Zé Caveira, Diabo Branco e Bicho sono i Caveiras trafficanti di ritmi ossessivi, già militanti in band fiorentine come Tribuna Ludu, Sex Pizzul e Bud Spencer Drunk Explosion.
Nascono da una visione: durante una visita nella favela di Rocinha, nel 2010, la loro musica è un punk-funk-dub ossessivo e fortemente percussivo.
Il nuovo album, “Guerra Total Na Boca Do Lixo” (Guerra Totale Nella Bocca dell’Immondizia) in uscita il 13 febbraio 2026, rappresenta la piena maturazione del loro linguaggio: un sound globale che resta radicalmente percussivo ma amplia le possibilità narrative, come negli otto minuti cangianti di “Campo De Guerra” o nella dimensione rituale di “Santo Selvagem”, con la voce ospite della straordinaria Serena Altavilla.
Il titolo dell’album viene dal film culto O Bandido da Luz Vermelha (1968) di Rogério Sganzerla, ispirato ai crimini del famoso rapinatore della vita reale João Acácio Pereira da Costa, soprannominato il “bandito a luci rosse”.
La Boca do Lixo, quartiere degradato di São Paulo, diventa per i Caveiras un luogo mitico, non più geografico ma interiore, un santuario degli sconfitti, dei diseredati, di chi vive ai margini.
È lì che si combatte la Guerra Santa dei Pezzenti: una ribellione contro un potere che concentra ricchezza e libertà, erodendo diritti ovunque, non solo nel cosiddetto terzo mondo.
I Caveiras presenteranno in anteprima il disco sabato 14 febbraio alle ore 17.30 al negozio di vinili Logout Records di Firenze, mentre il tour vero e proprio prenderà il via a marzo con tre date in Toscana.

Ecco la nostra intervista a Zé Caveira
Il progetto Caveiras nasce a Rocinha, che cosa è successo di preciso?
Zé Caveira: È un episodio che risale a molto tempo fa. La prima volta che sono stato in Brasile era il 2010, ho visitato la favela di Rocinha che è la più grande di Rio de Janeiro. Ero lì con una ONG che organizzava queste visite il cui ricavato andava in progetti dentro la favela. Uno pensa sempre che le favelas siano luoghi pericolosi in cui puoi essere sgozzato o rapinato, che può succedere per carità, ma in realtà sono luoghi abitati da persone normali. La stragrande maggioranza delle persone che ci abitano sono come me e te. È bello poter vedere questa realtà da vicino. A un certo punto della visita si sono avvicinati due ragazzini che studiavano in una scuola di Samba, che si sono messi a fare uno spettacolo improvvisato di percussioni per raccattare qualche spicciolo. Erano piccoli, dieci massimo dodici anni, uno suonava una latta e uno un secchio di plastica, hanno fatto uno spettacolo di una potenza incredibile, erano due ma sembravano 15. Ho pensato che sembravano gli Einstürzende Neubauten, musica dai rifiuti. Da lì è nata l’idea.
A volte la brutalità del capitalismo è talmente soverchiante e ci fa sentire impotenti. Sarebbe bello potersi appellare a forze extra-umane per poter controbattere situazioni di questo tipo, fare un patto col Diavolo per sconfiggere il capitalismo
Il Brasile per quanto riguarda la musica è un mondo a sè, noi europei spesso conosciamo i grandi cantautori ma ignoriamo tutta la musica più recente. Voi che tipo di ricerca fate?
In Brasile c’è una vasta gamma di stili. Io sono entrato nel trip della musica brasiliana attraverso il post-punk, intorno al 2004 uscì una compilation per l’etichetta tedesca Man Recordings, che si chiamava “Não Wave – Brazilian Post Punk 1982 – 1988”. È stato il primo gancio per scoprire quello che veniva da tutto quel mondo. Ho conosciuto i grandi classici come Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque, fino alle cose meno nobili. Per esempio una grande fonte di ispirazione per i nostri ritmi è il Baile funk che è un po’ come i neomelodici napoletani, nel senso che è musica che nasce dalla favela per la favela senza particolari velleità artistiche, con testi spesso misogini, impostati sulla sessualità. In termini musicali però è interessante.
