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Nasce il Maglificio Sociale: formazione e lavoro per le donne disoccupate

Nove donne impareranno l’arte del rimaglio e del rammendo grazie al progetto promosso da Rifò e dalla Cooperativa Sociale Manusa. Al termine del percorso, almeno due saranno assunte e le altre accompagnate verso nuove opportunità nel distretto tessile

Recuperare un antico sapere artigianale e trasformarlo in un’opportunità di lavoro e un’occasione concreta di autonomia.

È questo l’obiettivo del Maglificio Sociale, il progetto promosso da Rifò e dalla Cooperativa Sociale Manusa per formare nuove professioniste del rimaglio e del rammendo, due competenze sempre più rare ma fondamentali per la qualità della maglieria.

Sono pronti a partire i percorsi formativi retribuiti presso il Maglificio Diana, destinati a nove donne disoccupate.

Il progetto punta a rispondere a una triplice esigenza: preservare il patrimonio artigianale del distretto tessile di Prato e Pistoia, offrire nuove prospettive occupazionali a persone che incontrano difficoltà nell’accesso al mondo del lavoro e garantire la tracciabilità della fliera produttiva.

La formazione prevede complessivamente 180 ore e sarà possibile anche grazie alla collaborazione di sei maglifici del territorio: FMF, ITES, Anapurna, Maglificio Bartolini e Bonaparte che metteranno a disposizione macchinari e formatori. 

Al termine del percorso, con l’inizio del 2027, almeno due delle nove donne selezionate saranno assunte dalla Cooperativa Sociale Manusa, mentre per le altre saranno attivati percorsi di orientamento verso le aziende del distretto.

Niccolò Cipriani fondatore di Rifò ha dichiarato: “Restituire valore al territorio e promuovere progetti a impatto sociale concreto fa parte della mission di Rifò fin dal primo giorno, come abbiamo già dimostrato con l’esperienza di Nei Nostri Panni. Con il Maglificio Sociale facciamo un ulteriore e fondamentale passo in avanti: perché per la prima volta un progetto ad alto valore sociale ha il potenziale per inserirsi direttamente nel cuore della nostra filiera produttiva, dimostrando che sostenibilità etica e produzione industriale di qualità possono e devono camminare di pari passo. Non si tratta di un’iniziativa astratta, ma di un riscontro tangibile a un’offerta lavorativa reale e fortemente richiesta dal mercato”.

Maglificio Sociale

Il futuro del maglificio

Quando sarà a regime, il Maglificio Sociale avrà sede a Pistoia, in via dei Salici 5, presso la Cooperativa Sociale Manusa, che si occuperà della gestione del laboratorio e dell’accompagnamento delle lavoratrici.

La struttura potrà contare su un tutor sociale, due maestri rammagliatori esperti e due figure formate attraverso il progetto.

L’obiettivo è arrivare a confezionare oltre 100mila capi all’anno e creare almeno cinque nuovi posti di lavoro stabili entro il 2027, rispondendo a un fabbisogno produttivo concreto del territorio.

Il progetto si fonda su una rete che unisce imprese, cooperazione sociale e istituzioni. Rifò, nel ruolo di coordinatore e cofinanziatore, e Manusa, insieme a Intrecci Cooperativa Sociale, Adecco e Fondazione Opera Santa Rita, collaborano alla selezione, alla formazione e all’inserimento lavorativo delle partecipanti.

L’iniziativa ha raccolto un sostegno economico iniziale di 125mila euro grazie ai contributi di Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Gucci e Rifò.

Secondo Silvia Gentili presidente di Manusa: “Una bella occasione per perseguire la mission di Manusa: coniugare il recupero dell’artigianato tessile con valori etici e sociali creando percorsi di riscatto sociale. La collaborazione con Rifò, avviata diversi anni fa, ha permesso di aggiungere al nostro progetto il “Maglificio sociale”, un’opportunità concreta per generare posti di lavoro per persone fragili, con particolare attenzione alle donne. Il gruppo delle partecipanti ci racconta storie di vita diverse tra loro ma unite da una grande voglia di riscatto. Cittadine provenienti da paesi diversi”.

La tecnica del rimaglio
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