Raccontare il Medio Oriente oltre gli stereotipi, attraverso le voci, le immagini e le storie di chi lo vive: è la missione di Middle East Now, il festival organizzato dall’associazione Map of Creation che torna a Firenze dal 6 all’11 ottobre 2026.
La 17ª edizione si sviluppa principalmente tra Cinema La Compagnia e Cinema Astra, ma coinvolgerà anche altri luoghi della città con mostre, performance, talk, laboratori ed eventi dedicati al cinema, all’arte, alla musica e alla gastronomia.
Il filo conduttore di quest’anno è “Radical Movements”, un tema che guarda al movimento come spinta al cambiamento, individuale e collettivo, ma anche come esperienza migratoria, fuga, attraversamento e possibilità di immaginare un futuro diverso.
Un percorso multidisciplinare che riunisce 33 film e documentari e numerosi progetti pensati per favorire il dialogo interculturale e mettere in discussione le narrazioni più convenzionali sul Medio Oriente.
vogliamo offrire ancora una volta uno sguardo autentico, complesso e vitale sul Medio Oriente, superando i pregiudizi geografici e culturali.Portiamo a Firenze storie intime, umane e quotidiane capaci di parlare al presente
“Il cinema e le arti visive hanno il potere straordinario di scardinare i cliché e le narrazioni unidimensionali a cui siamo abituati”, dichiarano Lisa Chiari e Roberto Ruta direttori artistici di Middle East Now. “In questa diciassettesima edizione vogliamo offrire ancora una volta uno sguardo autentico, complesso e vitale sul Medio Oriente, superando i pregiudizi geografici e culturali. Il festival non è solo grande cinema, ma un percorso corale fatto di dibattiti, mostre, eventi e condivisione legata al cibo: linguaggi diversi che si intrecciano perché tutto, qui, concorre a unire e a creare connessioni. Portiamo a Firenze storie intime, umane e quotidiane capaci di parlare al presente, trasformando le sale del Cinema La Compagnia, del Cinema Astra e di tanti altri luoghi della città in spazi d’incontro e di empatia necessari”.
“Middle East Now è un festival che ha il grande merito di utilizzare la forza del cinema e dei linguaggi artistici per portarci dentro la complessità del Medio Oriente, andando oltre stereotipi e semplificazioni – dichiara Cristina Manetti assessora alla cultura della Regione Toscana – In una fase storica così difficile, creare occasioni di conoscenza, ascolto e confronto assume un valore ancora più importante. Le storie raccolte in questa edizione parlano di diritti, libertà, migrazioni, identità e resilienza e danno voce, in particolare, a tante donne che attraverso l’arte e il cinema raccontano la propria battaglia per l’autodeterminazione e per un futuro diverso. È questo uno dei compiti più profondi della cultura: avvicinarci a realtà che rischiamo di conoscere soltanto attraverso il racconto dei conflitti, restituendo invece volti, esperienze e aspirazioni. Siamo quindi particolarmente felici che Middle East Now apra anche quest’anno la 50 Giorni di Cinema in Toscana, confermando Firenze come luogo di incontro, dialogo e apertura al mondo”
“Il festival Middle East Now, che apre anche quest’anno la ’50 Giorni di Cinema a Firenze’, porta nella programmazione della Casa del Cinema della Regione Toscana, uno spaccato delle società mediorientali contemporanee. Film in anteprima, talk, eventi, mostre fotografiche e la condivisione di antiche tradizioni, come quelle legate al cibo, faranno di Firenze e della Toscana un ponte con i paesi del Medio Oriente, il cui valore culturale e sociale è particolarmente significativo in una attualità sempre più complessa e contraddittoria dove è sempre più importante sviluppare il dialogo e il reciproco rispetto tra i popoli – afferma Iacopo Di Passio, presidente di Fondazione Sistema Toscana – Per questo sosteniamo con convinzione il festival Middle East Now, che da diciassette edizioni realizza un racconto inedito, originale e dalla prospettiva delle persone comuni, dei paesi mediorientali”.

Il cinema tra Iran, Palestina, Libano e Afghanistan
A inaugurare il festival, martedì 6 ottobre, sarà A Fox Under a Pink Moon di Mehrdad Oskouei e Soraya Akhalaghi, documentario vincitore dell’ultimo IDFA che segue per cinque anni, attraverso riprese realizzate con un cellulare, una donna in fuga da un matrimonio violento.
