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Immersione nel rumore: il rito estremo degli A Place to Bury Strangers arriva a Firenze

Martedì 21 aprile gli A Place To Bury Strangers saranno in concerto all’Exfila di Firenze per l’unica tappa toscana del tour europeo 2026, in apertura Kontravoid. Il live è sold out

A Place To Bury Strangers - © Louise Fenton

Arrivano da New York con un suono che non concede tregua e che dal vivo si trasforma in un’esperienza quasi rituale: gli A Place to Bury Strangers sono pronti a travolgere il pubblico dell’ExFila martedì 21 aprile, per un concerto già sold out.

Guidata da Oliver Ackermann, la band ha costruito negli anni un’identità sonora radicale, in cui post-punk, noise-rock, shoegaze e psichedelia si fondono in un flusso ipnotico e abrasivo, capace di spingersi fino ai confini della sperimentazione.

Con una formazione rinnovata — che vede al loro fianco John e Sandra Fedowitz — e una costante tensione verso nuove direzioni, il gruppo continua a ridefinire il proprio linguaggio, anche attraverso la label indipendente Dedstrange.

In occasione della tappa fiorentina, abbiamo parlato con la band per farci raccontare da vicino questo viaggio sonoro, tra visioni, distorsioni e quella ricerca quasi “sciamanica” che rende ogni loro live un’esperienza totalizzante.

Ecco la nostra intervista alla band

Il vostro sound viene spesso descritto come un’esperienza fisica quasi travolgente: quanto di questa “tempesta sonora” è pianificato e quanto è istintivo?

È pianificato solo nel senso che vogliamo vedere fino a che punto riusciamo a spingere il muro del suono e come possiamo manipolarlo per sfondare dall’altra parte di qualcosa che non sappiamo nemmeno cosa sia. È un po’ come lanciare un televisore con tutta la nostra forza il più in alto possibile da un edificio di 100 piani: forse stiamo migliorando nel lanciarlo più in alto, ma alla fine cade sempre a terra.

vogliamo vedere fino a che punto riusciamo a spingere il muro del suono e come possiamo manipolarlo per sfondare dall’altra parte di qualcosa che non sappiamo nemmeno cosa sia

Ai vostri concerti, l’impatto è totalizzante, con il volume, le luci e l’immersione sensoriale: qual è il vostro rapporto con le esibizioni dal vivo rispetto al lavoro in studio?

Siamo solo bambini in parchi giochi diversi: in uno abbiamo un’enorme quantità di luci e amplificatori molto potenti, ma in entrambi stiamo semplicemente sperimentando ciò che possiamo fare in quel momento e ci divertiamo un mondo nel farlo. In entrambi gli ambienti tendiamo a spingere un po’ troppo sui pulsanti.

Nel corso degli anni avete mantenuto una forte coerenza stilistica pur evolvendovi: quali sono stati i cambiamenti più significativi nel vostro percorso recente?

È difficile dirlo perché ci lavoriamo costantemente e lo facciamo da così tanto tempo che tutto avviene in modo naturale. Non ci tiriamo indietro, se vogliamo provare qualcosa la proviamo. Direi che ci siamo evoluti in una direzione diversa per quanto riguarda il nostro sound e la comprensione di ciò che vogliamo realizzare oggi, ma siamo sempre a un livello più alto rispetto a prima. Stiamo percorrendo un nostro percorso unico, esplorando ciò che ci ha sempre attratto: gli estremi.

Le vostre influenze spaziano dallo shoegaze al noise e al post-punk: ci sono artisti o scene contemporanee a cui vi sentite particolarmente vicini oggi?

Ce ne sono molte, ci sono tantissimi artisti pazzeschi in giro oggi e ne amiamo tantissimi. Penso che il mondo sia piuttosto incasinato e che dobbiamo abbandonare le stronzate elitarie e unirci come persone e musicisti. Non abbiamo una scena particolare e preferiamo la diversità.

Stiamo percorrendo un nostro percorso unico, esplorando ciò che ci ha sempre attratto: gli estremi

In un’epoca caratterizzata da un ascolto digitale frenetico, la vostra musica richiede attenzione e presenza: si tratta di una scelta “controcorrente” o semplicemente di una necessità espressiva?

Scriviamo semplicemente la musica che ci attrae. Ho sempre stabilito una regola con la mia band: suonare sempre musica ad alta intensità, tutto qui. Se seguiamo o andiamo contro le tendenze, non lo so e non mi interessa davvero. Penso che le persone si orientino verso l’ascolto digitale per la facilità e l’accessibilità economica dell’ascolto della musica, e noi siamo accessibili ma forse non facili da ascoltare.

Guardando al futuro, state esplorando nuove direzioni sonore o tecnologiche che potrebbero sorprendere chi vi segue da anni?

Costruiamo sempre nuovi manipolatori di suono e scriviamo canzoni strane, ma probabilmente si tratta di qualcosa che suona in qualche modo affine a ciò che facciamo. Forse come una macchina per il karaoke che amplifica uno stereo portatile durante una telefonata attraverso dei walkie-talkie trasmessa in diretta televisiva, filmata in 8 mm e proiettata al cinema locale.

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