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Black History Month Florence: tre mostre alle Murate celebrano la cultura afrodiscendente

Il progetto “Common Time” mette in relazione artisti e artiste con i materiali d’archivio dello scrittore William Demby, che visse e lavorò all’American Academy in Rome negli anni Cinquanta, attivando un dialogo che attraversa luoghi, generazioni e differenti livelli di memoria

T.J. Dedeaux-Norris, Heather Hart e William Demby sono i tre protagonisti del Black History Month Florence, il festival che celebra le culture afro-discendenti in Italia.

Le mostre saranno allestite dal 12 febbraio al 12 aprile 2026, presso il MAD Murate Art District in collaborazione con l’American Academy in Rome, con il sostegno di Regione Toscana – Bando ToscanaIncontemporanea 2025 – e il contributo di Fondazione CR Firenze.

Il progetto “Common Time” mette in relazione artisti e artiste con i materiali d’archivio dello scrittore William Demby, che visse e lavorò all’American Academy in Rome negli anni Cinquanta, attivando un dialogo che attraversa luoghi, generazioni e differenti livelli di memoria.

Roma e Firenze emergono così come poli interconnessi, legati da una storia comune di scambi culturali e da interrogativi condivisi su memoria, confinamento e trasformazione. .

Triplet Consciousness_BHMF 2026_MAD Murate Art District

Le mostre

MAD Murate Art District presenta tre progetti espositivi che intrecciano esperienza quotidiana, corpo e memoria storica, proponendo una riflessione condivisa sul tempo, l’identità e la comunità.

In Black Body, Ancient City, T.J. Dedeaux-Norris presenta una serie di oltre cento collage che compongono una poesia visiva frammentata, in cui il corpo black entra in relazione con l’architettura monumentale e gli spazi civici, tra gesti di intimità, ritualità e tensioni sociali. L’installazione è arricchita da un intervento murale e da una postazione di ascolto che estende la mostra alla dimensione sonora e riflessiva.

Con Triplet Consciousness, Heather Hart trasforma invece lo spazio espositivo in un ambiente attraversabile fatto di rampe, impalcature e tessuti, invitando il pubblico a muoversi e a ridefinire confini, soglie e modalità di relazione, in un’architettura in continuo mutamento.

La terza mostra, ospitata nelle ex celle, nasce dalla residenza di Black Archive Alliance ed è dedicata all’archivio di William Demby. Attraverso manoscritti, materiali d’archivio, documentazioni performative e un adattamento filmico, il progetto rilegge The Angel in the Death Cell come opera viva, inserendola in una storia più ampia di incarcerazione, resistenza e pratica artistica contemporanea.

Le tre mostre propongono un tempo condiviso in cui storie individuali e collettive si incontrano, confermando le Murate come luogo di ricerca, memoria e sperimentazione culturale.

Black Body, Ancient City_BHMF 2026_ MAD Murate Art District
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