Il Teatro povero di Monticchiello festeggia un anniversario importante: l’autodramma che coinvolge la popolazione del piccolo borgo medioevale vicino Pienza celebra infatti i suoi primi 60 anni. E lo fa con il lavoro dal titolo “L’occhio oltre” – in piazza fino a venerdì 14 agosto 2026 – che attraversa la vita di Carlino, nato nel giugno del 1944, nel cuore di una storia contadina ancora segnata dalla guerra, dalla mezzadria e dalle disuguaglianze sociali. Fin dalla nascita, Carlino porta con sé un occhio ferito, iniettato di sangue: un segno fisico che diventa, lungo tutto lo spettacolo, immagine di uno sguardo inquieto, ostinato, capace di vedere più lontano della realtà immediata e di non arrendersi nemmeno davanti alla sconfitta.
La storia
Attraverso i passaggi decisivi della sua esistenza – l’infanzia povera, la scuola, la lotta politica, il sogno della terra e della cooperazione, il carcere, l’incontro con il Teatro povero, un amore rimasto a lungo sospeso, la vecchiaia e il confronto con le nuove generazioni – prende forma il ritratto di un uomo e, insieme, quello di una comunità. In Carlino, quasi in controluce, si riflette infatti anche il Teatro Povero: la sua storia, le sue ferite, le sue ostinazioni, il suo bisogno di guardare ancora oltre.
Una storia che torna a chiedersi cosa resti di un mondo scomparso, cosa sia cambiato davvero e cosa, ancora, possa nascere da un teatro che continua a farsi racconto condiviso di una comunità.

Il logo
Novità di questa edizione è la maglietta realizzata appositamente per questo anniversario, da donare alla compagnia e da proporre anche al pubblico. Il logo del 60° Teatro povero di Monticchiello è stato infatti studiato ad hoc per questa ricorrenza.
Il Teatro povero di Monticchiello

Il Teatro povero di Monticchiello è un progetto sociale e culturale nato negli anni ’60. Agli inizi di quel decennio il borgo toscano attraversa una profonda crisi collegata all’eclissi del sistema economico e sociale che ha caratterizzato per secoli la sua esistenza: la mezzadria. La popolazione si dimezza, mentre lavoro, cultura e tradizioni vanno rapidamente scomparendo. Quelli che per scelta o necessità rimangono iniziano dunque a riflettere sul senso delle trasformazioni che travolgono il loro mondo e le loro identità.
In un paese senza un teatro viene dunque deciso di aggregarsi attorno a un’idea di spettacolo in piazza, con una formula teatrale originale che presto diverrà tentativo di ricostruzione collettiva del senso e degli ideali delle proprie vite. Un modo per resistere alla crisi.
Ogni estate la gente di Monticchiello porta in piazza e in scena l’“autodramma”: un’opera che che viene costruita a partire dalle assemblee della compagnia durante l’inverno e fino alle prove e alle repliche estive.
Oggi il Teatro povero è anche un esempio di cooperativa di comunità, un soggetto che in prima persona si è fatto carico di molti servizi per la piccola comunità di Monticchiello: la sede, il Granaio, ospita un emporio polifunzionale, un centro distribuzione farmaci (nel paese non c’è farmacia), il centro internet, l’edicola; gestisce poi “I Ristoranti di Bronzone”, una foresteria, un piccolo centro di accoglienza e integrazione, una ciclo-officina sociale.