Martedì 3 febbraio il Teatro di Rifredi festeggia i quarant’anni dalla riapertura con la prima nazionale de “I coniugi Ubu” di Angelo Savelli.
Il teatro fiorentino dalla stagione 2025/2026 ha assunto la nuova denominazione di Rifredi Scena Aperta sotto la direzione artistica di Stefano Massini.
“Quarant’anni di Rifredi sono un patrimonio culturale e civile per Firenze e per tutta la Toscana”, sottolinea l’assessora alla cultura Cristina Manetti, che esprime “i più sentiti auguri a una realtà teatrale che ha saputo essere nel tempo luogo di sperimentazione, partecipazione e apertura al pubblico. Questo anniversario non è solo una ricorrenza, ma il segno di una storia viva, capace di rinnovarsi e di guardare al futuro, continuando a essere uno spazio fondamentale di incontro tra arte, pensiero e comunità”.
Protagonisti in scena: Giulia Weber, Massimo Grigò, in scena con Cosma Barbafiera, Olmo De Martino, Fabio Magnani, Samuele Picchi, Sebastiano Spada, Elisa Vitiello.
Le scene sono di Federico Biancalani, il disegno luci è di Samuele Batistoni, i costumi sono di Elena Bianchini, le musiche sono di Federico Ciompi.

I coniugi Ubu: profezia della dittatura
I coniugi Ubu è liberamente tratto dalle opere di Alfred Jarry e lo omaggia come anticipatore del dadaismo, del surrealismo e del futurismo, ma soprattutto come profeta politico.
Ho voluto costruire una visione dolce-amara. Da un lato c’è l’analisi seria di chi detiene il potere oggi, dall’altro la versione comica e grottesca di quella stessa smania di comando
Angelo Savelli vede nel re Ubu, oltre alla sua dimensione comica, una premonizione dei dittatori del XX secolo e una denuncia della disumana “anarchia del potere”.
Protagonina della pièce è la coppia dei coniugi Ubu trasportati dal loro contesto originario a una dimensione domestica e inquietantemente familiare: quella di due borghesi in vestaglia e pantofole.
Davanti a una televisione, simbolo del desiderio di apparire e di un’ambizione mediocre, i protagonisti si lanciano in un’avventura disastrosa, che li porterà a sognare la tirannia per poi tornare, immancabilmente, alla loro piccola routine quotidiana.
“Ho voluto costruire una visione dolce-amara – spiega il regista Angelo Savelli. -Da un lato c’è l’analisi seria di chi detiene il potere oggi, dall’altro la versione comica e grottesca di quella stessa smania di comando. Come diceva Pasolini, il potere è anarchico perché non ha regole, e la democrazia stessa può diventare il veicolo perfetto per i nuovi tiranni”.
