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L’estate sta finendo: luci e ombre sulla nuova stagione live in Toscana

Dopo una stagione estiva in cui sono fioriti i piccoli festival si torna ‘indoor’, cosa succederà agli operatori culturali e agli amanti dei concerti?

Concerto

Dopo un’estate che ha visto il clamoroso annullamento dei più grandi festival musicali come il Lucca Summer e il Firenze Rock e dopo una stagione tutto sommato molto ricca e vivace in cui piccoli festival prima timidamente, poi sempre più numerosi si sono fatti strada nella programmazione, con l’arrivo dell’autunno/inverno torna però ad essere grande l’incertezza per chi vive di musica.

Se il periodo estivo paradossalmente ha premiato le realtà più piccole rispetto ai ‘giganti’ del booking che hanno dovuto rinunciare ai grandi nomi provenienti dall’estero, nel momento in cui i concerti dovranno necessariamente svolgersi al chiuso chi non ha modo di organizzarsi con posti a sedere non potrà riaprire. Ci chiediamo anche quali saranno gli organizzatori che con la capienza ridotta a un terzo si potranno permettere di mettere in piedi concerti che faranno in ogni caso incassi più bassi del normale a discapito del musicisti ma anche di tutto lo staff tecnico necessario per mettere in piedi uno spettacolo.

É già certo che molti locali in cui si suona musica dal vivo di Firenze come il Glue e l’Auditorium Flog non riapriranno almeno fino a gennaio 2021, in attesa di un vaccino che per adesso sembra l’unica soluzione per poter tornare a entrare in contatto con perfetti estranei in situazioni pubbliche. Quello che emerge è la netta disparità tra i teatri privati che vivono solo grazie all’incasso dei biglietti e i teatri pubblici che potendo godere del fondi del governo o delle amministrazioni locali riescono ad andare avanti anche con la capienza ridotta a un terzo.

Ma la domanda che gli organizzatori si pongono in realtà è un’altra, finita l’estate e con essa la possibilità di fare spettacoli all’aperto il pubblico avrà voglia di tornare a vedere spettacoli al chiuso? Questa e altre domande abbiamo posto ad alcuni dei rappresentanti della musica live in Toscana.

Massimo Gramigni della PRG ci ha detto: “Attualmente siamo a queste condizioni tutti i locali di pubblico spettacolo devono garantire agli spettatori la distanza di un metro, dato che da schienale a schienale sono circa 80 centimetri, quando vai in un teatro con le sedie o le gradinate fisse devi contare solo i posti a zig-zag. Poi c’è un altro limite, un terzo dell’agibilità, per farti capire attualmente il Mandela ha 2200 posti, il Tuscany Hal 550, il Verdi 500 contando la possibilità di mettere i congiunti nei palchi. Questo è il quadro in cui finito settembre ci troviamo a lavorare. Con queste condizioni l’attività di spettacolo dal vivo in tutta Italia ha una dimensione quantitativa (non qualitativa) molto ridotta, quindi chi ha denaro pubblico del FUS lavora, chi vive di bigliettazione non lavora. É una disuguaglianza non tanto per gli artisti, ma per le maestranze dietro al palcoscenico perchè un macchinista al teatro dell’Opera è sempre macchinista anche se lavora al Tuscany Hall. Io mi chiedo anche: il pubblico ha la serenità per venire a vedere uno spettacolo? Si sente sicuro oppure ha paura? Nell’attività all’aperto abbiamo avuto comportamenti schizofrenici. Per esempio a Fiesole o a Castelnuovo Garfagnana abbiamo avuto una buona risposta, a Villa Bertelli a Forte dei Marmi c’era meno fiducia. Bisogna essere consapevoli che senza pubblico si fa poco, capire come ci giudicano i nostri clienti è fondamentale. Noi abbiamo un’idea che è un’idea-cantiere, che nel grande ci sta il piccino. L’Alfieri Atelier potrebbe andare al Teatro Puccini che adesso ha 178 posti, gli spettacoli del Puccini si spostano al Tuscany Hall e ci saranno due spettacoli Cappuccetto Rozzo e Caveman per cui erano già stati venduti i biglietti. Poi il Tuscany Hall e il Teatro Verdi vengono al Mandela Forum dove potremmo allestire in due periodi dell’anno 28 ottobre – 8 novembre e 27 dicembre – 10 gennaio, è un’ipotesi sia chiaro, una sala teatrale con sicurezza totale rinumerate come il teatro originale. É una follia? Proviamoci.”

