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Creata a Pisa la protesi bionica che manda segnali wireless

Le protesi innovative sono nate in collaborazione con il Politecnico di Losanna e la startup Sensars

Protesi

Risentire di nuovo la gamba come se fosse un tutt’uno col proprio corpo in una ‘fusione tra copo e protesi’: è la sensazione che hanno assaporato i tre volontari su cui sono state testate le protesi bioniche che funzionano con una tecnologia wireless. A realizzarle i ricercatori coordinati dal Politecnico di Losanna e della start up Sensars, in collaborazione con la Scuola S. Anna di Pisa, come spiega la rivista Science Translation Medicine.

Questi prototipi di ‘neuro-protesi’ funzionano grazie alle informazioni sensoriali che viaggiano wireless dagli elettrodi impiantati chirurgicamente in un nervo situato nella parte della gamba rimasta dopo l’amputazione, e da sensori aggiunti alla base della protesi. 

“Quando le persone con una gamba amputata usano la protesi, di solito non hanno alcun ritorno sensoriale dal suolo e non riescono a percepire il ginocchio nello spazio – ha spiegato Francesco Petrini, uno dei fondatori di Sensars – Ciò aumenta il rischio di cadute e la protesi non viene sentita come parte integrante del corpo”.

I ricercatori hanno quindi cercato di ricostruire il legame tra protesi e cervello. “Gli elettrodi impiantati mandano dei segnali che vengono poi trasformati nel linguaggio dei nervi e in impulsi di stimolazione che arrivano al cervello del paziente”, prosegue Petrini. In questo modo la persona ha una sensazione tattile da terra e sente la contrazione del ginocchio, oltre a rischiare meno di cadere e camminare facendo altre attività. “È la prima volta dopo tanti anni che sento di nuovo la gamba e il piede”, ha detto Djurica Resanovic, uno dei volontari su cui è stata provata la protesi. I ricercatori contano di farla arrivare sul mercato entro quattro anni.

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