Al Teatro del Maggio di Firenze torna in scena, dal 22 febbraio al 3 marzo, uno dei più celebri dittici operistici ‘Pagliacci’ e ‘Cavalleria rusticana’ di Leoncavallo e Mascagni. Sul podio di Orchestra, Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Riccardo Frizza. Il maestro del Coro è Lorenzo Fratini, la maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci. La regia è di Robert Carsen che con Peter van Praet cura anche le luci.
“È sempre un grande piacere tornare qui al Maggio e farlo con altri due capolavori come Pagliacci e Cavalleria” ha detto Frizza, che torna sul podio del Maggio dopo il successo dello spettacolo Delirio insieme a Jessica Pratt del settembre 2024 e dopo la messinscena de L’amico Fritz di Pietro Mascagni del marzo del 2022. “È inoltre un privilegio – aggiunge – affrontare questi spettacoli insieme a Carsen, di cui apprezzo molto le idee e la sua concezione ‘meta-teatrale’ dello spettacolo. Sono altrettanto felice di dirigere per la prima volta nel corso della mia carriera Pagliacci e, per quello che riguarda la mia visione delle due opere, cercherò di interpretarle rispettando in modo preciso la partitura e andando incontro per quanto possibile alle esigenze dei cantanti”.
Tra gli interpreti nei Pagliacci ci sono Corinne Winters (Nedda), Brian Jagde (Canio), Roman Burdenko (Tonio) Lorenzo Martelli (Peppe) e Hae Kang (Silvio). In Cavalleria rusticana Luciano Ganci (Turiddu) e Martina Belli (Santuzza), Manuela Custer (Lucia), Roman Burdenko (Alfio) e Janetka Hoşco (Lola).

L’allestimento di Carsen al Maggio
Carsen propone a Firenze uno dei suoi allestimenti più acclamati, andato in scena alla Dutch national Opera di Amsterdam nel settembre 2019. Nella sua visione dello spettacolo, Carsen – di nuovo al Maggio dopo aver curato la regia de Il ritorno di Ulisse in patria nel giugno del 2022 che si aggiudicò il premio Abbiati come miglior spettacolo dell’anno – si discosta da una semplice ricostruzione puramente storica delle opere: la sua visione si concentra sul concetto del ‘teatro nel teatro’, mettendo in relazione in modo radicale e suggestivo la finzione scenica e la dimensione reale dello spettacolo.
In questa lettura i confini tra personaggi, interpreti e pubblico si assottigliano, creando un’esperienza meta-teatrale che solleva domande profonde sul rapporto tra arte, vita e identità scenica. Carsen si confronta con le due opere anche attraverso un linguaggio dal forte impatto visivo: invece che ancorare le vicende dei personaggi in un’ambientazione di riferimento geografico o cronologico, il suo progetto drammaturgico è un’indagine scenica sul teatro stesso, sulla relazione tra attore e ruolo, e sul confine labile tra finzione e realtà.
“Da ragazzo – ha spiegato il regista – i miei genitori mi portarono a teatro per assistere a uno spettacolo di Luigi Pirandello, Così è (se vi pare). La sorprendente rivelazione finale dell’opera fu per me una vera e propria epifania. Quell’incontro precoce influenzò profondamente il mio lavoro di regista, in particolare il concetto della ‘quarta parete’, capace al tempo stesso di separare e di mettere in relazione platea e palcoscenico. Nel riflettere sulla regia di queste due opere mi è apparso chiaro che invertendo l’ordine tradizionale di esecuzione, la sfida insita nel prologo dei Pagliacci potesse estendersi anche a Cavalleria rusticana”.