Guerra Total Na Boca Do Lixo si ispira a un film che racconta la vita di un bandito João Acácio Pereira da Costa, un ribelle senza causa, non esattamente un Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri, mi sembra anzi una figura un po’ più oscura…
Più che alla persona reale il disco si ispira al personaggio del film, in cui la storia è molto più romanzata. Nella realtà il soggetto non è morto, è stato arrestato e scarcerato nel ’98. Nel film si suicida pur di non cadere nelle mani della polizia. Non è un buono, è una scheggia impazzita che è l’espressione di quello che il suo ambiente ha generato. Cresce senza prospettive e quindi cerca di farsi strada nella vita come può, con modalità sbagliate. L’idea dietro al disco era questa, spesso nel mondo occidentale siamo molto rapidi a dare giudizi su altre situazioni senza sapere quello che c’è dietro. L’etichetta di terrorista oggi viene usata con grande nonchalance per le situazioni che non ci piacciono.
I vostri testi affrontano diseguaglianze sociali e pratiche magiche: quanto la dimensione politica e quella spirituale si intrecciano nella scrittura?
Non so quanto la magia e la politica possano avere in comune, i testi dei Caveiras sono testi di fantasia. Abbiamo uno pseudonimo perché quando siamo sul palco interpretiamo dei personaggi. Chiaramente io credo in quello che scrivo, però non vado in strada a tirare le Molotov, non ancora quanto meno. A volte la brutalità del capitalismo è talmente soverchiante e ci fa sentire impotenti. Sarebbe bello potersi appellare a delle forze extra-umane per poter controbattere situazioni di questo tipo, fare un patto col Diavolo per sconfiggere il capitalismo.
La musica può essere uno strumento contro il capitalismo, se non altro ci mantiene vivi
La musica per chi la fa è una necessità, un gruppo come noi non lo fa per soldi, altrimenti avremmo già smesso, lo facciamo per urgenza. Per chi la ascolta è un’ancora di salvezza. Se parlo da ascoltatore la musica permea tutta la mia vita ed è uno dei piaceri più grandi. Detto ciò non so quanto possa essere strumento di cambiamento sociale oggi come oggi. Diciamo che quello che si può fare è cercare di fare musica nella maniera più etica possibile. Per esempio mettere la musica su piattaforme di streaming come Spotify non ha senso.
La traccia Santo Selvagem vede la partecipazione di Serena Altavilla: come è nata questa collaborazione?
Con Serena ci conosciamo dall’alba dei tempi. Abbiamo partecipato al Rock Contest del 2005, quando all’epoca suonavamo nei Tribuna Ludu, lei partecipava con i Baby Blue. Si è stabilito un legame che poi negli anni è rimasto. L’abbiamo seguita nei Solki, nei Blue Villa e anche nel suo progetto solista, sempre con grande ammirazione. È una cantante molto brava nonchè una splendida persona. Venne a vederci in un concerto a Prato e ci disse che le sarebbe piaciuto lavorare con noi in futuro. Santo Sevagem è un pezzo sciamanico, misterioso e si prestava ad essere cantato da qualcuno più bravo di me. Gliel’ho proposto, a lei l’idea è piaciuta e ha fatto un lavoro incredibile. Senza che io le dicessi niente ha fatto una cosa che mi ha ricordato Gal Costa nel primo disco di Caetano Veloso “Domingo” come toni, come appoggio della voce. All’inizio volevo tagliare e incollare le sue improvvisazioni per avere dei campioni da usare dal vivo, ma ha fatto una cosa talmente bella che poi abbiamo lasciato integralmente com’era perché era perfetta.
Preorder del disco: https://ur-suoni.bandcamp.com/album/guerra-total-na-boca-do-lixo
Il tour dei Caveiras
Sabato 7 marzo – FAENZA, Clan Destino
Venerdì 13 marzo – TORINO, Bocciofila Vanchiglietta
Sabato 14 marzo – MILANO, Cox18
Venerdì 20 marzo – FIRENZE, ExFila
Venerdì 10 aprile – PISA, Cantiere San Bernardo
Sabato 25 aprile – AREZZO, Art of Noise / Centro Onda D’Urto
