Parata di vip ieri sera a Firenze per l’inaugurazione dell’88esimo Festival del Maggio musicale fiorentino che si è aperto con “The death of Klinghoffer”, un’opera contemporanea del musicista americano John Adams, premio Pulitzer nel 2002, che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica (repliche il 22 e 26 aprile), con la regia di Luca Guadagnino.
Dalle istituzioni ai vip della musica
Presenti le istituzioni con il presidente della Regione Eugenio Giani e la sindaca Sara Funaro, ma anche membri della politica con Matteo Renzi con la moglie Agnese, Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi con il compagno. Tra le rappresentanze straniere Daniela Ballard (console generale Usa), Guillaime Rousson (console generale di Francia), Huang Xinhua e Guan Zhongqi (consolato generale della Repubblica Popolare cinese a Firenze).
La musica aveva i direttori d’orchestra Zubin Metha, Alexander Soddy e Marco Angius e i compositori Giorgio Battistelli e Nicola Piovani. In sala anche i big del pop, sia italiano che internazionale, con Jovanotti accompagnato da moglie e figlia e il cantante inglese Damon Albarn, frontman dei Blur. “Sono stato invitato da Guadagnino – ha detto Jovanotti – so che è importante e bellissima. Non frequento molto i teatri con la musica delle grandi orchestre, è una esperienza nuova”. Per il mondo della moda è arrivato Jonathan William Anderson, uno dei più talentuosi designer contemporanei, oggi alla guida della maison Dior. Invitato anche lui da Guadagnino, con cui ha collaborato in varie occasioni; ha detto che questa è la seconda opera cui assiste.

Guadagnino commosso sul palco
L’opera è stata un successo accolto con tredici minuti di applausi, e molti “Bravi, bravi!”. Tanta commozione per il regista Luca Guadagnino che sul palco, a sipario chiuso, ha abbracciato Alice Goodman, la poetessa che ha firmato il libretto dell’opera.
Guadagnino, che ha firmato anche la scenografia, ha spiegato di aver cercato di restituire la verità della vicenda, ”riportandola alla sua dimensione più pura: quella di un’indagine sull’interiorità umana” interrogandosi sulla profonda complessità dei conflitti internazionali.
“The death of Klinghoffer” è un’opera da molti ritenuta divisiva su un tema che a distanza di oltre 40 anni resta di grande attualità. Guadagnino, alla seconda esperienza nella regia teatrale dopo il debutto nel 2002 a Verona con Falstaff, ha raccontato di averla suggerita ad alcuni teatri italiani, ma nessuno, prima del Maggio fiorentino, l’ha accettata nel suo programma. In Italia questa opera era stata rappresentata solo due volte, a Ferrara e Modena nel 2002.
Per la prima a Firenze nessun disordine; c’era solo un presidio all’ingresso del teatro per la Palestina’ organizzato per sottolineare come l’opera dia una lettura ”particolare del dramma e della crisi palestinese”.
Spiega Carlo Fuortes, sovrintendente del Maggio: “La scelta di inaugurare il Festival con questo titolo incarna pienamente la nostra idea di teatro d’opera, un teatro che sappia parlare all’oggi, alle questioni che riguardano tutti noi, senza trasformarsi in un trattato di geopolitica, ma elevando il discorso attraverso la forza del linguaggio artistico”.Un linguaggio espresso in sala mostrando sia la crudeltà dei sequestratori che il coraggio della vittima, così come la paura e dei passeggeri e dell’equipaggio, con un allestimento iper realistico con tanto di ponte da nave, cabine, oblò, moquette e tutti gli annessi di una tipica vacanza in crociera.