La Minerva di Arezzo, antica statua bronzea di probabile periodo ellenistico, ritrovata nel sottosuolo della città nel 1541 durante lo scavo di un pozzo, è tornata a casa grazie alla mostra “La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, che è stata inaugurata questa mattina, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, al Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo e resterà aperta fino al 6 settembre.
La statua proveniente dalle collezioni medicee
La statua subito dopo il ritrovamento nel 1541 venne donata al duca Cosimo I de’ Medici, che la mise nel suo studio privato a Firenze. E da allora rimase nella città, come parte delle collezioni archeologiche granducali, che dal 1871 sono confluite nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze per essere offerte alla fruizione di tutti gli italiani.

Nella nuova esposizione al Museo di Arezzo la Minerva è collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del Museo, dove viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva che ne ripercorre la scoperta, la fortuna collezionistica fiorentina e la complessa storia conservativa.
La scultura alta 150,5 cm raffigura una dea Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la riconducono a un originale ellenistico, databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C. circa), forse prodotto in ambito italico o magnogreco.
Il ritorno nella città di provenienza della statua bronzea della Minerva, simbolo identitario di Arezzo, giunta appunto in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, apre ufficialmente un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale promosso dal Ministero della Cultura, che trova nella mostra il primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”. ”
Il percorso espositivo della mostra
Il percorso espositivo consente di approfondire il contesto archeologico del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino.
Un nuovo allestimento valorizza i resti della domus – mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi – permettendo di comprendere il significato della presenza della statua come elemento di prestigio e luxuria privata.
La mostra amplia infine lo sguardo sulla Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, come l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense suggerita dal rinvenimento degli elogia Arretina.

Il presidente Giani in visita alla Minerva
Anche il presidente della Regione Eugenio Giani oggi ha fatto visita alla mostra dedicata alla Minerva di Arezzo. “La Minerva – ha detto Giani – oltre a rappresentare un capolavoro dell’arte antica è anche un simbolo potente di identità, di memoria e di appartenenza. Ritrovarla e raccontarla significa restituire alla comunità un pezzo della propria storia. La cultura è questo: custodire il passato per dare forza al presente e costruire il futuro. Arezzo oggi lo dimostra con orgoglio”.