La prima volta che ho conosciuto Paolo Chiappini non sono riuscito a parlare. Mi ha travolto con il suo potente effluvio verbale, ne sono rimasto affascinato, imbrigliato, colpito . E adesso, a poche ore dalla triste notizia, per me che poi ho imparato a reggergli testa dialetticamente fino a farmi dire – motivo personale di orgoglio – che ero uno dei pochi a farlo stare zitto, in ascolto, non ci sono parole pronte, facili, piene. Ci sono solo quelle immediate, mosse da una tristezza improvvisa che toglie il fiato, dal disordine mentale che accompagna i momenti del dolore più profondo. Un dolore alimentato da un fiume di ricordi: anni di lavoro, di accese condivisioni professionali, di sfide superate, ma soprattutto di vita vissuta insieme.
La scomparsa di Paolo Chiappini, spentosi a Firenze a 74 anni, lascia un vuoto che va ben oltre il perimetro istituzionale . Per chi, come me, per quindici anni ha condiviso con lui la trincea quotidiana della costruzione di un progetto digitale, culturale e comunicativo per la nostra regione, Paolo non è stato solo il primo storico direttore di Fondazione Sistema Toscana: è stato un punto di riferimento, una bussola, un pezzo di strada fondamentale.
Se ne va l’uomo che ha letteralmente disegnato, costruito e guidato dagli albori l’anima di FST, l’istituzione che ha contribuito a far nascere dalle fondamenta e che ha diretto per sedici intensi e lunghi anni. Se oggi la nostra Fondazione rappresenta un modello consolidato e un punto di riferimento nazionale nelle politiche regionali per l’informazione digitale, la promozione turistica, il cinema, la nuova comunicazione pubblica, il merito va ascritto alla sua grande capacità di tradurre le visioni in progetti concreti e di ampio respiro.
Paolo non è stato solo il primo storico direttore di FST: è stato un punto di riferimento, una bussola, un pezzo di strada fondamentale
L’architetto della Toscana digitale
Sotto la sua guida illuminata hanno preso vita le intuizioni che hanno rivoluzionato la narrazione della nostra regione. Penso ai pionieristici Festival della Creatività alla Fortezza da Basso nei primi anni Duemila, che anticiparono i tempi della contaminazione dei linguaggi. Penso alla nascita, nel 2006, di questa stessa testata giornalistica, intoscana.it, che Paolo tenne orgogliosamente a battesimo, come portale ufficiale della Toscana, primo grande laboratorio della neonata Fondazione.
Cantieri strategici come Internet Festival a Pisa e la BTO a Firenze portano anche la sua firma. È stato lui ad avviare l’esperienza del Cinema La Compagnia come Casa del Cinema della Toscana, a dare vita alle Manifatture Digitali Cinema e a guidare lo sviluppo di Visittuscany.com, il portale ufficiale del turismo della Regione Toscana. Un’eredità progettuale immensa, che ha cambiato il modo di fare servizio pubblico, brand journalism, storytelling istituzionale e comunicazione culturale nel nostro territorio.
Un intellettuale all’opera, tra arte e politica
Paolo era una persona di straordinario spessore. Un intellettuale nel senso più nobile del termine, capace di leggere la complessità del presente prima degli altri. Chi ha avuto la fortuna di lavorarci fianco a fianco sa quanto fosse colto, istrionico, instancabilmente curioso e dinamico. Aveva quella rara capacità di unire una profondità di pensiero disarmante a un’ironia acuta e brillante: era un uomo enormemente simpatico, dotato di un’umanità contagiosa che azzerava le distanze e valorizzava chiunque lavorasse al suo fianco.
Attraversare la sua vita voleva dire, per molti versi, attraversare anche un pezzo di storia politica italiana e toscana. Dalle radici senesi come fiero contradaiolo dell’Oca, fino alla militanza che lo portò ai vertici regionali del partito socialista (anche con l’alto prezzo che ha pagato) e all’impegno pubblico nella Deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi.
Le nostre discussioni quotidiane, i nostri confronti a volte accesi, non erano mai banali: erano palestre di pensiero. Perché Paolo era, prima di tutto, un creativo prestato al management pubblico. Un uomo che negli anni Settanta a Roma aveva vissuto l’avanguardia teatrale dell’Off romano, arrivando fino al Festival dei Due Mondi di Spoleto, e che non ha mai smesso di essere artista. Nel 2023, con la sua splendida mostra personale alla Manifattura Tabacchi curata da Sergio Tossi, “La fine è il principio. Materiali di scavo tra palco e retropalco”, ha avuto il coraggio di rimettersi in gioco un’altra volta, partendo dalla fine per ridisegnare il suo viaggio artistico su tele, quinte e manifesti.
Tutta la comunità regionale si stringe attorno alla famiglia e ai suoi cari nel ricordo di un professionista insostituibile e di un amico
L’ultimo viaggio del cambusiere
Il suo segreto più grande era l’autenticità, la capacità viscerale di entrare in contatto con le persone. Credeva fermamente in quello che faceva. E la sua passione era così vivida, così agganciata a un’idea precisa di futuro, che era impossibile non farsi coinvolgere. Noi abbiamo creduto in lui, e abbiamo creduto con lui.
Oggi tutta la comunità di Fondazione Sistema Toscana si stringe attorno alla famiglia e ai suoi cari nel ricordo di un professionista insostituibile e di un amico. Resta il ricordo collettivo di un uomo che ha dato forma e anima alla nostra storia professionale, ma al di là dei ruoli resta la ferita personale. Resta la consapevolezza che da oggi saremo tutti un po’ più soli.
Ci mancherai tantissimo, Paolo. Ci mancheranno le discussioni, i confronti, il privilegio di quel cammino fatto insieme tra le sfide della professione, l’amore per la cultura, l’arte, il cibo e la passione per il mare.
Fai buon viaggio, caro Paolo, a nome di tutti noi. Tu che tenevi così tanto al tuo ruolo di cambusiere sull’Ocean Bird, la barca a vela che ha fatto il giro del mondo, e che amavi solcare i mari: che tu possa trovare anche in quest’ultima, definitiva traversata, quel vento a favore che hai sempre cercato e regalato nella tua esistenza.