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Arturo Galansino: ‘le mostre di Palazzo Strozzi nel 2021 un nuovo inizio per Firenze’

Intervista al direttore della Fondazione Palazzo Strozzi che ha cambiato il volto del museo fiorentino rendendo Firenze capitale del contemporaneo

 

Arturo Galansino dal 2015 è il presidente della Fondazione Palazzo Strozzi ed è l’uomo che è riuscito nell’impresa quasi impossibile di trasformare Firenze uno dei punti di riferimento per l’arte contemporanea. Negli ultimi anni le mostre di Palazzo Strozzi sono state tra le più visitate in Italia come la retrospettiva sull’artista cinese Ai WeiWei o la grande personale di Marina Abramović o la monografica sul video artista di fama mondiale Bill Viola. In una Firenze post Covid ancora deserta nonostante la riapertura delle frontiere europee che sta attraversando una grossa crisi, non solo turistica, siamo andati a fare qualche domanda all’uomo che ha cambiato la nostra città, per capire qualcosa su come sarà il nostro futuro.

Il Covid ha cambiato le nostre vite, ha cambiato anche il nostro modo di fruire l’arte?

Sono cambiate le visite ai musei, le nostre abitudini. A Palazzo Strozzi ci siamo mobilitati subito per ritornare a una sorta di normalità il più presto possibile. Dal 1° di giugno è riaperta la mostra Tomàs Saraceno e nonostante vada avanti con numeri inferiori ai nostri soliti ritmi, c’è comunque molto interesse e oggi a Firenze la mostra è molto visitata, relativamente a quelli che sono i numeri di questo periodo. L’interesse è sempre molto elevato sia della stampa che del pubblico. Gli strumenti di prevenzione sono semplici ed efficaci, abbiamo un accesso contingentato, è obbligatorio l’uso della mascherina, abbiamo saponi liquidi in giro per il palazzo e si cerca di spingere la bigliettazione digitale invece di quella fisica per evitare code e possibili assembramenti. Palazzo Strozzi anche nei periodi in cui è stato molto visitato è sempre stato capace di mantenere un ritmo fluido di visite, quindi oggi è anche più facile.

In questi giorni abbiamo visto una Firenze diversa, come non era mai stata prima, è stata definita una città fantasma. Ma in un certo senso questo vi tocca meno perché Palazzo Strozzi non è mai stato meta del turismo di massa

A livello numerico è sicuramente vero, i nostri visitatori sono in gran parte turisti nazionali e turisti toscani, e un turismo internazionale di qualità. Il turismo di massa visita raramente Palazzo Strozzi. Adesso però a Firenze non manca solo il turismo di massa ma anche un flusso di turismo qualitativo e nazionale che speriamo torni presto. In un certo senso è vero siamo più ottimisti per il prossimo futuro ma adesso siamo ancora in un momento difficile.


Durante il lockdown l’arte non si è fermata, avete inaugurato il progetto ‘In contatto’ che ha avuto molto successo

Sì è stato un progetto fatto in quattro e quattr’otto, abbiamo reagito a un’emergenza in pochissimo tempo, non eravamo preparati a una lunga chiusura e questo progetto digitale è stato applaudito come uno dei migliori a livello internazionale, è andato molto bene. Abbiamo avuto diversi interventi di approfondimento legati alla realtà che stiamo vivendo, letta attraverso il filtro dell’arte e inoltre abbiamo avuto come ‘special guest’ alcuni degli artisti che hanno esposto o esporranno da noi come Ai Wei Wei , Marina Abramović, Jeff Koons. Il punto di partenza è stata la mostra di Tomàs Saraceno che è stata definita una mostra ‘profetica’ perché ci parlava di come avremmo vissuto già ad inizio febbraio.

Da quando lei è arrivato a Firenze nel 2015 sono cambiate molte cose Palazzo Strozzi è cambiato moltissimo diventando un punto di riferimento per l’arte contemporanea non solo a Firenze ma in tutta Italia, come vede i prossimi anni?

