Il 3-0 finale dice Conegliano, ma non dice la verità. O, almeno, non la dice tutta. Perché la prima storica finale di Coppa Italia della Savino Del Bene Scandicci è stata una battaglia vera, durissima, giocata sul filo in ogni parziale e decisa solo nei dettagli. Tre set, tre volte ai vantaggi (31-29, 26-24, 27-25), tre volte con Scandicci avanti nei momenti chiave, senza però riuscire a trovare l’ultimo passo per chiuderla. Un risultato che non fotografa fino in fondo quanto la squadra di Gaspari sia stata dentro la partita, mentalmente e tecnicamente, contro la corazzata Conegliano, che si aggiudica l’ottava Coppa Italia della sua storia, la settima consecutiva.
All’Inalpi Arena, davanti a oltre 12mila spettatori, la Savino Del Bene Volley gioca una finale vera, fatta di ritmo, intensità, personalità. Tiene il campo, risponde colpo su colpo, costruisce vantaggi, li difende, li perde e li ricostruisce. Ma alla fine paga la lucidità nei momenti decisivi e anche le condizioni fisiche non perfette di Ekaterina Antropova, visibilmente affaticata, comunque capace di 16 punti ma meno incisiva del solito nei frangenti che pesano.

Il primo set è già un manifesto della serata: avvio forte di Conegliano, reazione immediata di Scandicci, sorpasso, allungo fino al 13-16, poi il punto a punto infinito che porta ai vantaggi. Le toscane hanno più di un set point, ma Conegliano è cinica, lucida, spietata nei momenti che contano. Finisce 31-29, con un muro che spezza l’equilibrio.
Il copione non cambia nel secondo parziale: Scandicci avanti, gestione del ritmo, buona qualità in ricezione e costruzione del gioco. Ancora una volta, però, il finale è una lotteria emotiva e tecnica in cui Conegliano trova le giocate pesanti, mentre la Savino Del Bene spreca qualche occasione di troppo. 26-24.
Nel terzo set Scandicci ci riprova, con coraggio e carattere. Prova più volte a scappare, viene sempre ripresa, arriva di nuovo ai vantaggi. È una partita di nervi, di dettagli, di centimetri. Conegliano è più lucida, più cinica, più solida nei momenti chiave. 27-25 e Coppa Italia alle venete.
Le statistiche raccontano una gara vera: Skinner chiude a 17 punti, Antropova a 16, Weitzel e Bosetti solide nel contributo complessivo. Scandicci riceve meglio, mette più pressione dai nove metri, ma perde la battaglia a muro e, soprattutto, quella mentale negli ultimi scambi. Ed è lì che le finali si decidono.

“C’è un personaggio abbastanza conosciuto che dice che chi vince esulta e chi perde spiega. Oggi, francamente, c’è tanto da recriminare da parte nostra, perché io personalmente penso che abbia vinto la squadra più forte. Continuo a sostenere che Conegliano, quando alza i giri, diventa difficilissima da affrontare. Oggi però, nonostante una partenza che è la prima volta che vedo dalla mia squadra – nei primi quattro punti eravamo nervose, e sinceramente senza motivo – dal 4-0 per loro siamo passati al 16-13 per noi. In tutti e tre i set siamo stati avanti nella fase centrale e abbiamo sprecato delle opportunità, probabilmente per una gestione dei colpi non ottimale, ma anche per merito loro, sia ben chiaro. Da parte mia, e penso da parte di tutte le ragazze, c’è un grande rammarico, perché quando si perde una partita del genere, decisa da tre azioni, resta tanto amaro in bocca. Se fosse finita 3-0 per noi, credo che nessuno avrebbe detto qualcosa di diverso, perché siamo andati ai vantaggi in tutti e tre i set. Il problema è sempre lo stesso: vince chi arriva due punti sopra l’altra squadra” così ha commentato Marco Gaspari, allenatore della Savino del Bene Volley al termine della partita.
Ora non c’è tempo per fermarsi. La stagione entra nella sua fase più calda. Campionato e Champions League tornano subito al centro della scena, con l’Europa già alle porte.