Se ne è andato nella “sua” Pavana Francesco Guccini, cantautore e scrittore tra i più amati in Italia. Aveva 86 anni. La notizia è stata diffusa dai familiari – dalla moglie Raffaella e dalla figlia Teresa – e annunciano che “nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata”.
La famiglia, “nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre“.
Il legame con la Toscana
Molto forte è sempre stato il rapporto tra il Maestro e la Toscana. Da anni, infatti, dopo aver lasciato Bologna, viveva stabilmente a Pavana, una frazione del comune di Sambuca Pistoiese (Pistoia), situata nell’Appennino Tosco-Emiliano. Qui aveva trascorso l’infanzia poiché era il paese d’origine della sua famiglia paterna.
Non si sono fatti attendere i messaggi da parte delle istituzioni. Il presidente della Regione Eugenio Giani ha pubblicato sui suoi canali social un saluto sentito: “Addio a Francesco Guccini. Con profondo dispiacere se ne va una delle voci più autentiche della cultura e della canzone d’autore italiana. Le sue parole hanno raccontato generazioni, dando voce ai valori della libertà, della memoria, della giustizia e dell’umanità. Per la Toscana il suo nome resterà indissolubilmente legato a Pavana, il borgo dell’Appennino pistoiese che ha scelto come casa e che ha trasformato in un luogo dell’anima, rendendolo protagonista di pagine indimenticabili della sua musica e della sua narrativa. Le sue canzoni continueranno ad accompagnarci, perché i grandi artisti non ci lasciano mai davvero: continuano a vivere nelle emozioni che sanno trasmettere. Grazie di tutto Francesco“.
“Se ne è andato un poeta, un cantautore e uno scrittore che con la forza della sua parola ha segnato la cultura italiana, dando voce alle radici, alla memoria e ai valori della libertà, della giustizia e della dignità della persona – ha affermato la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi -. Proprio da quella terra di confine, profondamente toscana, ha tratto l’ispirazione per un’opera capace di trasformare la storia di una comunità in un patrimonio universale. L’Appennino, i suoi paesi, le sue persone e la loro vicenda sono diventati, nella sua opera, simboli di identità, appartenenza e umanità. La Toscana perde una delle voci più autentiche del nostro tempo. La sua poesia e il suo canto civile hanno accompagnato intere generazioni, affrontando con lucidità e sensibilità i temi della giustizia sociale, della libertà, della pace, dei diritti e delle contraddizioni della società contemporanea. Con uno sguardo sempre libero, critico e profondamente umano, Guccini ha saputo unire cultura alta e cultura popolare, offrendo a generazioni di lettori e ascoltatori gli strumenti per guardare la storia, la società e la condizione umana con passione e spirito critico, lasciando un’eredità che continua a parlare al Paese”.
Un pensiero ribadito anche dall’assessora alla cultura Cristina Manetti: “La scomparsa di Francesco Guccini ci riempie di tristezza, ma la sua grandezza ci lascia un patrimonio culturale straordinario che continuerà a essere ascoltato, letto e cantato per generazioni. Se ne va un cantautore e un pensatore immenso. Le sue canzoni hanno raccontato la società italiana come pochi altri hanno saputo fare: la forza degli ideali e degli affetti, l’amore, la memoria, le contraddizioni. Ha saputo unire la profondità della parola poetica alla capacità di parlare a tutti, di insegnarci tante cose sulla vita, dando voce a generazioni intere che nella sua musica si sono riconosciute”.
L’intervista di intoscana al cantautore a Pistoia
Nel 2020, in occasione del Premio Letterario Ceppo a Pistoia, la giornalista di intoscana Simona Bellocci aveva intervistato Guccini.
“Non riesco più a comporre canzoni, mi manca l’ispirazione – aveva spiegato durante l’incontro – ma ho molte idee per scrivere libri. Non so se sto avendo un grande successo come scrittore, forse sì. Quando uno fa delle cose, poi ha il piacere che vadano bene, diciamo che sono soddisfatto a livello personale”.
La fonte d’ispirazione per l’artista è stata sicuramente la sua Pavana, dove ha deciso di tornare ad abitare negli ultimi anni: “Ognuno ha una sua fonte d’ispirazione, la mia è sicuramente Pavana, paese importantissimo per me e per la storia della mia vita a cui sono rimasto molto legato, insieme alle persone che ho avuto l’opportunità di conoscere e incontrare“.
Il Premio Pieve Saverio Tutino 2020 a Francesco Guccini
Sempre nello stesso anno, Francesco Guccini aveva ricevuto il Premio Città del Diario alla 36ma edizione del Premio Pieve Saverio Tutino (evento seguito per intoscana dalla giornalista Costanza Baldini). Il riconoscimento era stato consegnato al cantautore e scrittore in una edizione particolare (segnata dalla pandemia) per la capacità di far emergere la memoria di quelle persone che vivono nella provincia italiana, in particolare alle pendici dell’Appennino dove lui stesso si è ritirato a vivere.
Biografia
Nato il 14 giugno 1940 a Modena, Francesco Guccini ha vissuto maggior parte dell’infanzia sull’Appenino tosco-emiliano. Ha fatto l’insegnante ma anche il cronista alla Gazzetta di Modena e il pubblicitario; nel mondo della musica ci è entrato con atteggiamento riluttante prima come autore, per Caterina Caselli e soprattutto per i gruppi Beat, Equipe 84 e Nomadi, che hanno portato al successo “Auschwitz”, “Per fare un uomo”, “Dio è morto”, “Noi non ci saremo”.
Dagli anni ’70 si è trasferito a Bologna, è diventato uno dei personaggi più amati ed ascoltati della stagione dell’impegno. Tante le sue canzoni che sono diventate degli inni collettivi: “La locomotiva”, “Piccola città”, “Il vecchio e il bambino”, “Vedi cara”, “Incontro”, “Autogrill”, “Canzone per un amica”, “Cirano”, “L’avvelenata”.
Nel 2012, dopo aver pubblicato “L’ultima Thule”, Guccini aveva annunciato il suo ritiro dalla scena musicale attiva: niente più dischi e concerti per dedicarsi alla scrittura. Nel 2020 è stato in cinquina al Premio Campiello i con la sua ballata “Tralummescuro” (Giunti).
Il suo ultimo libro “Calde le pere!”
Uscirà postumo a settembre per Giunti “‘Calde le pere!”, il libro a cui ha lavorato fino all’ultimo, il 23 luglio scorso, con l’editor Paolo Iacuzzi. “Nel racconto c’è un omaggio a Pavana – aveva anticipato Guccini -, quando mi abbandono all’immaginazione poetica della brezza che dalla sorgente del Reno sull’Appennino pistoiese spira attraverso boschi e prati: lì ho voluto nominare erbe, fiori e frutti con gli stessi termini pavanesi che si ritrovano nelle Cronache epafàniche e in Tralummescuro, perché le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose“.