Ha firmato e interpretato musiche per il cinema e il teatro collaborando con artiste del calibro della compositrice giapponese Yoko Kanno (per le animazioni Ghost in the Shell e Cowboy Bebop) e Marianne Faithfull (per la colonna sonora del film The Girl from Nagasaki) e partecipato a produzioni televisive come Propaganda Live.
Dopo anni di progetti condivisi la cantautrice napoletana Ilaria Graziano si è dedicata al suo progetto solista pubblicando “Rive” un disco che segna un momento di rinascita artistica.
Si tratta di un lavoro intimo e fluido, composto da nove brani, un viaggio tra radici e futuro, tra italiano e napoletano, tra sonorità acustiche ed elettroniche, che unisce paesaggi interiori e memorie.
Ilaria Graziano sarà in concerto a Firenze venerdì 6 marzo alle 21.30 al circolo Il Progresso – Casa del Popolo. Sul palco con lei Simone De Filippis.
Ecco la nostra intervista a Ilaria Graziano
Ciao Ilaria, quando ho letto la tua biografia sono rimasta a bocca aperta, ma partiamo dall’inizio, come nasce il tuo amore per la musica?
Credo sia una cosa un po’ genetica, perché comunque vengo da una famiglia di appassionati di musica, mia nonna era una cantante lirica, mio padre un grande amante della musica, quindi fin da piccola ho subito capito che poteva essere un modo per me molto efficace per poter comunicare cose che magari a parole non avrei potuto.

Come sono arrivate le collaborazioni prestigiose con Yoko Kanno e Marianne Faithfull?
C’è stato un momento in cui Yoko Kanno cercava una voce italiana per le sue conne sonore. Quell’anno avevo fatto Roxy Bar e qualcuno mi ha intercettat, poi negli anni abbiamo lavorato tanto insieme. Sono stata proprio l’anno scorso a Yokohama a fare un live con lei e la sua orchestra i Seatbelts, la nostra è diventata una collaborazione di lunga data. Un po’ la stessa cosa è successa con Marianne Faithfull, il regista Michel Comte al suo primo lungometraggio cercava appunto una voce per la sua colonna sonora. Gli è arrivato il mio nome e ci siamo incontrati. Durante l’incontro lui mi diceva ‘che bello ti farò duettare con Marianne Faithfull’ ma io non ci credevo.
Ho un rapporto particolare con la musica nel senso che per me è un lavoro, però cerco sempre di trovare un equilibrio nella mia vita. Non voglio sentirmi costretta a farla
Ho letto che “Rive” il tuo ultimo lavoro, è un disco di rinascita dopo un periodo di pausa. Com’è tornata la voglia di fare musica?
Prendersi una pausa è un atto d’amore nei confronti della musica per quanto mi riguarda. Io ho un rapporto particolare con la musica nel senso che per me è un lavoro, però cerco sempre di trovare un equilibrio nella mia vita. Non voglio sentirmi costretta a farla perché mi fa soffrire il cadere in un automatismo, per me è molto importante essere coerente con il mio momento e a volte la coerenza vuol dire anche stare in silenzio.
Quindi c’è stato un momento in cui ho cambiato proprio gli equilibri, mi sono trasferita in campagna, mi sono appassionata alla natura, ho ripreso anche a dipingere, una cosa che mi viene sempre in soccorso quando non ho più le parole per raccontare, per comunicare. Poi è capitato semplicemente che Gnut, un mio caro amico con cui abbiamo già collaborato insieme, mi ha chiesto di aiutarlo sia nel suo disco che poi nei live. Quindi ho ricominciato a registrare con Claudio e poi ad andare in tour con lui. Questa vicinanza molto serena con un artista così genuino mi ha semplicemente riacceso la scintilla. Ho cominciato a vedere tutto quello che avevo raccolto durante il momento di pausa e di conseguenza mi è arrivato anche il desiderio di esprimerlo, comunicarlo.
