L’Agenzia regionale di sanità della Toscana è al lavoro per la revisione della Piramide alimentare toscana, lo strumento che dal 2013 promuove abitudini salutari valorizzando i prodotti e le tradizioni culinarie regionali.
La Toscana dispone di un patrimonio agroalimentare ricco e di qualità. Accanto all’origine e alla stagionalità dei prodotti, la piramide considera le loro caratteristiche nutrizionali e il contributo di ciascun alimento a una dieta salutare. u queste basi vengono definiti il posizionamento degli alimenti nella Piramide e le frequenze di consumo consigliate, per aiutare i cittadini a coniugare tradizione e salute nelle proprie scelte quotidiane.
“La piramide alimentare è un vademecum chiaro ed efficace che si propone di dare suggerimenti concreti ai cittadini quando sono a tavola, oltre a valorizzare le produzioni della nostra terra, le filiere corte e i prodotti di stagione”, ha spiegato il pesidente della Regione Eugenio Giani. “Ars ci offre anche spunti ed analisi interessanti su come i toscani mangiano e dunque sulle buone pratiche da sostenere e le cattive abitudini eventualmente da contrastare e prevenire”.
Come mangiano i toscani
I dati Istat analizzati dall’Ars descrivono le abitudini alimentari della popolazione toscana dai tre anni di età in su e ne mostrano l’evoluzione nel tempo. Pane, pasta e riso continuano a occupare un posto centrale: nel 2024 il 76,8% dei toscani dichiara di consumarli almeno una volta al giorno. I legumi, protagonisti di numerose ricette regionali, sono consumati qualche volta alla settimana dal 50,9% della popolazione, rispetto al 46,2% del 2006.
Le carni bianche compaiono almeno qualche volta alla settimana nell’alimentazione dell’84,9% dei toscani, mentre il 53,2% dichiara di consumare pesce con questa frequenza. Per la carne bovina, la quota è scesa invece dal 72,5% del 2006 al 55,7% del 2024.
Anche frutta e verdura fanno parte dell’alimentazione quotidiana: nel 2024 il 67,3% dei toscani ne dichiara una o due porzioni al giorno e il 3,5% almeno cinque. Il 36,5% riferisce inoltre di aver ridotto nel tempo il consumo di sale.
Cambiare la Piramide
Nella versione del 2013, la Piramide alimentare è articolata in sei livelli e comprende 70 prodotti alimentari, 65 dei quali appartenenti alla tradizione toscana. La revisione punta ad aggiornare il tutto sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche e delle raccomandazioni nazionali e internazionali. A tal proposito un gruppo di lavoro tecnico-scientifico si occuperà di apportare le modifiche.
“La revisione della Pat è un’occasione per aggiornare uno strumento che mette in relazione l’evoluzione delle conoscenze scientifiche sulla nutrizione con la tradizione agroalimentare della nostra regione – afferma Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di epidemiologia dell’ARS e responsabile del progetto –. Vogliamo offrire ai cittadini indicazioni chiare e concrete per le scelte quotidiane, aiutandoli a comprendere non solo quali alimenti scegliere, ma anche con quale frequenza consumarli”.
Il gruppo di lavoro tecnico-scientifico
A oltre dieci anni dalla precedente versione, la revisione punta ad aggiornare le indicazioni della piramide alimentare sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche, conservandone la riconoscibilità e il legame con il territorio.
Il lavoro è affidato a un tavolo tecnico-scientifico regionale, coordinato dall’Agenzia regionale di sanità e costituito con decreto del Commissario Ars. Il tavolo ridefinirà la collocazione degli alimenti nella piramide e le relative frequenze di consumo consigliate, tenendo conto delle caratteristiche nutrizionali dei prodotti e del loro rapporto con la salute.
Il team di lavoro riunisce competenze in epidemiologia, nutrizione, medicina, scienze agrarie e tecnologie alimentari. Ne fanno parte rappresentanti dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana, della Regione Toscana – Direzione Sanità, Welfare e Coesione sociale, delle Università degli studi di Firenze, Pisa e Siena, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete oncologica (Ispro) e dell’Accademia dei Georgofili.