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Fabbrica Europa: 130 artisti da tutto il mondo per un festival che è un “atto collettivo”

Dall’11 settembre all’11 ottobre un mese di spettacoli teatrali, danza, performance, installazioni site specific, invaderanno la Città metropolitana di Firenze per interrogare il presente e immaginare il futuro

Un mese di festival, 18 tra anteprime, prime nazionali e prime assolute, 40 compagnie e gruppi, 70 appuntamenti, oltre 130 artisti da 21 Paesi: sono questi i numeri della 33esima edizione del festival Fabbrica Europa in programma a Firenze dall’11 settembre all’11 ottobre.

Un festival che non è solo un contenitore di spettacoli ma un atto collettivo, che vuole lanciare un messaggio poetico e politico, con artisti e compagnie che provengono da: Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Uk, Spagna, Albania, Polonia, Portogallo, Grecia, Libano, Ucraina, Turchia, Armenia, Marocco, Senegal, Cina, Corea, USA.

La kermesse sarà diffusa su tutto il territorio della Città metropolitana fiorentina coinvolgendo una rete di teatri come Maggio Musicale, Goldoni, Puccini, Florida, luoghi come il Mad, il Parc, il Museo Marino Marini, il Tenax, la ex Centrale termica Fiat di Novoli, la Manifattura Tabacchi, e il teatro Era a Pontedera.

Luoghi diversi che per oltre un mese diventeranno spazi di incontro e sperimentazione, dove corpi, voci e linguaggi artistici si confronteranno con il presente, offrendo nuove chiavi di lettura della realtà.

“Da trentatré edizioni Fabbrica Europa è uno dei laboratori culturali più vitali e innovativi della Toscana e dell’intero panorama nazionaleha dichiarato l’assessora alla cultura della Regione Toscana Cristina Manetti – Un festival che ha saputo crescere mantenendo intatta la propria vocazione alla ricerca, al dialogo tra linguaggi e all’apertura verso le esperienze artistiche più avanzate del mondo contemporaneo. In un tempo segnato da conflitti, trasformazioni profonde e nuove sfide sociali, Fabbrica Europa sceglie di mettere al centro l’incontro tra culture, la partecipazione, la riflessione critica e la costruzione di comunità attraverso l’arte. E una manifestazione che porta a Firenze e in Toscana artisti, idee e visioni provenienti da decine di Paesi, trasformando teatri, musei e spazi urbani in luoghi di confronto e conoscenza. Per la Regione Toscana sostenere Fabbrica Europa significa investire in una cultura contemporanea capace di interrogare il presente, valorizzare i talenti emergenti e rafforzare il profilo internazionale del nostro territorio. La cultura è uno strumento di libertà, inclusione e crescita civile e questo festival ne è una delle espressioni più autorevoli e significative”.

Alessandro Serra

Teatro e danza

Ad aprire il festival sarà Dance People del coreografo libanese Omar Rajeh, un progetto partecipativo che trasforma la danza in un gesto collettivo e politico, coinvolgendo direttamente cittadini e pubblico.

Il rapporto tra rito, memoria e identità attraversa anche Tragùdia – il canto di Edipo di Alessandro Serra, rilettura del mito di Edipo attraverso il grecanico, e Dittico delle radici del collettivo spagnolo Kor’sia, che esplora il tarantismo e le possibilità di riscatto del corpo.

Tra i protagonisti della scena internazionale anche il collettivo belga CREW con Tremens, esperienza immersiva di realtà virtuale che interroga il rapporto tra tecnologia e identità, e il regista polacco Jaroslaw Fret con The Maids – Materials, intenso lavoro dedicato alle esistenze sospese delle donne rifugiate.

Spazio inoltre ai linguaggi della street dance con People used to die e Mahalaga Landscapes di Equilibrio Dinamico Dance Company, e alle nuove generazioni di autori con Dentro il contemporaneo, progetto realizzato in collaborazione con la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano che porterà a Firenze sei performance di giovani coreografi under 25. 

I concerti

Accanto alla scena performativa, Fabbrica Europa propone un articolato programma musicale che attraversa culture, tradizioni e geografie diverse.

Dal Libano arriva il celebre compositore e virtuoso dell’oud Rabih Abou Khalil, figura di riferimento nel dialogo tra Oriente e Occidente. Le sonorità armene, anatoliche ed europee si incontrano invece nel progetto Circle of Resonance, che riunisce Arto Tunçboyaciyan, Derya Turkan e Michel Godard.

La cantautrice e polistrumentista portoghese Ana Lua Caiano porta al festival una ricerca originale che intreccia musica tradizionale lusitana ed elettronica contemporanea.

Tra le proposte più attente all’attualità, Human Echoes vede dialogare la cantante Maria Cortesi e il pianista Simone Graziano in un incontro tra canzone, jazz e musica colta, mentre il producer elettronico Mai Mai Mai presenta Karakoz, lavoro nato da una residenza artistica in Palestina che trasforma memoria, testimonianza e paesaggio sonoro in materia musicale.

RABIH ABOU KHALIL

Informazioni sull’evento:

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