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Artemisia Gentileschi a Firenze: una mostra sugli anni della rinascita della grande pittrice

Fino al 4 aprile 2027 il Museo degli Innocenti di Firenze ospita per la prima volta una mostra dedicata al periodo fiorentino di Artemisia Gentileschi. Oltre 50 opere, provenienti da più di 40 musei, fondazioni e collezioni italiane e internazionali, raccontano la stagione in cui la pittrice si lasciò alle spalle Roma e il processo per stupro

Artemisia Gentileschi arrivò a Firenze nel 1613, poco più che ventenne, lasciandosi alle spalle Roma, un matrimonio e un processo per stupro che aveva esposto la sua vita allo sguardo pubblico.

Nella città dei Medici Artemisia Gentileschi non arrivò soltanto con il peso di una vicenda personale dolorosa: portò con sé il talento di una pittrice già affermata, la lezione della pittura di Caravaggio e la capacità di trasformare la propria esperienza in immagini tese e potenti.

È qui che la sua storia artistica conobbe una svolta. Artemisia entrò in contatto con la corte medicea, incontrò pittori, intellettuali e committenti e ricevette incarichi prestigiosi.

Nel 1616 venne ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, tra le prime donne nella storia a entrare nella prestigiosa istituzione fiorentina. Un traguardo che racconta bene la posizione che la giovane artista era riuscita a conquistare in un mondo professionale quasi interamente dominato dagli uomini.

A questo capitolo fondamentale della sua vita è dedicata la mostra “Artemisia Gentileschi a Firenze”, in programma al Museo degli Innocenti fino al 4 aprile 2027.

Curata da Cristina Acidini, Sandro Bellesi e Costantino D’Orazio, l’esposizione riunisce oltre cinquanta opere e più di quaranta prestatori tra musei, fondazioni e prestigiose collezioni italiane e internazionali.

Santa Cecilia suona la spinetta e un angelo

Artemisia e le commissioni fiorentine

La Firenze che Artemisia incontra è una città colta, raffinata e competitiva, animata dalla corte di Cosimo II de’ Medici, di Cristina di Lorena e di Maria Maddalena d’Austria.

In questo ambiente la pittrice riesce rapidamente a inserirsi, confrontandosi con alcuni degli artisti più importanti del tempo e misurandosi con una committenza di alto livello.

Nel 1615 alcune sue opere sono destinate alla villa medicea di Artimino. Nello stesso periodo Michelangelo Buonarroti il Giovane la coinvolge nella decorazione di Casa Buonarroti, dove Artemisia è l’unica donna chiamata a partecipare a una grande impresa collettiva accanto ad alcuni dei maggiori pittori fiorentini.

Per lui realizza l’Allegoria dell’Inclinazione, dipinta tra il 1615 e il 1616, immagine della vocazione e della forza che orienta una persona verso ciò per cui è nata.

Un anno dopo arriva l’ingresso nell’Accademia delle Arti del Disegno: un riconoscimento che sancisce non soltanto il valore della sua pittura, ma anche la sua crescente autonomia professionale.

Giovanetti

Le opere più importanti

Susanna, Giuditta, Maddalena, Cleopatra, Caterina sono le protagoniste delle tele di Artemisia: figure attraversate dalla tensione, dalla sofferenza, dal desiderio e dalla determinazione. 

Le donne della storia sacra e del mito hanno corpi, gesti e sguardi che chiedono di essere osservati da vicino.

Tra le presenze più attese della mostra c’è il celebre Ragazzo che monda un frutto, nella cosiddetta versione Dickinson, uno dei primi dipinti realizzati a Roma da Caravaggio e al centro di una lunga e affascinante vicenda attributiva. L’opera, eseguita probabilmente a metà degli anni Novanta del Cinquecento, è tornata alla luce nel 1996, quando fu presentata all’asta da Phillips a Londra come semplice lavoro di bottega e riconosciuta dallo storico dell’arte John T. Spike come possibile originale autografo del Merisi. La tela è ancora oggi al centro di un vivace dibattito critico, alimentato dall’esistenza di numerose versioni.

Il confronto con Caravaggio attraversa anche uno dei dipinti più preziosi dell’esposizione: una raramente visibile Giuditta con l’ancella, realizzata da Artemisia intorno al 1610-1620. Attribuita a Caravaggio nel catalogo della Collezione Corsini del 1880, l’opera è stata successivamente riconosciuta come lavoro di Artemisia grazie agli studi di Roberto Longhi.

Susanna e i vecchioni

Informazioni sull’evento:

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