Ci vediamo presto, Tuscany Hall
Ci vediamo presto, Tuscany Hall

Simone Giuliani del Glue: “restiamo chiusi per senso di responsabilità”

In questo momento di assoluta incertezza su quella che sarà la diffusione del virus nei mesi invernali – ci ha raccontato Simone Giuliani – non ce la sentiamo di riprendere la programmazione dei live. Sono consapevole del ruolo sociale e culturale che nel suo piccolo ha il Glue sul territorio cittadino e ti assicuro che sono il primo a sentirne forte la mancanza, ma la grande responsabilità che ci si deve assumere e le limitazioni imposte all’organizzazione di eventi di musica dal vivo mi hanno portato alla decisione di attendere ancora almeno fino al prossimo anno. L’associazione culturale Glue come sai si basa sul volontariato di un gruppo di persone che negli ultimi dieci anni hanno dedicato il loro tempo libero (e anche quello non libero) per portarla avanti con passione e dedizione. In accordo con l’Affrico che ospita le nostre attività abbiamo deciso di sospendere le attività di live per riprenderle appena ci saranno le condizioni, si spera il prima possibile.

Il Rock Contest va online con la ‘Computer Age Edition’

Anche il Rock Contest lo storico concorso per band emergenti quest’anno ha fatto un passo indietro e ha preferito annunciare un’edizione che si priva della dimensione live per proseguire online almeno fino alla finale a dicembre che ancora non sappiamo se potrà tenersi sul palco della Flog. Il direttore artistico Giuseppe Barone di Controradio ha detto: “La decisione è di non arrendersi all’inazione che sta attanagliando la scena musicale, eppure i musicisti hanno tantissima musica nuova ma nessun mezzo per farla ascoltare ad un vasto pubblico. Nell’impossibilità di pianificare eventi live in presenza abbiamo pensato, per quest’anno, di varare la “Computer Age Edition”, una edizione online con le serate di selezione trasformate in uno specialissimo format video con i gruppi in gara e ospiti speciali, ed una audience potenziale anche più vasta di quella “in presenza”. Per quanto riguarda la serata finale, che è sempre stato uno degli eventi più importanti a livello nazionale per la musica davvero emergente, speriamo di riuscire, in dicembre, ad organizzarla nella maniera “tradizionale”, se questo non fosse realizzabile sarà anche questa online, e faremo in modo di renderla il più “speciale” possibile!”

Titty Cage: un locale costruito da zero secondo le norme anti-Covid

In questa complicata situazione c’è chi un locale per concerti se lo è costruito da zero, pensandolo proprio per rispettare le norme di sicurezza anti-Covid, forse l’unico raggio di speranza per gli amanti dei live rock a Firenze. E’ il nuovo Titty Cage fondato da Marco Corvitto e Massimiliano Gargano, Flavio Angelini che abbiamo raggiunto al telefono ci ha raccontato: “Apriremo a Firenze in viale del Visarno, 4, giovedì 17 settembre, c’è un palco di 6 metri per 4 coperto e con queste dimensioni sarà possibile assicurare il distanziamento tra i musicisti. Appena finisce il palco parte un tendone enorme, una struttura di 15 metri per sei più o meno, sotto ci saranno tavolini quindi solo posti a sedere a cui si potrà accedere tramite prenotazione. Cerchiamo di fare una specie di estivo/invernale, quando arriverà il freddo ci attrezzeremo con delle stufe a fungo per tenere la zona più riscaldata possibile. Saremo forse l’unico posto dove si potrà fare musica dal vivo, per fortuna abbiamo questo spazio enorme che ci permette di montare questo tendone all’esterno. Ai lati di questa veranda ci sarà una casettina col bar e poi subito dopo il food tra per cenare, più un’altra casettina all’ingresso per il tesseramento.”

Emiliano Colasanti: “per i media e una parte della popolazione questo è un virus che si prende quando ci si diverte”

Vorrei concludere questo lungo articolo con la testimonianza del giornalista e produttore Emiliano Colasanti che qualche giorno fa nella sua newsletter scriveva così: “È dall’inizio della fase due che ho la strana sensazione che per i media e una parte della popolazione questo sia un virus che si prende quando ci si diverte, mentre i posti di lavoro, i mezzi pubblici, i ristoranti e le chiese ne siano immuni. Ho deciso di smettere di usare parole che portano in dote retaggi antichi che profumano di privazione della libertà e che negli ultimi sei mesi sono tornate di fortissima attualità. Non ne faccio un discorso linguistico, ma proprio di mentalità. Vedo tantissima gente che si è auto-insignita del ruolo di sergente di un qualcosa e che passa tanto tempo a sindacare sui comportamenti altrui e sul mancato rispetto delle regole da parte degli altri. Sempre e solo degli altri. Perché noi italiani siamo così: un popolo di santi, poeti, navigatori e delatori con la mascherina sempre messa rigorosamente SOTTO il naso.”

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