A chiudere la manifestazione, domenica 11 ottobre, sarà invece l’anteprima mondiale di Women of Revolution di Mina Akbari, che ripercorre quarant’anni di battaglie per i diritti delle donne in Iran a partire dall’esperienza personale della regista con la polizia morale.
Ampio spazio sarà dedicato alla Palestina, raccontata anche attraverso la capacità di reagire all’occupazione con ironia e spirito comunitario. Tra i titoli Palestine Comedy Club di A. Aliabdallah, anteprima italiana di un viaggio che porta sei stand-up comedian palestinesi in tournée tra Palestina e Israele, e House of Hope di Marjolein Busstra, ambientato in una scuola della Cisgiordania che utilizza arte e non violenza per aiutare i bambini a elaborare i traumi. Gaza’s Twins, Come Back to Me di Mohammed Sawwaf racconta invece la lotta di una madre per ritrovare i due figli gemelli separati dalla guerra.
Il Libano è al centro di due opere dedicate alla memoria e alle conseguenze della guerra: The Silence of the Plain di Zeina Sfeir, storia personale di una crescita segnata dalla paura e dalla mancata elaborazione del lutto, e Souraya Mon Amour di Nicolas Khoury, riflessione su amore, perdita e memoria legata al regista Maroun Baghdadi.
Il programma attraversa poi Egitto, Iraq, Siria e Afghanistan. Dall’Egitto arriva The Stories di Abu Bakr Shawky, candidato agli Oscar, un affresco di vent’anni di storia egiziana costruito attorno alla musica e all’amicizia. Dall’Iraq Flana di Zahraa Ghandour affronta il dramma delle bambine abbandonate e maltrattate perché considerate indesiderate. One in a Million, premiato al Sundance, segue il viaggio di una ragazza dalla Siria alla Germania e ritorno, mentre dall’Afghanistan arriva Writing Hawa di Najiba Noori e Rasul Noori, dedicato a una donna che impara a leggere e scrivere a quarant’anni e vede i propri sogni messi nuovamente in discussione dal ritorno dei talebani.

Dallo schermo alla città: mostre, teatro, incontri e talk
Dal 9 al 31 ottobre, alla Street Levels Gallery, la mostra What Moves Us, curata da Roï Saade, riunisce le fotografie di Erdem Varol, Skander Khlif ed Ebrahim Bahaa-Eldin, esplorando identità e appartenenza attraverso paesaggi urbani e rurali di Turchia, Tunisia ed Egitto.
La satira politica è invece protagonista della mostra Revolution, Intermission del fumettista sudanese Khaled Albahi, artista in esilio che attraverso le vignette ripercorre i cicli di rivoluzione e controrivoluzione del mondo arabo e africano degli ultimi vent’anni.
Tra gli appuntamenti dal vivo spicca “Come Back Home”, performance teatrale del regista e attore palestinese Fadi Murad, in programma domenica 11 ottobre al Cinema La Compagnia: una riflessione sul ritorno, lo sradicamento e l’identità.
Il cibo diventa invece occasione di incontro con “I Dolci dell’Amore”, laboratorio in programma domenica 11 ottobre alla Scuola d’Arte Culinaria Cordon Bleu, che mette a confronto le tradizioni palestinesi e marocchine attraverso l’esperienza delle chef Fidaa I. A. Abuhamdiya e Samira Driouich.
Al centro del festival anche un calendario di incontri e tavole rotonde con giornalisti, registi ed esperti. Tra gli appuntamenti “Radicali, estremi, messianici e l’un contro l’altro armati”, sabato 10 ottobre, dedicato ai rapporti tra Israele e Iran, e il talk di domenica 11 ottobre “Gen Z: il motore del movimento radicale”, dedicato alle nuove generazioni e alle forme contemporanee di mobilitazione e protesta.
Sabato 10 ottobre sarà inoltre la giornata di “Festival Experiences – Oltre il Cinema!”, con tre appuntamenti diffusi in città: il laboratorio di lingua “Parla Palestinese in 3 ore!”, la passeggiata interculturale “Trame urbane e sguardi incrociati” nel quartiere di via Palazzuolo e la serata “Siria Pop-Up” allo Spazio Atallier, tra musica araba, immagini, backgammon e un laboratorio di ceramica.
