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L’irresistibile “EncicloPia” di Maria Pia Timo va in scena a Carmignano Estate 2026

L’appuntamento, che rientra nel cartellone Carmignano Estate 2026, è per giovedì 23 luglio alle 21 in piazza Matteotti ed è ad ingresso libero, ecco la nostra intervista

Maria Pia Timo

La comicità brillante e profondamente umana di Maria Pia Timo arriva a Carmignano con “EncicloPia”, spettacolo che unisce ironia, osservazione del quotidiano e grande capacità narrativa.

Attrice e comica tra le più apprezzate del panorama italiano, Timo trasforma le piccole e grandi contraddizioni della vita in un racconto esilarante e autentico, capace di far ridere e riflettere allo stesso tempo.

Volto noto della televisione grazie a programmi come Zelig, Colorado e Bulldozer, ha lavorato anche a teatro, dove porta avanti una ricerca comica capace di unire leggerezza, osservazione sociale e grande empatia verso il pubblico.

Per il cinema ha lavorato con grandi registi italiani come Alessandro Siani, Carlo Vanzina, Pupi Avanti e Matteo Garrone che l’ha scelta nel suo “Pinocchio” nell’indimenticabile parte de La Lumaca. 

L’appuntamento, inserito nel cartellone di Carmignano Estate 2026, è per giovedì 23 luglio alle ore 21 in piazza Matteotti, con ingresso libero.

Ecco la nostra intervista a Maria Pia Timo

Ciao Maria Pia! Quando hai capito che la comicità era la tua vita?

Sono nata sapendolo, come i bambini che gli dai una matita in mano e disegnano. Mi ricordo che mia mamma mi racconta che le suore dell’asilo mi mettevano davanti agli altri bambini a recitare Biancaneve e io facevo tutte le voci. Quindi purtroppo è una capacità con la quale ho dovuto convivere da quando sono nata e che mi ha perseguitato sempre. Ho cercato in tutte le maniere di non fare l’attrice, di fare un lavoro normale che mi permettesse di fare una vita tranquilla vicino ai figli. Invece purtroppo la vita mi ha reso quasi obbligatorio fare questo lavoro che detesto.

Noi che abbiamo la fortuna di essere su un palco e di avere un microfono, dobbiamo usarlo con attenzione e con garbo, con rispetto degli altri. Un rispetto che ormai sembra sconosciuto

Ma non ci credo dai!

Sì, sì, lo odio. La cosa più bella è il rapporto con il pubblico, quello è veramente un orgasmo, un amplesso erotico. Però tutto quello che c’è prima e dopo gli spettacoli, viaggiare, spostarsi, dormire sempre in un posto diverso, non mi piace. Io non sono una giramondo, io vorrei avere sempre le ciabatte. Quindi è un lavoro di cui odio tutto, tranne proprio il momento della performance, il rapporto con il pubblico per me è veramente quella l’emozione più forte.

Quando hai capito che era proprio il tuo lavoro?

Io non ho deciso di fare l’attrice, questa cosa non l’ho mai fatta, mi è capitato. Mi è successo perché mi chiamano a fare delle cose per cui la gente venderebbe la loro mamma e io quindi cosa faccio? Non ci vado? Ci vado perché sarebbe veramente una mancanza di rispetto per chi non ha quelle possibilità. Poi è una questione di fortuna, come in tutti i lavori probabilmente. Ma forse nell’ambito dello spettacolo la fortuna la fa un po’ più da padrona, perché devi essere nel momento giusto, con la persona giusta, ci sono tutta una serie di coincidenze. Però se ti devo dire che io ho deciso di fare l’attrice, questo non è mai successo, mi sono trovata a farlo, ecco.

La tua comicità è una comicità molto umana, nel senso che parli della vita di tutti i giorni, di quello che ci capita. Oggi si parla spesso di “politically correct”, ci sono dei comici che dicono “ah, io non posso più dire quello che penso”. Ma è proprio così, oppure esiste una comicità che si avvale di offese, di battute tristi, anche violente?

