È stato siglato a Firenze un protocollo d’intesa tra Regione Toscana, Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale e Anbi, volto a rafforzare la collaborazione sulla salvaguardia del suolo, la mitigazione del rischio idrogeologico e la tutela della risorsa idrica.
L’accordo, sottoscritto alla presenza del presidente Eugenio Giani e del sottosegretario Bernard Dika, punta a coordinare interventi finora realizzati in modo autonomo, ottimizzando risorse e azioni in un’ottica di prevenzione e resilienza climatica.
“Un accordo – dichiara il presidente Eugenio Giani – che segna una pietra miliare nella collaborazione fra i diversi soggetti istituzionali che hanno il compito di gestire funzioni importanti nella difesa del suolo e nella tutela delle risorse idriche. Si apre adesso una nuova stagione dove gli interventi, prima realizzati in autonomia dai diversi Enti, trovano modo di essere organizzati per un utilizzo efficiente e puntuale delle risorse economiche e delle attività che con esse vengono finanziate, in funzione di un coordinamento in grado di produrre risultati ancora più efficaci”.
“Quanto sottoscritto – dichiara Francesco Vincenzi, presidente di Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) – avvia un’esperienza pilota nel segno della condivisione di competenze presenti nel capitale umano di tutti i soggetti firmatari: riteniamo che sia questo il primo obiettivo da perseguire, affinché si concretizzino programmi per aumentare la resilienza dei territori di fronte all’incedere della crisi climatica. Tutti temi che vedono da tempo impegnati i Consorzi di bonifica e che ora sono affermati come patrimonio comune”.
“Un’intesa importante – spiega Gaia Checcucci, segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale – soprattutto nella parte che riguarda la gestione delle risorse idriche per garantire la disponibilità per le colture nei periodi di siccità: come nel caso di Montedoglio, progetto per assicurare 15 milioni di metri cubi d’acqua l’anno alla Val di Chiana, mettendo in sicurezza le falde e riducendo i prelievi sotterranei. È indispensabile – aggiunge Checcucci – promuovere sistemi innovativi di riuso delle acque reflue, come quello dedicato al florovivaismo della zona di Pistoia ed anche di gestione dei sedimenti per i quali l’autorità di bacino ha avviato la collaborazione con l’Università di Firenze, attivando studi su aste pilota di Arno, Ombrone Grossetano, Serchio e Magra. Da non dimenticare, infine l’attività di raccolta delle plastiche, anche attraverso la legge SalvaMare del Ministero dell’ambiente e il progetto didattico con le scuole che stiamo sviluppando in tutto il territorio distrettuale dell’Autorità”.
Cosa prevede il protocollo?
Il protocollo prevede attività congiunte di monitoraggio dei corsi d’acqua, gestione della vegetazione ripariale, controllo dei sedimenti e raccolta delle plastiche, oltre a un forte impegno sulla gestione delle risorse idriche a fini irrigui.
Tra gli obiettivi, garantire acqua alle colture nei periodi di siccità, favorire l’accumulo idrico, il riuso delle acque reflue e la ricarica delle falde, con progetti pilota come Montedoglio e le sperimentazioni su Arno, Ombrone, Serchio e Magra.
Secondo i firmatari, l’intesa rappresenta un passo decisivo verso un’azione più uniforme ed efficace nella difesa del territorio, valorizzando le competenze dei Consorzi di bonifica e promuovendo il passaggio dalla gestione dell’emergenza a una strategia strutturata di prevenzione.