzone, il pon-pon di Pierrot, il cappello di Rugantino e la gorgiera di Capitan Spaventa. La grafica arguta di Bonetti li ha scomposti e ricuciti coi i tratti dinamici tipici dell’avanguardia.
Il nome della maschera è la sintesi di diverse origini. Proviene infatti da Buffalmacco, pittore fiorentino del Trecento che nelle novelle di Boccaccio si prendeva gioco dei creduloni, e da Burlamacca, il canale della città di Viareggio chiamato così in onore della nobile famiglia lucchese dei Burlamacchi.
Ondina, la maschera del mare della Versilia
Fu sempre il pittore futurista Bonetti a crearla. Pensò di accompagnare Burlamacco a una maschera femminile e così nacque Ondina. La immaginò con un tipico costume da bagno anni ’30, perché Viareggio è la città del Carnevale ma anche del mare.
Ondina è una figura solare e spensierata, dai colori decisi e allgri. Evoca la stagione estiva da trascorrere sulle spiagge viareggine, con il suo costume blu mare e i suoi accessori rossi e caldi come il sole.
Presenza fissa nei corsi mascherati, è con Burlamacco il simbolo della festa. A loro due sono anche intitolati i premi istituiti dalla Fondazione Carnevale che vanno ogni anno a personalità che si sono distinte nel mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo, della ricerca, dello sport e della comunicazione.

Re Giocondo, il gigante di stracci di Foiano della Chiana
Il Carnevale più antico d’Italia ha un sovrano, re Giocondo, fatto di stracci, che domina per tre giorni il borgo regalando allegria e spensieratezza. Più che una maschera è un simbolo: un fantoccio gigante che apre la sfilata dei carri allegorici e poi viene fatto bruciare, dopo aver letto il suo testamento in rima.
Il Carnevale di Foiano della Chiana risale addirittura al 1539 e oggi è considerato tra le più importanti manifestazioni del genere in Italia. Ci sono quattro grandi carri allegorici in competizione appartenenti ai cantieri di Azzurri, Bombolo, Nottambuli e Rustici. Sono strutture mastodontiche realizzate da maestri della cartapesta e da tecnici della meccanica che possono raggiungere fino a un massimo di 17 metri di lunghezza, 10 di larghezza e 13 di altezza.
Ad aprire le sfilate è proprio re Giocondo, che domina la festa e ne decreta la chiusura con un falò simbolico al centro della piazza
