Trent’anni fa, per la precisione il 20 dicembre 1996, usciva nelle sale cinematografiche di tutta Italia “Il Ciclone”, un film che lanciò il toscanissimo Leonardo Pieraccioni nell’olimpo dei registi comici italiani.
La storia delle bellissime ballerine di flamenco che irrompono nella tranquilla vita degli abitanti di un paesino della Toscana fece centro e fruttò al botteghino un incasso complessivo di oltre 50 miliardi di lire, un record per il periodo. Celebrare un anniversario così importante è d’obbigo e il luogo scelto è Laterina in provincia di Arezzo, dove si trova il celebre Casolare della Giuncaia. L’appuntamento, come annunciato già dal Comune è il 16 maggio 2026, alle 11, presso il Teatro comunale di Laterina. Nell’occasione l’amministrazione comunale di Laterina Pergine Valdarno conferirà un riconoscimento a Leonardo Pieraccioni.

A confermarlo è lo stesso regista sul suo seguitissimo profilo Instagram. “Allora – scrive – 30 anni del Ciclone! Grazie per tutti gli inviti che mi arrivano, ho deciso di concentrarli tutti il 16 maggio a Laterina che è stata una delle location. Ci si vede tutti li e si brinda col ramato! E’ stato un film pieno di ricordi belli: scritto con Giovanni Veronesi in un mese mentre Rita Cecchi Gori chiedeva “a che punto siete?” noi avevamo finito ma si diceva “a metà!” e lei: “già a metà? Ma non siete troppo veloci?”.
Nel suo post, Pieraccioni si lascia andare a ricordi e aneddoti. “Una ricerca lunghissima per la protagonista, un giorno mi apparve Lorena Forteza in foto su una locandina ad un’edicola, io l’avevo già provinata ma continuavo la ricerca, ma dalla foto di quella locandina lei mi guardava proprio come dire: “ma cosa cerchi ancora, bischeros!”. Smisi immediatamente di cercare”.
L’affetto che il pubblico nutre ancora per “Il Ciclone” è palese. “Un film per il quale qualcuno mi dice “grazie, se lo riguardo per quell’ora e mezza mi cambia l’umore” che non esiste complimento più bello per me”.
Il regista racconta anche un espisodio che coinvolse uno dei maestri del cinema italiano, al quale Pieraccioni chiese di fare la fomosa voce. “Mario Monicelli, al quale chiesi di fare la voce del nonno, mi disse “fammelo vedere prima, non sono sicuro di saperla fare questa voce” era chiaro che voleva capire invece com’era il film! Vittorio Cecchi Gori ci organizzò una proiezione privata, eravamo in tre, io, Monicelli e chiamai anche i’ Conti! Monicelli si mette a sedere e a noi d’istinto ci viene di non metterci a sedere proprio accanto a lui ma a due sedie di distanza per rispetto. Monicelli dopo la proiezione disse “vabbene dai, facciamola questa voce del nonno” e per me quello fu il più bel Premio di tutti”.
“Insomma – conclude Pieraccioni – ci si vede il 16 Maggio che devo ringraziarvi di tutto il bene che dopo 30 anni volete ancora a questo film… oleeè!”
E infine un’ultima perla: “Ah, dimenticavo: dopo il successo del film, chiesi a Calosci (all’epoca organizzatore generale) di rintracciarmi il mitico motorino che era stato riportato in un magazzino e che avrei voluto tenermi per ricordo. Dopo qualche giorno mi chiamó per dirmi “è sparito” io chiedo “rubato?” “No, sparito!”. Mi piacque pensare che era scappato dal magazzino alla ricerca delle ballerine di Flamenco”.