Dal kraut-rock all’elettronica più rarefatta, i Bitchin Bajas trio psichedelico di Chicago, hanno costruito negli anni un linguaggio musicale ipnotico e in continua evoluzione.
Nati come side project di Cooper Crain chitarrista dei Cave e diventati nel tempo una delle realtà più affascinanti della sperimentazione contemporanea, i Bitchin Bajas continuano a muoversi tra texture elettroniche, suggestioni cosmiche e improvvisazione.
C’è una linea sottile tra controllo e abbandono che band attraversa da sempre, nel nuovo disco Inland See, quella linea si fa ancora più fragile: meno struttura, meno intervento, più spazio all’errore e all’evoluzione naturale del suono.
Con Inland See, il collettivo di Chicago spinge ancora più in là la propria ricerca, abbracciando l’imperfezione e lasciando che le composizioni respirino in una dimensione più libera, oscura e organica.
Venerdì 10 aprile il tour italiano dei Bitchin Bajas farà tappa alla Sala Vanni di Firenze all’interno della rassegna “Disconnect Code” a cura di Musicus Concentus.
Ecco la nostra intervista a Cooper Crain
Ciao Cooper! Il progetto dei Bitchin Bajas è nato come un’iniziativa parallela, ma col tempo ha sviluppato un’identità ben definita: quando hai capito che i Bitchin erano più di un semplice “spin-off” dei Cave?
Non è mai stato un progetto parallelo, sono solo i giornalisti a dirlo; per me era un modo per creare in uno spazio diverso. Ha finito per occupare più tempo perché i Cave non sono attivi da sette anni.
Nel tuo lavoro c’è sempre una tensione tra struttura e deriva, tra forma e flusso. Quanto del tuo sound è pianificato e quanto nasce dall’improvvisazione?
Direi 50/50.
Con l’arrivo di Dan Quinlivan e poi di Rob Frye, il progetto si è notevolmente ampliato in termini di timbro: in che modo la dimensione collettiva ha trasformato il tuo approccio alla composizione?
Non sono più solo io a sovraincidere e sovrapporre tutto da solo, adesso ci sono tre persone che apportano idee e creatività. È sempre stato questo l’obiettivo e la piena realizzazione ha preso vita con l’aggiunta di entrambi.
In Inland See, hai scelto di non intervenire in post-produzione, lasciando le imperfezioni al loro posto: è stata una scelta estetica o etica, o una necessità dettata dal momento?
È stato quasi l’opposto di come abbiamo realizzato Bajascillators. Durante il tour abbiamo scritto gran parte del materiale, quindi è stato sviluppato come una performance dal vivo più che come nei dischi precedenti.
Rispetto ai Bajascillators, questo nuovo lavoro sembra più cupo e meno “rifinito”: cosa vi interessava esplorare dal punto di vista emotivo e sonoro?
Incorporiamo sempre emozioni e sensazioni nella nostra musica. Rispetto a prima, è diverso, ma tutti i dischi dovrebbero essere un po’ diversi.
Il vostro sound continua a confrontarsi con il krautrock, il minimalismo e la musica elettronica contemporanea: quali influenze – comprese quelle non musicali – stanno attualmente entrando nel vostro processo creativo?
Questa è la musica che viene fuori quando noi tre ci riuniamo e suoniamo. Siamo tutti ispirati da molte cose nella vita, in modi diversi. Quando tutto questo si fonde, ecco cosa rende i Bitchin Bajas ciò che sono.
I concerti dei Bitchin Bajas in Italia
8 aprile – Roma @ Chiesa Evangelica Metodista (Flaming Creatures)
9 aprile – Corciano (Perugia) @ Teatro della Filarmonica (HB DeMu) — Ingresso gratuito
10 aprile – Firenze @ Sala Vanni
11 aprile – Udine @ FORMA Free Music Impulse XVI
12 aprile – Milano @ Spazio Teatro 89