“Per tifare Fiorentina ci vuole una vita felice” è questa la frase che Benedetto Ferrara ripeteva al figlio Giovanni quando gli chiedeva perché tifava Fiorentina, e lui gli spiegava che bisogna essere forti per reggere le emozioni di una squadra che ha segnato in modo indelebile la vita della sua città, nel bene e nel male.
Martedì 24 marzo in occasione dei cento anni della Fiorentina andrà in scena al cinema Teatro Amiata di Abbadia San Salvatore “Violapop Generations” scritto da Benedetto Ferrara e Leonardo Venturi.
Non è un caso che lo spettacolo torni in scena qui, infatti la Viola è andata spesso in ritiro sul Monte Amiata.
Violapop Generations è il racconto di una passione calcistica e il modo in cui questa fede è entrata a far parte della vita quotidiana, intrecciandosi con ricordi personali, tradizioni familiari e momenti collettivi.
Attraverso storie, immagini e suggestioni pop, lo spettacolo indaga come il tifo viola non sia soltanto sport, ma un linguaggio condiviso, un’emozione che unisce generazioni diverse e che continua a plasmare identità, relazioni e memorie della città.
Sul palco le parole di Benedetto Ferrara, Leonardo Venturi, Giovanni Concutelli e Giovanni Ferrara si mescoleranno con video e le canzoni di Andrea Orlandini e Alessandro Nutini della Bandabardó.
Lo spettacolo vede la scenografia di Francesca Leoni, le luci di Claudio Fornai, al mixer Stefano Patrizio. La regia è di Leonardo Venturi.

Violapop Generations: la Fiorentina come “teatro a cielo aperto”
Violapop Generations nasce nel 2015 al Teatro Puccini di Firenze – ci ha raccontato Benedetto Ferrara – abbiamo portato in teatro un modo diverso di raccontare la Fiorentina rispetto al semplice contenuto tecnico, più emozionale. Volevamo raccontare questa idea di Fiorentina come teatro a cielo aperto che si vive a Firenze. Che tu sia tifoso o no, che ti piaccia il calcio o no non puoi starne fuori. Ci ha chiamato il teatro di Abbadia San Salvatore e questo ci ha dato la forza di ritrovarci insieme, a noi si è poi aggiunto mio figlio Giovanni che studia recitazione.
Volevamo raccontare questa idea di Fiorentina come teatro a cielo aperto che si vive a Firenze, che tu sia tifoso o no, che ti piaccia il calcio o no, non puoi starne fuori
In dieci anni la Fiorentina è cambiata molto, com’è cambiato il tifo per questa squadra?
È una fede laica che resta intoccabile, ma più che il tifo in questi anni è cambiato il calcio. Oggi il calcio appartiene alle televisioni, la comunicazione è sui social. Quella passione che sentivi al chiosco degli sportivi, quel brusio si è tutto un po’ trasformato ed è cambiata anche la soglia di attenzione. Ma è inutile dare giudizi morali, a me ovviamente piaceva quando andavo a intervistare Roberto Baggio al bar Marisa, quando andavo a pranzo coi giocatori. Oggi è tutto codificato, vietato, è meno umano. Le partite di Serie A oggi non sono facili da seguire per un ragazzo giovane, sono noiose. Però la Fiorentina è la Fiorentina quindi tra padre e figlio o madre e figlia resta sempre questo legame forte attraverso il tifo.
Anche i calciatori mi sembrano molto diversi rispetto all’epoca di Baggio, cosa ne pensi?
Sono presunte rockstar, nel senso che qualcuno lo è, altri sperano o fanno finta di esserlo. Sono come delle aziende, una volta un allenatore mi disse “io devo gestire 20 aziende”, perché dietro a un calciatore c’è una famiglia, ci sono gli agenti come se fosse un attore di Hollywood. Sono prime donne anche quando non lo sono, però non c’è confronto umano e questo li tiene confinati in una bolla, non perché siano stupidi ma perché la società li obbliga a comportarsi così, hanno paura di dire quello che pensano. Il problema è che la gente mette sempre passione, dall’altra parte non sempre si risponde come si dovrebbe.
