Ci sono opere che non chiedono di essere semplicemente ascoltate, ma attraversate. Lacinia è una di queste.
Se Spiralis Aurea era un disco che tendeva all’infinito, Lacinia — termine latino che rimanda al merletto, al pizzo — è un’architettura sonora ancora più complessa e sottile, un intreccio di forme, numeri e risonanze in cui il tempo smette di essere lineare e diventa rituale, ciclico, condiviso.