Un viaggio all’indietro, fino al 2003. È lì che comincia la storia di Marco Galli con la danza. “La ragione è molto semplice, potrai capire – racconta sorridendo – uno comincia a ballare per un motivo solo“. Una ragazza, un tentativo non andato a buon fine. “Lei non ha corrisposto le mie intenzioni, però mi ha lasciato l’amore per la danza“. Un amore che non si è più spento.
Galli è stato il terzo ballerino in carrozzina a iniziare a ballare in Italia. I risultati non sono arrivati subito. “Ho dovuto lottare con tante situazioni prima di arrivare ai traguardi“. La carriera internazionale prende forma dal 2018, ma le soddisfazioni più importanti si concentrano tra il 2022 e il 2023: secondi posti in Coppa del Mondo, il titolo italiano assoluto nella categoria combi, il successo contro la campionessa europea in carica, una semifinale mondiale.

Poi, a 39 anni, la scelta di fermarsi con le competizioni. “Ho detto basta. Volevo allargare il movimento, andare verso qualcosa di più artistico, più mainstream, per lanciare un messaggio serio e bello sulla disabilità“. È da qui che nasce il progetto Non sono il tuo eroe, un’idea ancora in evoluzione ma già molto chiara nell’intenzione.
Nel frattempo, arriva un messaggio Instagram. Un DM inaspettato. È l’inizio del percorso che lo porterà sul palco delle cerimonie di apertura e chiusura delle Paralimpiadi di Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. L’apertura si terrà all’Arena di Verona, uno dei luoghi simbolo dello spettacolo italiano.
“È stato un DM, sì. Ho risposto e poi è partito tutto“. Un ingaggio che lo vedrà protagonista in entrambe le cerimonie. Se nella chiusura non sarà l’unico atleta in carrozzina, nell’apertura rappresenterà da solo il movimento della danza paralimpica. “Sapere che i ragazzi sono contenti che sia io a rappresentarli è un orgoglio importante“.

L’emozione è forte, ma la gestione è concreta. “È un universo parallelo. La cerimonia me la sto gestendo completamente da solo“. Niente manager in questa fase, solo accordi che entreranno in gioco dopo. Nel frattempo, prove, indicazioni dall’agenzia – Filmmaster – e una preparazione che non lascia spazio all’improvvisazione.
“Dovrò fare cose che non ho mai fatto in vita mia, e in mondovisione“. Non solo latino americano, dunque. La testa è già lì, anche quando è a casa. “Preparazione fisica, mentale, ripasso delle coreografie“. Un impegno che richiede concentrazione continua. “Mi sto concentrando secondo per secondo. È l’unica via d’uscita da questo turbine di emozioni“.
La quotidianità è rigorosa. Allenamenti tutti i giorni, tra aerobico e anaerobico. Una palestra allestita in casa: rack, pesi, panca, cyclette. Una scheda preparata dalla personal trainer. E poi lo specchio in camera per lavorare sulla tecnica, con il supporto della maestra di ballo e un appuntamento fisso settimanale a Piombino, dopo 180 chilometri di viaggio da Firenze. “Devo essere nelle condizioni migliori, altrimenti quel tempo sarebbe vano“.

Il progetto Non sono il tuo eroe nasce da un’esigenza precisa: cambiare il racconto della disabilità fisica. “Non siamo supereroi, non siamo persone sfortunate. Siamo persone. Siamo atleti“. Allenamento, alimentazione, recupero, fisioterapia: “Non c’è niente di diverso“.
Secondo Galli, però, il cambiamento passa anche da chi vive la disabilità. “Dobbiamo essere noi a condividere sogni, aspirazioni, bisogni. Il mondo è pensato per chi sta in piedi, nei ritmi e nei tempi. Se vogliamo cambiare approccio, dobbiamo metterci in discussione“. Un messaggio che, dice, arriva soprattutto ai giovani. “Se comincio a parlare, mi ascoltano“.

Dopo Milano Cortina, il futuro resta aperto. Galli continuerà il suo lavoro in ufficio, ma non esclude nuovi sviluppi per il progetto. “A 40 anni il mio obiettivo è far cambiare un po’ la mentalità delle persone rispetto alla disabilità fisica“. Magari proprio partendo da un palco. Perché oltre a essere ballerino, è anche cantante. “Chissà, magari un pezzettino dall’Arena riuscirò a farlo“. Per ora, però, resta fedele alla sua linea: “Step by step. Già essere lì, con quell’allestimento, è qualcosa che mi rende orgoglioso“.