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A Firenze “La Diva del Bataclan” il musical sulle false vittime dell’attentato di Parigi

Il provocatorio musical scritto e diretto da Gabriele Paolocà, membro fondatore della compagnia VicoQuartoMazzini, andrà in scena venerdì 6 e sabato 7 febbraio in prima toscana al Teatro Cantiere Florida di Firenze

“La Diva del Bataclan” è Audrey (interpretata da Claudia Marsicano) una donna che vive una vita miserabile nella banlieue parigina, che per desiderio di riscatto si finge una delle vittime del celebre attentato terroristico durante il concerto degli Eagles of Death Metal del 13 novembre 2015.

Il provocatorio musical scritto e diretto da Gabriele Paolocà – membro fondatore dell’applaudita compagnia VicoQuartoMazzini andrà in scena venerdì 6 e sabato 7 febbraio in prima toscana al Teatro Cantiere Florida di Firenze, nell’ambito della stagione di prosa a cura di Elsinor Centro di Produzione Teatrale.

Il controverso fenomeno delle false vittime degli attentati terroristici di Parigi è un evento reale in un mondo che amplifica le tragedie per renderle spettacolo.

Audrey si immerge in una parabola di mitomania così convincente da essere lei stessa la prima a non riuscire più a distinguere la verità dalla finzione.

“L’idea è nata – ci ha raccontato il regista Gabriele Paolocà – leggendo “V13” di Emanuel Carrère, in un capitolo del libro che ripercorre il lungo processo si parla delle false vittime. Mi sono incuriosito, ho cercato articoli di giornale e ho indagato la cronaca francese di quegli anni. Ho scoperto che le false vittime accertate sono state almeno una ventina, quindi si può parlare di una fenomenologia. Ho scoperto che il concetto di falsa vittima è nato con l’attentato alle torri gemelle e mi sono interessato a questi personaggi che rappresentano il bisogno di notorietà dei nostri tempi.”

Ho scoperto che il concetto di falsa vittima è nato con l’attentato alle torri gemelle e mi sono interessato a questi personaggi che rappresentano il bisogno di notorietà dei nostri tempi

Come ti spieghi questo fenomeno, è espressione del desiderio di essere in qualche modo “visti”?

Si anche il desiderio di riconoscere la propria sofferenza nella sofferenza degli altri. C’è una scena in cui lei si trova di fronte al servizio straordinario del telegiornale in cui Hollande fa un discorso, in quel momento di forte vicinanza e coesione al dolore di una nazione lei riconosce un dolore che ha sempre provato. Lei è il simbolo dell’emarginazione sociale, cresciuta in periferia con un padre assente e una madre sotto psicofarmaci.

Un’altra cosa che teorizzo in questo spettacolo è che gli attentati del 13 novembre sono stati i primi di questa portata dopo l’avvento dei social network, un megafono mediatico che ha amplificato tutto in maniera esponenziale. Audrey entra a far parte di un’associazione di vittime del 13 novembre che si sviluppa tutta tramite una pagina Facebook.

Non vorrei rivelare il finale ma mi immagino che a un certo punto la sua fantasia si scontrerà con la realtà

Non facciamo nessuno spoiler perché lo spettacolo si apre con la sentenza del tribunale, in tutta la prima parte Audrey racconta la sua storia dal carcere. Quindi sappiamo fin dall’inizio come andrà a finire, non ci interessa cosa è successo ma il “come”.

“La Diva del Bataclan” è anche un musical

Si usiamo il teatro canzone, il musical per avere una possibilità ulteriore per avvicinarci allo spetattore. Audrey comincia a cantare quando inizia a sostituire la finzione alla realtà. Ripercorriamo la sua storia fin dall’infanzia e scopriamo che ha da sempre sostituito il canto, la magia, l’altrove alla propria realtà.

LA DIVA DEL BATACLAN ph Manuela Giusto

 

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