I prossimi anni sono un punto interrogativo per tutti in particolare dopo questa crisi con tutte le conseguenze che andremo a vivere nei mesi e negli anni futuri. Palazzo Strozzi è ottimista forte dei suoi successi, mostre che sono state record numerici e risultati straordinari dal punto di vista qualitativo. Mostre molto amate dalla critica e spesso definite le migliori mostre dell’anno. Palazzo Strozzi è forte dei suoi risultati e guarda avanti con molto ottimismo. Abbiamo un anno che ci aspetta il 2021 molto ambizioso, che è diventato ancora più ambizioso con gli spostamenti dovuti alla pandemia. Le due grandi mostre 2021 di Palazzo Strozzi potranno essere un asset per la città di Firenze per poter ripartire dalla cultura.

Palazzo Strozzi in questi anni è diventato un modello economico  e anche per l’accessibilità dell’arte contemporanea. Come si fa arrivare l’arte contemporanea a tutti, anche ai non esperti?

Al di là della nostra capacità di comunicare contenuti complessi in modo semplice che è una cosa importante per tutti i musei, credo che anche il punto di partenza da cui partiamo per organizzare mostre di arte contemporanea sia utile. Noi cerchiamo sempre di legare le mostre a temi importanti come è stato nel caso della mostra di Tomàs Saraceno in cui abbiamo parlato di iper connessioni, iper mobilità, inquinamento, della distruzione degli ecosistemi. Con Ai Wei Wei in passato abbiamo parlato dell’immigrazione, di ecologia con Carsten Höller. Tutte le volte cerchiamo di toccare temi importanti per il presente, questo aiuta la fruizione e l’interesse dei visitatori che magari non conoscono questi linguaggi, questi artisti ma ne vengono coinvolti perché si parla di temi importanti per la loro esistenza.

Nel marzo 2021 arriverà la grande arte americana poi ad ottobre 2021 Jeff Koons, cosa può raccontarci su queste mostre

Vedremo come procede questa crisi in corso ma il 2021 è un anno di pieno programma con una grande mostra in primavera sull’arte americana dal 61 al 2001, l’anno prossimo sarà anche il ventennale dell’attacco alle torri gemelle,  celebriamo la grande arte americana con una mostra che legge l’arte attraverso il filtro della storia, una periodizzazione mai utilizzata, una mostra originale che toccherà ancora una volta temi molto di attualità, si parlerà di diritti civili e di razzismo attraverso l’arte. Un’altra mostra americana nell’autunno quella di Jeff Koons, la più grande monografica mai fatta in Italia su questo artista. Una mostra che riflette sul tema della lucentezza e delle superfici specchianti, quindi sul riflesso. Una mostra che associa una riflessione filosofica a opere molto spettacolari. Siamo molto ottimisti per queste mostre che potrebbero essere un nuovo inizio per la nostra città.

É possibile immaginare un’arte sostenibile, mostre ecosostenibili?

É vero che ogni movimentazione è inquinante, già con Tomàs Saraceno si rifletteva sull’inquinamento che produce il sistema dell’arte, anche questa mostra è stata costruita in questo senso, con una grande attenzione ad essere meno inquinanti possibile. Certo alcuni trasporti di opere, soprattutto per quelle storiche, saranno sempre necessari. Oggi credo che però potremo soprattutto ragionare su un turismo sostenibile a livello economico, a livello dello sfruttamento delle nostre città d’arte. Ci sono tanti modi di pensare un turismo più sostenibile e credo che Palazzo Strozzi ne sia l’esempio perché non si basa su un turismo di massa, ma un turismo che è più sostenibile per la nostra città. Certo questi sono temi che saranno sempre di più all’ordine del giorno in futuro e nel 2022 abbiamo piani di mostre innovative che guarderanno a un terzo millennio in tutti i sensi.

Per informazioni:
https://www.palazzostrozzi.org

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