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Cultura /

Dalla materia allo spazio: viaggio alla scoperta di cinque scultori toscani del Novecento

Cinque artisti accomunati da un legame profondo con la loro terra e dalla capacità di dare nuova vita alla materia, trasformandola in poesia, memoria e visione

La Toscana non è soltanto la terra del Rinascimento, ma anche un laboratorio creativo che nel corso del Novecento ha dato voce a una straordinaria stagione della scultura italiana.

Tra ricerca della forma, sperimentazione dei materiali e continuo dialogo con la tradizione, molti artisti hanno saputo rinnovare il linguaggio plastico, trasformando marmo, bronzo, terracotta e pietra in opere capaci di raccontare l’uomo, il suo rapporto con lo spazio e le inquietudini della modernità.

Da Firenze a Pistoia, da Volterra ai piccoli centri che hanno custodito la memoria dei loro protagonisti, il territorio conserva ancora oggi preziose testimonianze di questa stagione artistica.

Vi proponiamo un viaggio alla scoperta di cinque scultori toscani del Novecento accomunati dal legame profondo con la loro terra e dalla capacità di dare nuova vita alla materia, trasformandola in poesia, memoria e visione.

1-Venturino Venturi

Venturino Venturi (Loro Ciuffenna, 1918 – Terranova Bracciolini, 2002) è stato uno degli scultori toscani più originali del Novecento, capace di unire una profonda ricerca spirituale a una continua sperimentazione formale, tra figurazione e astrazione. Dopo gli esordi legati alla tradizione plastica italiana, entrò in dialogo con le avanguardie del dopoguerra, avvicinandosi anche allo Spazialismo, senza mai aderire pienamente a una corrente precisa. Il nome di Venturino Venturi è legato a Pinocchio: fu infatti sua la progettazione della Piazzetta dei Mosaici, cuore del Parco di Pinocchio a Collodi, un’opera monumentale in cui arte, fiaba e memoria si fondono in un omaggio visionario al burattino più celebre della letteratura italiana. Le sue opere, caratterizzate da una forte tensione poetica e da un linguaggio essenziale, sono conservate in importanti istituzioni italiane e internazionali, il cuore della sua memoria artistica resta però il Museo Venturino Venturi, nato per volontà dello stesso artista e custode di una significativa raccolta di sculture, disegni e documenti.

Venturino Venturi nel suo studio a Loro Ciufenna, 1977

2-Marino Marini

Marino Marini (Pistoia, 1901 – Viareggio, 1980) è stato uno dei più importanti scultori italiani del Novecento, un artista capace di rinnovare la tradizione plastica attraverso una ricerca intensa sulla forma, sul movimento e sull’espressività umana. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Marini ha sviluppato un linguaggio personale, sospeso tra classicità e modernità, in cui ricorrono figure archetipiche come i celebri “Cavalieri”, i “Giocolieri”, le “Pomone” e i ritratti, spesso caratterizzati da una progressiva semplificazione delle forme e da una forte tensione emotiva. Le sue opere sono custodite nei più importanti musei italiani e internazionali, in Toscana il suo lascito è raccontato da due istituzioni: il Museo Marino Marini ospitato nell’antica chiesa di San Pancrazio a Firenze e nato per conservare la grande raccolta donata dall’artista alla città e la Fondazione Marino Marini di Pistoia, che conserva un ampio nucleo di sculture, dipinti, disegni e incisioni.

3-Jorio Vivarelli

Jorio Vivarelli (Fognano di Montale, Pistoia, 1922 – Pistoia, 2008) è stato uno dei grandi scultori toscani del secondo Novecento, autore di un percorso artistico in cui tradizione e modernità si incontrano attraverso la ricerca sulla figura umana, la materia e il rapporto tra scultura, architettura e spazio pubblico. Formatosi tra Pistoia e Firenze, ha sviluppato un linguaggio personale, inizialmente legato alla forza espressiva della pietra e poi aperto a soluzioni più dinamiche e monumentali, realizzando opere in bronzo, marmo e altri materiali. L’incontro con l’architetto Oskar Stonorov segnò una svolta nella carriera di Jorio Vivarelli: dalla loro profonda amicizia e collaborazione nacque un dialogo fecondo tra scultura e architettura, che portò le opere dello scultore pistoiese negli spazi urbani americani. La sua produzione spazia dai temi civili come il celebre monumento dedicato a Giacomo Matteotti a Roma e il gruppo “Inno alla vita” realizzato per il Parco della Pace di Nagasaki, fino alla scultura sacra. La sua eredità è custodita dalla Fondazione Jorio Vivarelli, ospitata a Villa Stonorov a Pistoia, che conserva la più ampia raccolta di sue opere, tra sculture, disegni, gessi, medaglie e materiali d’archivio.

Museo Marino Marini, Firenze

4-Raffaello Consortini

Raffaello Consortini (Volterra, 1908-2000) è stato uno degli interpreti più sensibili della scultura figurativa italiana del Novecento, profondamente legato alla sua città natale e alla tradizione artigiana dell’alabastro volterrano. Formatosi nell’ambiente artistico toscano, ha sviluppato un linguaggio personale capace di coniugare il rigore della classicità con una intensa attenzione alla dimensione umana, realizzando figure, ritratti e composizioni ispirate alla vita quotidiana, alla spiritualità e alla memoria del territorio. La sua ricerca si è espressa attraverso diversi materiali, dal bronzo alla terracotta, dal legno alla pietra, con una particolare predilezione per la forza espressiva delle superfici e dei volumi. Il luogo simbolo della sua eredità artistica è la Casa Museo Consortini di Volterra, allestita nella stessa abitazione e studio dello scultore, dove sono conservate numerose opere tra sculture, disegni e materiali d’archivio.

5-Mauro Staccioli

Mauro Staccioli (Volterra, 1937 – Milano, 2018) pioniere della scultura inserita nell’ambiente urbano, è uno dei protagonisti più originali dell’arte contemporanea italiana. Nato a Volterra, città dalla quale ha tratto un rapporto profondissimo con la pietra e con la geometria, ha sviluppato un linguaggio fondato su forme essenziali, cerchi, ellissi, triangoli, grandi strutture in cemento e acciaio, capaci di modificare la percezione dei luoghi e invitare lo spettatore a interrogarsi sul rapporto tra opera, ambiente e comunità. La sua ricerca, inizialmente vicina alle esperienze dell’arte concettuale e dell’arte povera, lo ha portato a realizzare installazioni monumentali in Italia e nel mondo. A Volterra il suo lascito è particolarmente vivo grazie al percorso “Volterra 73”, la storica mostra diffusa che nel 1973 trasformò la città in un laboratorio di scultura contemporanea, e grazie all’Archivio e Associazione Mauro Staccioli, che conserva documenti, disegni e materiali dell’artista.

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