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Il cardinale Zuppi incontra i giovani a Sant’Anna di Stazzema: “La pace richiede manutenzione”

Il presidente della CEI si è confrontato con le nuove generazioni nel Parco della Pace affrontando i temi della storia, dell’integrazione europea, del disarmo e del contrasto ai nazionalismi

Il cardinale Zuppi incontra i giovani a Sant’Anna di Stazzema e infonde speranza sulla pace

Memoria, pace, Europa e responsabilità delle nuove generazioni sono stati i temi al centro dell’incontro che ha visto protagonista il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, a Sant’Anna di Stazzema in occasione della Giornata nazionale Giovani e Memoria.

Il presidente della CEI è stato accolto nella piazza della chiesa dal sindaco di Stazzema e presidente del Parco nazionale della Pace Maurizio Verona, insieme al presidente della Provincia di Lucca Marcello Pierucci, agli onorevoli Umberto Buratti e Carlo Carli e al procuratore Marco De Paolis, presidente del Comitato scientifico del Parco della Pace. Dopo la visita alla chiesa, la delegazione si è trasferita al Museo storico della Resistenza per il dibattito moderato dal giornalista Gianluca Di Feo. Tra i presenti nella sala, il cardinale ha rivolto un saluto e un abbraccio ad Adele e Siria Pardini, superstiti della strage del 12 agosto 1944.

Il cardinale Zuppi incontra i giovani a Sant’Anna di Stazzema e infonde speranza sulla pace

All’appuntamento hanno preso parte circa trenta ragazzi e ragazze appartenenti agli Scout Agesci e all’Uoei di Pietrasanta, i quali hanno interpellato Zuppi sul senso del costruire la pace attraverso i conflitti, sul ripudio della violenza come strumento educativo e sui percorsi di testimonianza civile aperti ai giovani nella società contemporanea.

Nel suo intervento, Zuppi ha richiamato anzitutto il parallelo con un altro luogo simbolo: “Marzabotto è come Sant’Anna: è un luogo ancora vivo, in cui la realtà, per fortuna, parla. Non ci sono quasi più superstiti, purtroppo, ma questa memoria è ancora molto viva”. Sul valore della testimonianza ha aggiunto: “Quando sappiamo vivere e comunicare bene il dolore, cambia tutto: è una comunicazione che arriva al cuore. Se perdi la memoria, sei condannato a riviverlo. Per questo c’è una responsabilità anche nel trasmettere la memoria. E io guardo negli occhi Adele e Siria e lì trovo i veri contenuti, profondi e significativi“.

Il cardinale Zuppi incontra i giovani a Sant’Anna di Stazzema e infonde speranza sulla pace

Il confronto si è quindi concentrato sulla costruzione quotidiana dei percorsi di nonviolenza: “La pace è possibile. Non dobbiamo dire ‘speriamo di farcela’, né accettare l’idea che la tregua sia sinonimo di pace. Per la mia generazione la pace era qualcosa di cui eravamo sicuri. Ma è uno status che ha bisogno di manutenzione: la pace non è per sempre, e se non ne facciamo manutenzione si erode. È impressionante come tornino gli ‘ismi’, pericolosissimi perché corrodono e distorcono“. Il cardinale ha proseguito sottolineando il ruolo attivo delle nuove generazioni: “La convinzione che dobbiamo dare è che la pace è il futuro, che non c’è futuro senza pace e che la pace è possibile. È questo che direi ai giovani, dando tanta speranza. Ma la speranza non è senza prezzo. Freedom is not free: la libertà non è gratis. È una frase bellissima e vera. Qualcuno ha dato la vita per la nostra libertà. Allora cambiamo la modalità di pagamento: paghiamo con lo studio, con il dialogo”.

Rievocando l’insegnamento di Paolo VI, Zuppi ha offerto una riflessione sulle tensioni geopolitiche attuali: “È stato un gigante, anche nel discorso sulla pace. Chiese di fermare la guerra, come tanti di quella generazione che l’aveva vista. Sembrava un sognatore, ma è l’unico modo: tutti quelli che hanno vissuto la seconda guerra mondiale sapevano che la terza sarebbe stata l’ultima, per la forza distruttiva potenziale. Teniamoci la paura, ma prendiamoci le responsabilità, nella consapevolezza che la pace è sempre possibile e che comincia da me”. Riguardo alla corsa agli armamenti, ha chiarito: “Un conto è la sicurezza, altro è il riarmo. Bisogna investire nella diplomazia senza cadere nella logica del riarmo, che è una spada di Damocle, un equilibrio instabile“.

Il cardinale Zuppi incontra i giovani a Sant’Anna di Stazzema e infonde speranza sulla pace

“L’odio ti fa odiare e diventi come chi odi – ha continuato -. Il sogno è saper vedere questo, e saper vedere quello che c’è da costruire, come fu fatto con l’Europa. Dobbiamo aiutare i giovani a credere nel futuro e a non consumare tutto nel presente, a voler fare tutto subito: così non si vive bene. La speranza ha un prezzo: ci si può rassegnare, e poi si finisce per farsi gli affari propri. Invece dobbiamo sempre ricominciare a occuparci di tutti e di ciò che abbiamo in comune”.

“L’amore per la patria è importante, è una cosa seria, è il primo “noi”. Il nazionalismo di oggi è una distorsione, una intossicazione. Il vero antidoto è ritrovare l’anima dell’Europa e spiegarla: è la prima volta che dei Paesi si mettono insieme non con la guerra, ma per scelta libera. È una cosa stupenda. Patria è guardarsi insieme, uniti, non a fianco o per un patto. De Gasperi voleva un esercito unito europeo. Insieme è meglio: riscopriamo la forza di stare insieme. Le forme di totalitarismo e l’idea di etnia sono sempre pericolose, perché tradiscono il concetto di identità”.

Il saluto del sindaco

A rappresentare la comunità locale è stato il sindaco Maurizio Verona nel suo saluto istituzionale: “La sua presenza qui, in un luogo così profondamente segnato dalla storia e dalla memoria, ha per noi un significato particolare. Credo che lei abbia una dote rara: la capacità di parlare alle persone senza creare distanze, senza farle sentire giudicate, senza mai porsi su un piano diverso da quello di chi le sta davanti. Il suo è un linguaggio che accoglie, che avvicina, che fa sentire le persone parte di qualcosa. Un linguaggio che non esclude, che non alza muri, ma cerca sempre un punto d’incontro. Perché la pace non è soltanto un accordo tra popoli o tra governi. È anche un modo di guardare gli altri, di riconoscerne la dignità, di non considerarli mai nemici per il solo fatto di essere diversi da noi. Credo che non ci sia luogo più significativo di Sant’Anna di Stazzema per parlare alle nuove generazioni di pace, di memoria e di responsabilità. Qui la storia ci consegna una ferita profondissima, ma ci affida anche un compito: fare in modo che ciò che è accaduto non venga dimenticato e, soprattutto, che le nuove generazioni possano comprendere dove possono condurre l’odio, l’indifferenza, la disumanizzazione dell’altro. Ai giovani non dobbiamo soltanto raccontare quello che è successo. Dobbiamo anche aiutarli a capire quale mondo vogliamo costruire insieme a loro“.

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