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© Andrea Ferro

Cultura /

Alla Biennale di Venezia il progetto dell’artista egiziano Armen Agop che da anni vive in Versilia

Per il Padiglione dell’Egitto l’artista, che vive e lavora a Pietrasanta, ha scelto di esplorare il silenzio realizzando una delle installazioni più discusse della Biennale di Venezia

“Silence Pavilion: Between the Tangible and the Intangible” è il titolo del progetto dell‘artista di origine armena Armen Agop che da anni vive in Versilia, per il Padiglione dell’Egitto, uno più visitati e maggiormente discussi della 61° Biennale di Venezia attualmente in corso.

L’artista che da 25 anni vive e lavora a Pietrasanta ha raccontato il proprio percorso creativo e il legame con il territorio che ha contribuito alla sua crescita, in una conferenza stampa al Media Center Sassoli a Firenze, alla quale sono intervenuti la presidente del Consiglio regionale della Toscana Stefania Saccardi, il sindaco di Pietrasanta Alberto Stefano Giovannetti, il critico d’arte Alessandro Romanini..

Armen Agop si è trasferito in Versilia nel 2000 dopo aver ricevuto il prestigioso Prix de Rome, al termine di una residenza artistica che ha dato vita alla mostra “Diari di lavoro di artisti stranieri a Roma”, presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dove il suo lavoro ha ricevuto un’accoglienza estremamente positiva.

La partecipazione alla Biennale di Venezia rappresenta il punto più recente di un percorso internazionale che ha portato le opere di Agop in importanti collezioni e istituzioni museali in Italia e all’estero, tra cui tra cui quelle del Saudi Arabia Museum of Contemporary Art, Mathaf (Doha), Barjeel Art Foundation (Sharjah) e il Museo d’Arte Moderna Egiziana del Cairo.

La presidente del Consiglio regionale Saccardi in apertura ha evidenziato le grandi qualità artistiche di Armen Agop che vive da molti anni nella nostra regione, coniugando la sua ricerca con le tradizioni illustri della Toscana e in particolare a Pietrasanta, luogo ideale di incontro di culture ed esperienze diverse che nascono nel segno dell’internazionalizzazione e del confronto di artisti che provengono da tutto il mondo.

“Rendiamo il dovuto riconoscimento – ha commentato il sindaco di Pietrasanta Alberto Stefano Giovannettia un artista che testimonia come Pietrasanta sia un punto di riferimento internazionale per la scultura e un luogo capace di accogliere i protagonisti dell’arte contemporanea. Accanto ai nostri maestri artigiani, Armen Agop ha fatto propria una tradizione che affonda le radici nella nostra terra e nello spirito più autentico della Toscana, trasformando il dialogo con il granito e con il saper fare dei nostri laboratori e fonderie in una parte essenziale della sua arte. La scelta di affidargli la rappresentanza del Paese alla Biennale di Venezia conferma il valore del suo percorso e rende ancora più significativo il legame con Pietrasanta, un’eccellenza che incarna perfettamente la firma e il prestigio del Made in Italy nel mondo. Ringrazio la presidente Stefania Saccardi per aver accolto la richiesta di presentare il lavoro di Armen Agop nella sede del Consiglio regionale della Toscana, dando valore a una storia che unisce il talento di un grande artista all’anima della nostra regione e a quella sapienza artigiana che ci rende unici a livello internazionale. È un ambasciatore nel mondo della città di Pietrasanta che porta il nome del nostro territorio nel mondo e testimonia il nostro carattere sempre più internazionale.”

Armen Agop, Egypt Pavilion – © Matteo Losurdo

L’installazione di Armen Agop per il Silence Pavillion

Armen Agop realizza sculture e dipinti che esplorano la relazione tra dimensione fisica e spirituale. Radicata nella sua eredità egiziano-armena, la sua opera collega tradizioni antiche e pratica contemporanea, sfumando il confine tra creazione artistica e meditazione.

In un’epoca caratterizzata dall’iperconnessione digitale, dall’attenzione superficiale e distratta, l’arte diventa un prezioso mezzo di rinascita

Per il Padiglione dell’Egitto l’artista ha scelto di esplorare il silenzio realizzando una delle esperienze più discusse della Biennale di Venezia.

Armen Agop ha concepito un percorso articolato in tre ambienti, nei quali il visitatore è invitato ad ascoltare il silenzio, osservare l’invisibile e toccare l’intangibile.

“Silence Pavilion” accoglie i visitatori con una richiesta insolita: non parlare, non fotografare e non utilizzare il telefono cellulare. Una scelta controcorrente in uno degli eventi culturali più fotografati al mondo. Ed è proprio questo invito alla disconnessione ad aver trovato una così profonda risonanza nel pubblico.

“L’espressione artistica – ha spiegato Armen Agop – è un prezioso strumento per riconnettersi con il proprio io, con la dimensione più intima di noi stessi. Le opere esposte alla Biennale di Venezia 2026, come è caratteristico della mia poetica, invitano lo spettatore al silenzio, all’osservazione dell’invisibile e al contatto con l’intangibile. In un’epoca caratterizzata dall’iperconnessione digitale, dall’attenzione superficiale e distratta, l’arte diventa un prezioso mezzo di rinascita. L’arte che respiro ogni giorno a Pietrasanta da oltre 25 anni. Sono molto contento del successo che sta ottenendo il mio padiglione e il grande interesse del pubblico per la mia opera che è piuttosto particolare e inconsueta. Sono da molti anni a Pietrasanta che è un luogo ideale per fare arte e dai tempi di Michelangelo vive nel segno della scultura e dell’arte Una città cosmopolita che attira artisti da tutto il mondo”.

La risposta del pubblico è stata straordinaria. Lunghe code continuano a formarsi all’esterno del padiglione, con visitatori disposti ad attendere pur di vivere l’esperienza nel rispetto delle regole poste dall’artista.

Ogni giorno migliaia di persone prendono parte a un’esperienza condivisa di riflessione silenziosa, trasformando il padiglione in un luogo di contemplazione collettiva all’interno di uno dei più importanti eventi culturali internazionali.

Armen Agop, Egypt Pavilion
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