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Il merletto del tempo: architetture sonore in “Lacinia” di Stefano Pilia

Stefano Pilia presenta “Lacinia” un ciclo di composizioni trascendentali, il nuovo capitolo della sua ricerca musicale in concerto giovedì 29 gennaio nello spazio GADA a Firenze

Lacinia è il nuovo e ambizioso ciclo di composizioni con cui Stefano Pilia prosegue ed espande il percorso aperto con Spiralis Aurea, lavoro che ha segnato profondamente il panorama della musica contemporanea sperimentale, aprendolo a nuovi pubblici e a una dimensione di ascolto più ampia e intergenerazionale.

Se Spiralis Aurea tendeva all’infinito, Lacinia — termine latino che rimanda al merletto, al pizzo — è un’architettura sonora ancora più complessa e sottile, un intreccio di forme, numeri e risonanze in cui il tempo smette di essere lineare e diventa rituale, ciclico, condiviso.

Attraverso una musica profondamente trascendente, in dialogo ideale con figure come Arvo Pärt, Pauline Oliveros, Eliane Radigue e La Monte Young, ma anche con le eco lontane della musica liturgica e devozionale antica, Pilia costruisce un sistema sonoro che mette in relazione matematica e spiritualità, materia e invisibile.

Lacinia si muove tra acustico ed elettroacustico, drone e musica da camera, trasformazione e permanenza, cercando un ordine possibile dentro l’incertezza del presente.

Un percorso circolare, dove inizio e fine si toccano, e in cui la mutazione non distrugge, ma rivela. Stefano Pilia sarà in concerto giovedì 29 gennaio nello spazio GADA a Firenze.

Ecco la nostra intervista a Stefano Pilia

Dopo Spiralis Aurea, arriva questo nuovo disco “Lacinia” parola latina che significa merletto, un album che si ispira a un disegno, un’evoluzione rizomatica. In che modo hai trasformato questa immagine in musica?

Seguendo dei principi logico-matematici. Si parla di serie numeriche o comunque un modo iterativo di costruire una relazione tra i suoni e tra le altezza. Spiralis Aurea era articolato seguendo la spirale logaritmica, la sezione aurea. In Lacinia ho usato altri principi, ma seguendo sempre lo stesso tipo di metodologia.

Il mio obiettivo è quello di costruire delle sorprese, delle frizioni, delle tensioni, dei mondi inaspettati

Spiegaci come hai lavorato

Parto in astratto, non con lo strumento alla mano, da una serie di altezze e di suoni, per esempio una scala musicale e attraverso i numeri inizio a costruire una serie di rapporti che determinano la lunghezza delle note e le relazioni tra di loro. Sono composizioni che hanno più linee, più voci per tre o quattro strumenti. Chiaramente tutto questo è fatto all’interno di un contesto che musicalmente si definisce tonale, dove le altezze e i suoi hanno già una relazione matematica loro stessi. Di base è come costruire un edificio, l’edificio per stare insieme ha bisogno di proporzioni. Se vuoi puoi scegliere delle proporzioni che per analogia ripropongono le stesse relazioni di un fenomeno naturale che è descritto da una funzione matematica di quel tipo.

Stefano Pilia – © Matilde Piazzi

Per descrivere la tua musica vengono spesso usate parole come “trascendentale” o “meditativa”, chi si pone in ascolto della tua musica in che stato d’animo deve farlo? Ma anche: che stato d’animo provoca la tua musica in chi la ascolta?

Non c’è un modo specifico, ognuno si deve porre come si sente, in maniera naturale. Certo è una musica che chiede attenzione. Non serve una conoscenza a priori o una letteratura, ha delle qualità che secondo me si possono cogliere senza alcun tipo di preparazione, ma serve un’attenzione e un abbandono all’ascolto. Quando si parla di musica contemplativa io non la intendo mai come qualcosa di rilassante o consolatorio. Anche la parte contemplativa richiede presenza, la volontà di essere in ascolto. L’ascolto per me non è una cosa che facciamo in modo passivo o indotto, non è guidata dall’abitudine, ma dalla volontà. Cosa arriva dopo non lo so, spero che generi suggestione, stupore ma anche immagini interiori che si possono creare nella percezione di chi sta ascoltando. Chi ascolta è il soggetto dell’ascolto, in questo senso le immagini mentali si creano sulla base delle proprie esperienze personali.

Il tuo disco unisce antico e contemporaneo, con molte suggestioni che provengono dalla musica liturgica e da compositori come Gesualdo a Monteverdi: cosa ti affascina di questo repertorio?

In generale è musica che mi attrae, nello specifico c’è tanta musica del Tardo Medioevo e del Rinascimento che lavora sulla composizione in termini numerici, alla ricerca di un ordine superiore, di un principio che possa essere al di là delle cose manifestate. Filosoficamente questo aspetto mi attrae molto e fa parte del mio modo di pensare., è parte di quello che cerco nel modo di realizzare una forma.

Ci sarà molta differenza tra l’esperienza di Lacinia su disco rispetto al concerto che farai nello spazio GADA a Firenze?

Moltissima perché questa musica è scritta in astratto e di volta in volta è stata incarnata da ensemble e da musicisti diversi. In questa fase in cui sto portando il disco dal vivo da solo Lacinia è stata riadattata per chitarra elettrica ed elettronica. Nello specifico non presenterò solo Lacinia e Spiralis Aurea, ma ci saranno anche parti di improvvisazione. Porto in scena un mondo caotico con parametri che provengono dalla musica elettroacustica in cui si coinvolge lo spazio, la qualità o la possibilità di registrare un suono e manipolarlo. Dal vivo metto in scena una drammaturgia che unisce il mondo più ordinato e formalmente preciso delle mie composizioni con una tensione che va nella direzione opposta. Il mio obiettivo è quello di costruire delle sorprese, delle frizioni, delle tensioni, dei mondi inaspettati.

L’ingresso al GADA è 10 euro più tessera

Stefano Pilia – © Matilde Piazzi

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