Negli ultimi anni Napoli ci ha regalato tanta tanta bella musica di tanti generi diversi fra l’altro. Però ecco la tua, fra virgolette “napoletanità” viene fuori solo in due canzoni “Fuje” e “Spirito d’o viento“, per il resto sembra un disco che potrebbe aver fatto una cantante inglese
Credo che il disco racconti tutto il mio percorso, nel senso che sono mancata da Napoli per tanti anni, ho lavorato tantissimo all’estero. Devo dire che ho sempre vissuto la lingua come la possibilità di avere uno strumento diverso nella voce, quindi non sono mai stata molto attaccata alla mia lingua originale sia l’italiano che il napoletano. Fino a quando poi è successo che mi sono ritrovata invece a voler riscoprire le mie radici, a sentire questa necessità anche di appartenenza a un’origine, piuttosto che sentirmi cittadina del mondo. Quindi tutto il mio trascorso musicale si è riversa nel disco. Per le due canzoni in napoletano non c’è stata una volontà o una decisione a tavolino, sono nate in modo molto naturale stando a contatto con Gnut, che è un artista napoletano come me.
Una cosa che mi è piaciuta molto è che nelle tue canzoni dai dei piccoli consigli che io mi sono appuntata. Per esempio in “Cuore” dici che l’amore non uccide, uccidono le paure. Oppure in “Il veleno e la cura” dici che dove c’è il veleno c’è anche la cura. Quanto c’è di autobiografico in queste parole?
Tutto, nel senso che tutti i brani esprimono quelle che sono le mie riflessioni e che sono anche le cose che mi sono trovata ad affrontare e a verificare sulla mia pelle. Per me è qualcosa di importante, cioè se la paura è in contatto con la nostra intuizione, è una nostra amica, una compagna che ci preserva, ci aiuta a non cadere nei pericoli. Nel momento in cui diventa la guida delle nostre scelte e non siamo connessi con noi stessi, la paura prende il sopravvento, ci uccide metaforicamente nel senso che comunque ci impedisce di vivere la vita, di fare le scelte giuste, di lasciarci andare e godere dei momenti.
Invece “Il veleno e la cura” esprime proprio il mio momento di conoscenza della natura, dell’entrare in un rapporto diverso di osservazione sia di me che della natura. La natura è maestra in tante cose e insegna che in questo apparente caos c’è sempre qualcosa che dà equilibrio. Se c’è una pianta velenosa a fianco troverai la pianta che ti propone l’antidoto. Tutto questo discorso però riguarda anche un’altra riflessione sull’energia invisibile che tiene insieme gli opposti. Questo movimento è circolare, mi sono divertita a osservarlo, a vedere quante cose potessero rappresentare quel movimento. Se tu ci pensi anche a livello proprio cellulare, i pianeti, gli atomi, hanno tutti questo movimento a spirale e quello che c’è nella geometria di una foglia lo ritroviamo dentro di noi, nella nostra struttura. Il brano abbraccia anche un aspetto se vogliamo metafisico.
Sei impegnata in mille progetti, teatro, cinema, adesso questo album solista, cosa ti aspetta nel futuro, a cosa stai lavorando?
Cerco di godermi questo momento, soprattutto adesso che ricominceranno i live, sono molto contenta di poter portare in giro “Rive” con Simone De Filippis. Non so se uscirà un altro disco, se mi dedicherò a cantare. Con la musica non faccio programmi perché come ti dicevo non è vantaggioso.
Ilaria Graziano in tour
6 marzo, Firenze, Casa del Popolo Il Progresso
8 marzo, Napoli, palazzo dello Spagnolo
10 aprile, Fernandina (MT), Linea Gotica
6 maggio, Milano, The Tune
8 maggio, Calcinato (BS), Pota Live
15 maggio, Heidelberg (DE), Volare E.V. Festival
22 maggio, Castelvetro di Modena, Ca’ Berti
23 maggio, Bologna, Efesto
26 giugno, Rivoli (TO)
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