Io lavoro insieme al mio autore di sempre Roberto Pozzi, che io dico sempre che per smettere di pagarlo l’ho sposato. A noi piace ritrovarci nelle cose che raccontiamo, cioè ci piace che ci sia una sorta di piccola universalità in cui tutti si possano ritrovare. Nei miei spettacoli senti cose che hai vissuto, sono racconti di famiglia. Secondo me nella comicità se è lecita la parolaccia, sempre, come è lecito il dialettismo, non è lecita la volgarità, a me non piace. Alcuni miei colleghi, anche stimabilissimi, che hanno un grosso seguito adesso, hanno il gusto per la volgarità, lo fanno più che per far ridere, per sconvolgere. Io li metto allo stesso livello della Trap. Secondo me viviamo adesso un periodo troppo violento, noi che abbiamo la fortuna di essere su un palco e di avere un microfono, dobbiamo usarlo con attenzione e con garbo, con rispetto degli altri. Un rispetto che ormai sembra sconosciuto, soprattutto in quelli che dovrebbero dare l’esempio, parlo proprio della politica in generale. Se guardiamo anche ai più grandi, a quelli che sono nella stanza dei bottoni, si è arrivati a un livello talmente basso che fa paura. Secondo me chi ha un microfono in mano non dovrebbe seguire questa “moda”, ma dovrebbe cercare di usare il rispetto, il garbo e l’educazione e non cercare argomenti o parole da utilizzare per il solo gusto di sconvolgere. È più interessante trovare qualcosa che si possa condividere, della quale si possa ridere assieme. Lo scopo principale della comicità non è quello di creare fermento, non è quello di educare, di insegnare perché chi sono io per insegnare agli altri come stare al mondo, dovrebbe essere quello di dare una bolla di serenità e di quello abbiamo bisogno adesso. Mai come in questo periodo mi capita alla fine degli spettacoli, di trovare persone che mi dicono “grazie mi hai fatto ridere, ne avevo bisogno”. Questo lavoro da “missionaria”  mi arricchisce e ne vado fiera perché penso che abbiamo bisogno di comicità come questa per stare bene.

Oltre a fare la tua attività di cabaret, di stand-up comedian, hai lavorato anche con dei grandissimi registi italiani, ne cito alcuni: Matteo Garrone, Carlo Vanzina, Pupi Avati, Alessandro Siani, Alessandro Benvenuti. C’è un ricordo particolare che ci puoi raccontare?

Chiaramente i ricordi più forti sono stati quelli legati alle troupe più prestigiose. Il Pinocchio di Matteo Garrone era un set intenzionale, sono dovuta andare due volte a Londra per il mio costume, per la mia maschera. Tutti quelli che si occupavano di me parlavano in inglese, sul set si parlavano tutte le lingue del mondo, quindi è chiaro che è stata un’esperienza fortissima. Ogni volta avevo quattro, cinque ore di trucco, ero l’ultima che andava a letto perché anche per struccarmi ci voleva tantissimo tempo. Mi incollavano sul viso la maschera della Lumaca, il personaggio che facevo. Ma forse l’esperienza più bella è stata quella con Pupi Avati, perché sono vecchi gli Avati e quindi ogni loro racconto ha un aneddoto, ha un personaggio, tu staresti delle ore ad ascoltarli. Io avevo un ruolo in una fiction televisiva che poi è stato tagliato, mi telefonò personalmente a Pupi Avati per dirmi che avevano tagliato il personaggio, e questa è una cosa meravigliosa, perché non era dovuto, poteva farmi telefonare da chiunque altro.

Cosa ci farai sentire a Carmignano nello spettacolo dell’EncicloPia? 

EncicloPia è un nome che vuol dire tutto e niente. Mi permette di fare spettacoli diversi da quelli che porto in teatro d’inverno. Le piazze estive spesso sono difficili da gestire, perché il teatro è uno spazio scenico che ti garantisce certi effetti e che richiede certi effetti perché non puoi andare a teatro a sentire delle barzellette, secondo me. All’aperto tutto questo è più complesso quindi devi avere uno spettacolo che sia un po’ più recital che ti permette anche di adeguarti al tipo di situazione che incontri. Tante volte ci può essere il rumore della macchina, il rumore dei bambini, il pubblico non è detto che sia nella posizione giusta, non sai chi hai davanti, che età hanno, cosa hanno fatto prima. E quindi è uno spettacolo che ti permette di decidere un canovaccio, poi di improvvisare, di spostare i movimenti nel tuo repertorio. Io ho un repertorio di 10 ore, pensa che l’inverno scorso ho girato con cinque spettacoli. Chiaramente lo scopo è sempre quello di far sorridere in maniera garbata ritrovandosi, questo è sempre per me fondamentale. EncicloPia nasce perché proprio come in una enciclopedia ci puoi trovare un po’ di tutto. Io ci metto un po’ di tutto e ce lo metto di mio, quindi è EncicloPia perché io mi chiamo Pia.

EncicloPia

Informazioni sull’evento:

  • Quando23 Luglio 2026
  • Dovepiazza Matteotti, Carmignano (Prato) Indicazioni
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