Gli ottant’anni della Repubblica descritti dalle parole di chi li ha vissuti diventano lo scenario personale di una storia collettiva più grande e condivisa. Raccontate da soldati, partigiani, donne e uomini che lavorano in fabbrica, migranti in Italia ed emigrati italiani negli Stati Uniti, le vicende delle persone che hanno affidato alla scrittura diaristica il loro tempo sono oggi custodite nell’Archivio Diaristico Nazionale a Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, che dal 17 al 20 settembre ospiterà la 42esima edizione del Premio Pieve dedicata all’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana.
La nuova edizione del Premio, che si vale della media partnership di InToscana e il patrocinio di RAI Toscana e Radio Rai3, è stata presentata oggi nella sede della Giunta regionale dal presidente Eugenio Giani assieme ad Albano Bragagni e Natalia Cangi, presidente e direttrice organizzativa dall’Archivio dedicato al ricordo di Saverio Tutino giornalista e scrittore morto nel 2011, che nel 1984 ebbe l’idea di creare proprio nella cittadina aretina un Archivio Diaristico Nazionale in cui accogliere le scritture autobiografiche degli italiani.
“L’Archivio di Pieve Santo Stefano è unico in Italia – ha sottolineato il presidente della Regione Eugenio Giani – un vero giacimento culturale legato al profilo ed all’essenza della Toscana della Cultura. Ricordo che ne parlammo anni fa con l’allora ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che aveva l’intenzione di farne un esempio virtuoso strettamente collegato con i progetti di rilancio a livello europeo della cultura italiana. Come Regione Toscana abbiamo cercato in questi anni di avvicinarci sempre di più alle iniziative dell’Archivio e ora che siamo parte della Fondazione stiamo pensando a nuovi progetti per poter dare sempre più spazio a questa esperienza che unisce memoria e letteratura popolare. Ogni anno arrivano nuovi contributi diaristici e questo ricorda quella bella frase del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, venendo a Civitella Val di Chiana per gli 80 anni dalla Liberazione, concluse il suo intervento ricordando che “La memoria è il futuro”.
“L’Archivio rinnova oggi – ha spiegato il presidente dell’Archivio Diaristico Albano Bragagni – i principi di Saverio Tutino, giornalista sensibile e visionario, cercando sempre di più di allargare linguaggi, strumenti e opportunità in grado di stimolare un dibattito sulla memoria, che non è una cosa polverosa ma qualcosa di vivo che ci aiuta a capire il nostro passato e anche leggere in modo diverso il futuro”.
“È quello che faremo con la Repubblica nelle Memorie – ha aggiunto la direttrice dell’Archivio Natalia Cangi – a 80 anni dal voto, che trasforma l’Italia in democrazia pensando a come questa data è rimasta incisa nella vita delle persone. Mantenerne vivo il ricordo è anche scegliere come immagine simbolo di questa edizione un volto di donna accostato a una matita copiativa, simbolica di quel momento storico. Da lì siamo partiti per costruire un programma che vede protagonisti gli scritti delle donne”.
Gli otto finalisti
Sono otto le opere finaliste candidate al premio 2026: le memorie Saturnia di Olga Ajello (1941-1942, da Addis Abeba verso la città di Pola), Pagine bianche con fiori marci all’interno di Nicolò Augelli (2025-2026, dalla provincia di Como), Lidia di Angela Coletta (1940-1945 Piccolo archivio di una giovinezza diario 1941-1949, dalla Sicilia alle file della Resistenza lombarda), Tricita di Patrizia D’Alterio (1958-2010, dalla Colombia all’Italia), Tutto vene recompenzato di Placido Priscimone (1895-1946, dalla Sicilia al fronte nord-est della Seconda guerra), la memoria-diario Una via che in principio credevo la buona di Mario Barbieri (1897-1945, dal Veneto ai due fronti bellici del Novecento), il diario Carissima bandiera di Fernanda Capece Minutolo (1946, dall’Italia post referendaria al Portogallo) e l’autobiografia Clandestino. Una vita non prevista di Nedal Cini Al Zyod (1966-2025, dalla Giordania all’Italia).
L’opera giudicata vincitrice dalla giuria nazionale sarà annunciata nella manifestazione conclusiva del 20 settembre, condotta da Guido Barbieri e Monica D’Onofrio, affiancati da Paola Roscioli e Mario Perrotta per le letture.

Il programma del Premio Pieve
Tanti gli altri appuntamenti nelle quattro giornate del Premio Pieve consacrate alla scrittura autobiografica, con numerosi ospiti: scrittori, storici, autori. Come Sara Manisera, Premio Tutino Giornalista, reporter che racconta le contraddizioni, le disuguaglianze, le ferite della storia più recente, e Lella Costa, Premio Città del diario, attrice e drammaturga che nei suoi spettacoli trasforma il palcoscenico in uno spazio di memoria condivisa.
Nello spazio Progetti e racconti si segnalano il film autobiografico Doppio sguardo. Il mondo di Spartaco Scarpellini filmato tra l’Italia e l’America, un diario filmato in 8 mm dove la vita del protagonista, italo americano nato a Boston nel 1919, dialoga idealmente con le numerose testimonianze custodite dall’Archivio Diaristico.
Tra i progetti in corso prosegue I muri parlano, ideato da Diego Dalla Ragione: un percorso urbano della memoria che, attraverso le parole dei testimoni geo localizzate in installazioni dotate di QR code, restituisce voce alla Pieve Santo Stefano distrutta nel 1944 e alla sua rinascita.
Nel programma dell’edizione 2026 del Premio Pieve anche terza edizione del premio speciale Barnaba, concorso letterario ideato per incentivare il racconto delle esperienze vissute nelle sale dei musei, promosso dal Museo Galileo di Firenze, il premio Giuseppe Bartolomei attribuito dalla Commissione di lettura a La mia America, epistolario 1970-1999 di Anna Maccari White, e il riconoscimento per il miglior manoscritto originale assegnato ex-equo dall’Archivio Diaristico a Piccolo archivio di una giovinezza diario 1941-1949 di Paola Lancellotti e Chiaroscuro, memoria 1921-1945 di Bruno Masnaga.
Le esposizioni inserite nel programma raccontano la memoria con le pagine più belle arrivate a Pieve ne “Il tesoro dell’Archivio” a cura di Cristina Cangi, mentre i diari migranti sono in mostra con “disegnami” a cura di Cristina Carraro, Fabrizia Carraro, Giovanni Cocco, Lorenzo Marcolin, Marina Marin, Maddalena Nava, Ilaria Petrussa e Fausto Tormen. Particolare attenzione è dedicata al territorio, protagonista della mostra fotografica “120 Volti e Storie intra Tevero et Arno” curata da Federico Emmi che mette l’accento sul lavoro di donne, uomini e imprese delle zone limitrofe agli argini toscani dei due fiumi ed Elette ed eletti è la mostra documentaria per una riflessione sul rapporto tra genere, cittadinanza e partecipazione politica attraverso documenti, immagini e testimonianze.