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L’arte “rovesciata” del tedesco Georg Baselitz in mostra al Museo Novecento

A marzo arriva a Firenze una grande retrospettiva sull’artista tedesco che per sfidare le convenzioni ha rovesciato la realtà. Le sue opere trasmettono il trauma e la frattura della Germania del dopoguerra, mescolando memoria storica e provocazione visiva

Dal 25 marzo al 13 settembre 2026, il Museo Novecento di Firenze accoglie l’artista tedesco Georg Baselitz nella mostra “AVANTI!”.

Distribuita sui tre piani del museo, la mostra riunisce circa 170 opere, tra stampe, dipinti e sculture, restituendo la complessità e la radicalità di una ricerca che attraversa oltre sessant’anni di lavoro.

Si tratta di un progetto espositivo di ampio respiro che mette al centro una dimensione fondamentale e spesso meno esplorata della pratica di Baselitz: l’incisione.

Le opere selezionate raccontano la varietà dei temi affrontati dall’artista e ribadiscono la sua idea di arte come processo, trasformazione e gesto sovversivo, lontano da ogni forma di armonia rassicurante.

Il legame di Georg Baselitz con la Toscana

La mostra mette inoltre in luce il legame profondo tra l’artista e Firenze, città che ha avuto un ruolo decisivo nella sua formazione.

Baselitz soggiorna a Firenze per circa sei mesi nel 1965, dopo aver vinto la borsa di Villa Romana, entrando in contatto con l’arte anticlassica ed espressionista del Cinquecento italiano, in particolare con Rosso Fiorentino, Domenico Beccafumi e Jacopo da Pontormo.

Tra il 1976 e il 1981 torna più volte in città, fino alla mostra personale del 1988 presso la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.

La mostra offre l’opportunità di confrontarsi con una delle più grandi personalità della storia dell’arte, non solo del nostro tempo, che ha saputo demolire la tradizione figurativa per rigenerarla dalle sue stesse ceneri.

Georg Baselitz

Chi è Georg Baselitz?

Nato nel 1938 in Germania come Hans-Georg Kern e cresciuto tra le rovine della Seconda guerra mondiale, Baselitz fa della distruzione, financo della tragedia storica, culturale e sociale, una matrice fondante della propria opera.

Figura pionieristica e anticonformista del secondo dopoguerra, l’artista ha promosso un rinnovamento radicale del linguaggio artistico, mettendo in crisi l’ordine accademico e rifiutando ogni modello precostituito.

La sua “arte della distruzione” nasce dal desiderio di liberare la pittura dai vincoli della rappresentazione tradizionale: capovolge spesso le figure, distorce corpi e paesaggi, e usa pennellate pesanti e violente per dare alla materia pittorica un ruolo centrale.

Le sue opere trasmettono il trauma e la frattura della Germania del dopoguerra, mescolando memoria storica, drammaticità espressiva e provocazione visiva. Baselitz non cerca la bellezza consolatoria, ma l’impatto emotivo, la forza del gesto e la rottura delle convenzioni artistiche.

L’arte “rovesciata” di Georg Baselitz

Baselitz ha iniziato a dipingere le figure capovolte negli anni ’60 come gesto radicale: voleva staccare l’attenzione dal soggetto narrativo per concentrarla sulla pittura stessa — il colore, la pennellata, la materia.

Capovolgere un uomo o un paesaggio significa renderlo estraneo, destabilizzante, quasi astratto, obbligando lo spettatore a guardare la forma e l’energia del quadro, non la storia che racconta.

“Der Wald auf dem Kopf” (La foresta sulla testa) è considerato il suo primo dipinto “capovolto” (1969).

Georg Baselitz

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