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Da pizzaiolo a Lucca al Mondiale di cricket: la favola azzurra di Crishan Kalugamage

Mentre l’Italia guarda a Milano-Cortina, a Mumbai gli azzurri scrivono la storia. Contro il Nepal arriva la prima vittoria mondiale: decisivo il pizzaiolo lucchese nato in Sri Lanka, premiato Man of the Match

Mentre l’attenzione del Paese è alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, dove la nazionale sta inanellando numerosi successi e medaglie, tra India e Sri Lanka c’è un’Italia che sta giocando un altro Mondiale. È quello maschile di cricket T20, il formato più rapido e spettacolare di uno sport che nel mondo muove centinaia di milioni di appassionati. E per la prima volta, dentro questo palcoscenico globale, c’è anche la Nazionale italiana.

Allo storico debutto è seguita un risultato ancora più inaspettato: la prima vittoria mondiale, conquistata al Wankhede Stadium di Mumbai contro il Nepal. Un successo netto, 124 a 123, chiuso senza perdere neppure un wicket. Tradotto dal lessico tecnico del cricket: l’Italia, seconda in battuta, ha superato il punteggio avversario senza eliminazioni, dominando l’incontro.

Se il risultato è collettivo, il volto della serata ha il nome di Crishan Jorge Priyantha Fernando Kalugamage. Per tutti, più semplicemente, Crishan Kalugamage. Man of the Match della partita. Nato in Sri Lanka, cresciuto con la mazza in mano nelle scuole dell’isola, vive a Lucca dal 2007. Di mestiere fa il pizzaiolo.

La sua è una traiettoria che racconta molto del cricket italiano. Arriva in Toscana a quindici anni. In Sri Lanka il cricket è religione civile; in Italia, quasi un sussurro. Nei primi anni non trova squadre nella sua zona. Si adatta, corre, salta: pratica atletica leggera, si allena come velocista e lunghista. Poi scopre che a Lucca è nato un club. Riparte da lì.

Da allora è un pendolare dello sport. Firenze, Genova, Roma. Oggi vive a Lucca ma ogni fine settimana guida per quattro ore verso la Capitale per allenarsi e giocare. In mezzo, il lavoro. “Ho perso tanti lavori perché non mi davano il giorno libero“, ha raccontato. Il cricket, in Italia, non è ancora uno stipendio ma una scelta di vita. “Quando andavo a fare un torneo avevo bisogno di tre settimane. Era difficile. Ma ho sempre creduto che potesse arrivare un risultato positivo“.

Quel risultato è arrivato sotto il cielo di Mumbai. Contro un Nepal sedicesimo nel ranking mondiale – undici posizioni sopra l’Italia – Kalugamage ha spezzato il ritmo degli avversari con i suoi lanci ad effetto, rallentando l’inerzia dell’innings nepalese e costruendo le fondamenta della vittoria. Nel T20 ogni over, sei palline consecutive, può cambiare una partita. Lui lo ha fatto nel momento in cui serviva sangue freddo e precisione.

L’Italia è alla sua prima partecipazione mondiale. Ha perso all’esordio contro la Scozia. Eppure la sola qualificazione era già stata una svolta per il movimento: più fondi, più visibilità, la prospettiva di crescere in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove il cricket tornerà nel programma a cinque cerchi dopo oltre un secolo.

Il gruppo azzurro è lo specchio di un’Italia sportiva plurale. C’è chi è nato altrove e ha trovato qui la propria casa, e chi porta un cognome italiano cresciuto all’estero. Kalugamage incarna la prima anima: quella di chi è arrivato adolescente e ha costruito il proprio futuro tra lavoro, sacrifici e chilometri. “Siamo come fratelli“, dice parlando dello spogliatoio. Settimane di ritiro tra Roma, Inghilterra e Paesi Bassi hanno cementato un’identità condivisa prima ancora che una strategia tattica.

C’è poi un dettaglio che racconta un altro frammento della sua integrazione italiana: Kalugamage è un tifoso dell’Inter. Il calcio è stato uno dei primi linguaggi condivisi dopo l’arrivo in Italia, e il suo idolo è Lautaro Martínez. Tanto che ha celebrato la vittoria contro il Nepal con l’esultanza del “Toro”, le braccia incrociate sul petto.

 

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Nel grande mosaico dello sport globale, il cricket è il secondo sport più popolare al mondo. In Italia resta una nicchia. Ma le nicchie, a volte, sono laboratori di futuro. E quando un pizzaiolo di Lucca diventa l’uomo partita in un Mondiale tra India e Sri Lanka, forse vale la pena spostare per un attimo lo sguardo dalle piste innevate e accorgerci che le belle storie di sport amano germogliare dove meno ce lo aspettiamo.

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