Più donne e un livello di formazione molto alto. La professione dell’archeologo e dell’archeologa sta cambianndo, sopratutto nel livello di coinvolgimento nella progettazione, nella tutela e nella consulenza tecnica. Questo lo scenario delineato dall’Associazione Nazionale Archeologi che dal 27 febbraio al primo marzo sarà alla XII edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale.
Negli ultimi anni, la componente femminile è la maggioranza: il 65% dei professionisti in attività sono archeologhe. Il livello di formazione degli archeologi italiani è tra i più alti: il 95% possiede una laurea magistrale e oltre il 72% ha proseguito con studi post-laurea. Tuttavia, solo il 22% lavora nel settore pubblico, mentre la maggioranza opera come libero professionista a partita iva (52%) o nel settore privato (23%).
Negli ultimi tredici anni la quota di archeologi con partita Iva è raddoppiata, passando dal 27% al 52%. Anche i redditi mostrano segnali di crescita: se nel 2011 la maggioranza guadagnava meno di 15mila euro annui, oggi il 38% supera i 24mila euro, con punte oltre i 48mila.

Nonostante l’alto livello di preparazione, l’ingresso nel mondo professionale avviene spesso alle soglie dei 30 anni. Un ritardo che evidenzia il divario tra formazione accademica e mercato del lavoro. Tra le principali criticità emerge anche la necessità di aggiornare il Codice dei Beni Culturali: in particolare, restano differenze tra opere pubbliche e private nelle procedure di verifica preventiva dell’interesse archeologico.
L’innovazione sta aprendo ovviamente nuovi scenari, dall’uso dell’intelligenza artificiale, per l’analisi dei dati, alla “citizen science”, con il coinvolgimento diretto dei cittadini nella ricerca. Cambiamenti che richiedono, come specifica l’associazione, “nuove competenze e modelli formativi aggiornati”. “Oggi gli archeologi sono tutti professionisti a pieno titolo, indipendentemente dall’ambito in cui operano – spiega Marcella Giorgio, presidente Associazione Nazionale Archeologi. – Ma per consolidare questo percorso servono riforme concrete: aggiornare la formazione, adeguare il Codice dei Beni Culturali, garantire compensi equi e rafforzare il sistema professionale”.