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Giorno della memoria a Firenze, Giani: “Ogni episodio violento va fermato, da Minneapolis a Israele”

Le principali istituzioni toscane si sono riunite prima a Palazzo Vecchio e poi al Binario 16 della stazione di Santa Maria Novella a Firenze per ricordare le vittime della Shoah e rinnovare l’impegno per la difesa dei diritti umani

Martedì 27 gennaio a Firenze è stato celebrato il Giorno della Memoria, data che segnò la liberazione dei prigionieri superstiti del campo di concentramento di Auschwitz in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto e delle persecuzioni razziali e politiche.

La mattina si è tenuto un evento nel salone dei 500 di Palazzo Vecchio, mentre alle 12,30 al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella, si è tenuta una cerimonia commemorativa di tutte le deportazioni.

“In questi giorni sento sempre di più la necessità di questa memoria. Vediamo democrazie liberali che si trasformano in democrazie autoritarie, guardate cosa sta accadendo negli Stati Uniti. Vediamo sempre maggiore legittimazione che viene data a dittatori e tiranni, guardate cosa sta accadendo con Putin: ecco io mi rendo conto che quella spinta che portò alla democrazia e alla libertà purtroppo passo dopo passo è sempre più messa in discussione” ha dichiarato il presidente della Toscana Eugenio Giani all’evento in Palazzo Vecchio.

“Quando c’è un episodio di violenza va fermato – ha aggiunto -. Va fermato oggi a Minneapolis, va fermato Netanyahu quando si rende responsabile di atti che portano alla conseguenza della morte di 80.000 palestinesi a Gaza, accanto alla condanna” di ciò è accaduto ai “poveri 200 israeliani, responsabili” il 7 ottobre 2023 “solo di vivere una festa insieme senza nessun altro scopo e assolutamente indifesi”.

“Il cruccio – ha spiegato il presidente della Regione – è che più passano anni più queste testimonianze non ci sono più, dobbiamo avere la forza e la costanza di riuscire a trasmettere quello che è stato il momento più drammatico dell’umanità, con 6,5 milioni di ebrei uccisi”.

Giani ha ricordato che “le leggi razziali in Italia arrivarono il 5 settembre 1938. Nel 2018 ero presidente del Consiglio regionale, abbiamo ricordato le leggi razziali 80 anni dopo anche per chiedere scusa come Toscana, visto che” l’atto fu firmato “in Toscana, al Parco di San Rossore che è di proprietà della Regione” e che in passato era stata una tenuta reale. “Alla fine del mio intervento – rievoca – mi avvicinarono due nostri dipendenti, mi chiesero 15 minuti per farmi vedere dove il re Vittorio Emanuele III firmò le leggi razziali. Andammo nei boschi circostanti, mi fecero vedere che firmò quell’atto vicino a un ‘ponticino’, questo perché era a caccia e non poteva distogliersi dalla sua passione. Quella firma fu superficiale”.

Giorno della Memoria

Funaro, ragazzi siano portatori valori della nostra democrazia

“Il messaggio che oggi mando ai ragazzi è di farsi portatori di quelli che sono i valori fondamentali della nostra democrazia, i valori del rispetto, dell’uguaglianza, di una comunità forte e solidale che non deve correre dietro alla paura, ma che soprattutto deve avere coraggio di far sentire la propria voce per fare in modo che la giustizia e i diritti delle persone prevalgano sempre su tutto”, “non bisogna cedere alle intolleranze”. Lo ha dichiarato la sindaca di Firenze Sara Funaro, parlando alla cerimonia della celebrazione del Giorno della Memoria.

Funaro ha ricordato anche le iniziative dove il Comune è protagonista, come il Viaggio della Memoria, i progetti con le scuole (anche grazie alle Chiavi della Città) e le Pietre d’inciampo: “Sono tutte azioni – ha osservato – che vanno nella direzione di ricordare il passato, ricordarlo tutti i giorni e con le nuove generazioni perché loro possano essere portatori di valori che sono fondamentali, soprattutto in un momento storico come questo dove stiamo vedendo a livello internazionale intolleranze, razzismo e atti disumani. Non ultimo quello che abbiamo visto anche in questi giorni in America con gli omicidi che ci sono stati e con i bambini deportati”.

Durante l’intervento Funaro ha detto anche che “non basta un minuto di silenzio se non sappiamo davvero ciò che è accaduto. La memoria è viva e rimane viva solo se noi tutti insieme la nutriamo di conoscenza e anche di domande scomode. Se non ci fossero state persone in grado di nascondere la mia famiglia, rischiando anche la propria vita, io non esisterei. E come me tanti altri cittadini”.

Giorno della Memoria
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