Cultura/

Raccontare il cancro sul palco, al Teatro Cantiere Florida “Dedicato” di Ermelinda Nasuto e Francesco Alberici

Venerdì 23 gennaio al Teatro Cantiere Florida il viaggio nella malattia di Ermelinda Nasuto con la regia del due volte premio Ubu Francesco Alberici

Dedicato ph. M. Caprilli

Quando la realtà entra di prepotenza nel teatro crea piccoli capolavori come “Dedicato” lo spettacolo firmato da Ermelinda Nasuto e il regista due volte premio Ubu Francesco Alberici che racconta l’esperienza del cancro al seno vissuta dall’attrice in prima persona. 

Al centro del lavoro – in cui Nasuto divide il palco con Olga Durano, non c’è la ricostruzione clinica della malattia, bensì il modo in cui essa occupa progressivamente lo spazio mentale e quotidiano, alterando il rapporto con il lavoro, le relazioni, il corpo.

“Dedicato” è una passeggiata dolce, l’istantanea di un momento in cui il quotidiano cambia, un percorso autobiografico e personalissimo che l’artista sceglie di condividere col pubblico.

Lo spettacolo andrà in scena venerdì 23 gennaio ore 21.00 al Teatro Cantiere Florida di Firenze.

Dedicato ph. M. Caprilli

Questa è la nostra intervista a Ermelinda Nasuto

Ciao Ermelinda, in scena sarai accompagnata da un’altra attrice Olga Durano, quindi non sarà un monologo quello che vedremo al Teatro Cantiere Florida?

No, il testo è stato scritto a quattro mani con Francesco Alberici e da subito non è nato come uno spettacolo in cui potessi stare da sola. Quando ho proposto a Francesco di lavorare a questa storia lui mi ha detto che gli sarebbe piaciuto che in scena ci fosse un mio alter ego, un doppio. Per me doveva essere un’attrice più grande di me di almeno trent’anni, questo succedeva un anno fa quando abbiamo iniziato a parlare di questo progetto che ancora non sapevamo cosa sarebbe diventato. Io avevo questa immagine di un’attrice molto più grande di me.

ci sono cose che sono più forti e più grandi di noi, nel bene e nel male. Trovare il senso di quello che accade sfugge totalmente al nostro controllo

Forse era un modo per proiettarsi, immaginarsi nel futuro

Sicuramente sì perché un anno fa ero ancora nel pieno delle cure e non sapevo come sarebbe andata avanti, cosa ne sarebbe stato di me. Avevo questo bisogno di visualizzare in materia plastica una probabile, possibile versione di me nel futuro. 

Quando si parla del cancro si usano spesso termini come “guerra”, “lotta”, “battaglia”. Posto il fatto che ognuno parla della sua malattia come vuole, mi sembra una narrazione un po’ limitante di una situazione che invece è molto più complessa, cosa ne pensi?

Sorrido perché fai una domanda che riguarda proprio uno dei pezzi dello spettacolo al quale siamo più legati. Una delle prime cose che ho voluto raccontare a Francesco è stata proprio questa sensazione di disagio quando qualcuno parlava della mia “lotta”, perché per me non è mai stata una lotta. La sensazione forte è quella di una cosa che non dipende da te o dalle tue forze. Tante volte ti dicono “Mi raccomando coraggio perché dipende tutto da te”. In realtà non è vero, non è assolutamente vero e questa cosa ti mette addosso angoscia, pressione. Cioè non solo ti sei ammalata e ti devi curare, ma devi anche fare un ulteriore sforzo perché “dipende da te”. Ci sono dei dati imponderabili, non so perché mi sono ammalata io invece di un’altra persona. Il senso di colpa è una delle prime cose che mi è arrivata, ho pensato di essermi ammalata perché avevo sbagliato qualcosa, ma non è così.

Non si può associare la “colpa” alla malattia, questo è un concetto che molti non capiscono, vale per qualsiasi malattia 

Non esiste razionalmente, ma probabilmente per un brodo culturale in cui siamo immersi è uno dei primi sentimenti che mi è arrivato, subito dopo la diagnosi. La lotta, la guerra per me era un referente metaforico che proprio non mi corrispondeva. Anche quando mi dicevano “sei brava, sei combattiva” a me non piaceva perché ci sono cose che sono più forti e più grandi di noi, nel bene e nel male. Trovare il senso di quello che accade sfugge totalmente al nostro controllo. Ed è una cosa che non riguarda solo la malattia, riguarda tutti noi esseri umani nei confronti di quello che accade nelle nostre vite. Sta a noi valutare man mano, quanto dipende da noi e quanto invece dobbiamo accettare. Ci sono cose che sfuggono al nostro controllo e al nostro potere.

Una cosa di cui non si parla mai è anche la paura, un sentimento che spesso viene minimizzato o evitato. Di fronte alla malattia si ha tutti paura ed è una paura legittima

Sembra che tu abbia letto il testo dello spettacolo, la paura come dici te è una cosa di cui si parla poco, anche tra persone vicine. È un tabù chiedere a chi si ama se ha paura di morire. Però la paura c’è, e anche paure più piccole, come quella che il quotidiano sia sconvolto.  La malattia ti cambia le giornate, sovverte un ordine. Un altro punto importante per me è stato il desiderio di raccontare una cosa mentre stava succedendo, senza distanza e farlo con altre persone. Per me è stato importante essere guidata da un occhio esterno, la regia di Francesco Alberici. Avevo bisogno di un supporto per raccontare, non potevo farlo da sola, inoltre volevo interrogare il teatro e le sue potenzialità nel raccontare una storia in presa diretta. 

Dedicato ph. M. Caprilli

Informazioni sull’evento:

Tutti gli eventi nel calendario di
I più popolari su intoscana
intoscana
Privacy Overview

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.