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“Io Mostro, Tu Mostri” al Teatro Florida i copi non conformi del collettivo queer CRAC

Sabato 14 febbraio al Teatro Cantiere Florida di Firenze debutterà in prima assoluta il collettivo queer CRAC con uno spettacolo nato da tre anni di ricerca artistica sul concetto di mostruoso. Chi è veramente il mostro? Siamo sicuri che anche noi non siamo un po’ “mostri”?

Io Mostro, Tu Mostri

La parola “mostro” viene dal verbo latinomonere” che significa ammonire, il mostro è un messaggio, un monito, che ci avverte che un confine può essere attraversato.

Il mostro è un custode del passaggio da un mondo all’altro, ma allo stesso tempo la rivelazione di qualcosa che si trova al di là, un segno premonitore della crisi delle categorie.

“Io Mostro Tu Mostri” è l’ultimo lavoro del collettivo queer CRAC, in debutto assoluto a Firenze sabato 14 febbraio al Teatro Cantiere Florida, e nasce da una domanda radicale: chi sono oggi i mostri e chi produce la mostruosità?

Dopo tre anni di ricerca artistica, lo spettacolo indaga il mostruoso come costruzione politica e sociale, mettendo in dialogo la mostrificazione dei corpi non conformi con l’orrore ormai normalizzato dei nuovi autoritarismi.

Attraverso pratiche performative collettive, il progetto ha attraversato spazi occupati, collettivi trans, associazioni queer e contesti artistici, scegliendo di partire dalle soggettività marginalizzate: corpi di genere non conforme, razzializzati, poveri, precari, “scartati”.

In scena, il pubblico è coinvolto fin dall’inizio nella costruzione di un muro di scatole di cartone: contenitori simbolici delle categorie, delle norme e dei desideri repressi.

Tre corpi inscatolati, senza volto, abitano questo paesaggio ambiguo, sospesi tra merce e presenza viva, tra invisibilità e scelta consapevole di mostrarsi. “Io Mostro Tu Mostri” è un atto politico e poetico che rivendica il queer come antidoto alla pretesa di uniformità, e il mostruoso come possibilità di immaginare altri corpi, altri sguardi, altre forme di esistenza.

“Il progetto prima di diventare una performance è stato un laboratorio, un workshop di comunità – ci ha raccontato Andrea Bianca Maragliano una delle performer – Questo è il terzo anno che portiamo questa pratica laboratoriale in giro, provando a intercettare tutti gli spazi che potevano essere spazi di persone mostruose, che non accedono ai linguaggi della danza, del teatro. Siamo partite da spazi indipendenti, che da una parte manifestavano la volontà di stare a contatto con questi linguaggi, ma soprattutto dai collettivi di persone di genere non conforme. Quindi non siamo partite con l’idea di fare uno spettacolo, ma da un laboratorio e tutte le riflessioni e i materiali sono confluiti in questo spettacolo.”

Che cos’è per voi il “mostro”?

Il mostro da una parte, è una figura rassicurante che avvisa e mette in guardia, però dall’altra è anche qualcosa di orroristico e che fa paura. Questa ambiguità del mostro è esattamente come l’ambiguità della scatola, che da una parte ti costringe, dall’altra ti libera, perché se io non ho lo sguardo delle altre persone addosso, questo cambia il mio movimento. Perché lo sguardo è il primo dispositivo di potere che mostrifica. È una cosa che abbiamo vissuto tutte, anche a scuola bastava lo sguardo di qualcuno per farci sentire inadeguate.

lo sguardo è il primo dispositivo di potere che mostrifica. È una cosa che abbiamo vissuto tutte, anche a scuola bastava lo sguardo di qualcuno per farci sentire inadeguate

Ad un certo punto, andando avanti con la ricerca, questa idea del mostruoso non ci bastava più. Era troppo rassicurante pensare al mostruoso solo come al margine, al liminale o allo scarto, e quindi come qualcosa di lontano da noi. Tradizionalmente il mostro viene allontanato, allontanato proprio fisicamente, ai mostri viene tolto il volto, viene tolta la voce, i vampiri non si specchiano, c’è un’opera di cancellazione e allontanamento. Per esempio i centri per migranti non sono costruiie nel centro delle città, ma fuori, le carceri sono fuori, sono tutti dei modi per allontanare, i mostri possono vivere solo di notte, nascosti. 

La storia di Rick Jacobs: Amazon e la produttività mostruosa

Ci siamo chiesti quindi non solo chi è il mostro, ma chi lo produce. – prosegue Bianca Maragliano – Anche dietro a un pacco Amazon c’è un processo mostruoso. Ci sono processi mostruosi che sono vicini a noi, che noi agiamo, ognuno di noi ha una parte di mostro che rivela o non rivela, o partecipa o no a dei meccanismi mostruosi o meno mostruosi.

Siamo vittime e carnefici insieme, non esistono più buoni e cattivi, siamo tutti impastati nella complessità di questo mondo

Abbiamo scelto di portare in scena l’oggetto scatola ispirate dalla storia di Rick Jacobs, che è un operaio Amazon che è morto durante il turno di lavoro, e per non rompere la catena produttiva è stato nascosto dietro un muro di scatole.

C’è un articolo su The Guardian che spiega bene tutta la storia. I suoi colleghi hanno continuato a lavorare con lui morto dietro lo scatole, perché era il periodo natalizio e interrompere quella giornata sarebbe stato troppo. Solo il giorno dopo i suoi colleghi hanno scoperto che Rick era morto. Questo è mostruoso, però non ha i tratti canonici del mostruoso, dell’esotico, dell’orrorifico, Amazon lo usiamo tutti, anzi è molto facile, il logo è un sorrisetto, è tutto alleggerito.

Così abbiamo spalancato l’idea del mostruoso, provando ad avvicinarlo, e a non pensarlo sempre come qualcosa di lontano e che non ci appartiene, ma ci siamo dentro, lo agiamo per prime e per primi. Siamo vittime e carnefici insieme, non esistono più buoni e cattivi, siamo tutti impastati nella complessità di questo mondo. 

Io Mostro, Tu Mostri

 

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