Domenica 20 settembre a Pieve Santo Stefano si è tenuta la giornata conclusiva del Premio Pieve Saverio Tutino 2026 uno dei più importanti riconoscimenti italiani dedicati alla memoria autobiografica e alla scrittura di vita.
Tra gli otto diari e memorie finalisti ha trionfato il diario “Clandestino. Una vita non prevista” di Nedal Cini Al Zyod, la storia commovente e profonda di un uomo che lasciata la Giordania si trasferisce in Italia dove si scontra con il razzismo e i pregiudizi, ma dove troverà anche l’amore della sua vita: Giovanni un ragazzo di Arezzo, con cui resterà per 27 anni.
La giuria nazionale ha sottolineato che è stata un’annata straordinaria dal punto di vista della qualità e della varietà delle storie arrivate in finale, che hanno permesso di leggere prospettive inedite sulla storia italiana: dalla breve memoria della monarchica convinta all’indomani della proclamazione della Repubblica, al racconto del viaggio sulle navi bianche in fuga dalle colonie africane, dall’inerzia di un italiano medio di fronte al fascismo, allo sguardo sulla bruciante realtà delle dipendenze.
La storia di Nedal
Nato nel 1966 ad Amman, in Giordania, in una famiglia di origini beduine, Nedal cresce amato dai genitori, circondato da fratelli e sorelle, educato al Corano ma aperto al dubbio e alla ricerca personale. Si concentra sullo studio, passione che suo padre sostiene in tutti i modi, e a 19 anni vince una borsa di studio per l’estero. Affascinato dalla figura di Michelangelo, decide di venire in Italia.
È il 1985 e, nonostante la giovane età, Nedal si lascia alle spalle una storia già molto articolata: un padre transitato per il carcere dopo un conflitto familiare all’interno della sua tribù, la Guerra dei Sei Giorni, il Settembre Nero, le bombe inesplose tra le macerie di un conflitto senza fine che fanno vittime innocenti, tra cui anche un bimbo, profugo palestinese, suo compagno di giochi.
A Perugia Nedal frequenta l’università per stranieri: studia optometria con l’intenzione di tornare in Giordania a lavorare. Sono anni difficili, di solitudine, lavoretti, amicizie rade. Ma piano piano il soggiorno in Italia si trasforma in un viaggio alla scoperta della propria identità, culturale e sessuale.
In pagine emozionanti, Nedal racconta l’incontro con Giovanni, che entra nella sua vita in punta di piedi e con una dolcezza rara. Il loro diventa un legame solido che dura 27 anni, fino alla malattia e alla morte di Giovanni.
Ma il tema dell’amore in questa autobiografia è ampio e sfaccettato: non è solo il grande amore per il compagno, ma anche quello pieno di nostalgia per la madre Halima rimasta in Giordania, rievocata in racconti quasi fiabeschi, e quello tenero e commovente per Flora, la madre di Giovanni, da cui Nedal si fa adottare una volta rimasto solo per potersi legittimamente prendere cura di lei fino alla fine.
“Quella di Nadal è la parabola di un uomo profondo, aperto e generoso, – ha dichiarato la Giuria – un giordano italiano con la cultura beduina ancorata nello spirito.”

Lella Costa: “Senza le storie non ci sarebbe la storia”
Tra i premiati anche l’attrice, autrice e drammaturga Lella Costa che ha ricevuto il Premio Pieve Città del Diario 2026.
Queste le sue commosse parole dopo una visita al Museo del Diario: “Io credo che senza le storie non ci sarebbe la storia e soprattutto non ci sarebbe la possibilità di raccontarla e di condividerla in un modo che non sia soltanto sopra le nostre teste, un pochino astratta e, ahimè, scritta e vissuta soltanto da coloro che apparentemente l’hanno fatta, quindi dai grandi nomi, dai grandi protagonisti. Credo che la storia invece sia fatta proprio dalle storie e che molte persone, che a me crea un po’ imbarazzo definire persone comuni perché nessuna di loro è una persona comune, ognuna di loro è una persona speciale e non soltanto per la vita che ha fatto ma per la generosità e l’intelligenza e la pazienza, la passione che ha messo nello scrivere. Quindi io credo che senza le storie non ci sarebbe la storia e soprattutto che le storie ci permettono di capire e di entrare in connessione più profonda, più quotidiana con il passato e magari ci stimolano anche a fare la nostra parte.”