Tra psichedelia lo-fi, pulsazioni dub e un romanticismo obliquo che guarda tanto al krautrock quanto all’underground italiano degli anni Settanta, “Rimane” segna l’esordio solista di Cosimo Querci come un’opera fuori asse, refrattaria alle definizioni.
Pubblicato da Quindi Records, il disco nasce in un ritiro nel Casentino e prende forma attraverso lunghe composizioni ipnotiche, stratificate di delay e riverberi, dove la forma canzone si dilata fino a diventare paesaggio.
Chitarre a dodici corde, organi elettrici, basso e voce – tutti suonati da Querci – si intrecciano con la batteria di Walter Bellini in un flusso che assorbe minimalismo, post-punk e suggestioni psichedeliche senza mai trasformarle in stile riconoscibile.
Rimane è un disco che non chiede di essere collocato, ma abitato: un lavoro che rivendica la libertà dell’ascolto e fa del “non appartenere” una postura estetica e poetica.
Cosimo Querci sarà in concerto venerdì 20 febbraio al circolo Il Progresso di Firenze.
Ecco la nostra intervista a Cosimo Querci
Si parla di te come di un cantautore, però il tuo disco non è il classico disco di un cantautore. Cioè, è proprio una stratificazione di delay, riverberi. Mi chiedevo come hai ottenuto questo suono
Nel disco siamo in due. Io ho suonato tutti gli strumenti che sono essenzialmente una chitarra elettrica a 12 corde, un basso elettrico che è un vecchio organo elettrico molto effettato e ho cantato. La batteria invece l’ha suonata Walter Bellini, che è un amico con cui suono da sempre e che sta suonando con me adesso per i concerti.
La stratificazione sonora deriva un po’ dal mio gusto, cioè dai miei ascolti, sono appassionato a quel tipo di produzione. I miei ascolti partono da un interesse generale per la psichedelia, in un senso molto lato. Soprattutto le forme di psichedelia che hanno a che fare con un’influenza che parte dal minimalismo americano, quindi roba ripetitiva. Sono molto affezionato a Arthur Russell per farti un nome.
Hai dichiarato di voler evitare etichette: Rimane sembra infatti sfuggire a una collocazione precisa. Quanto è importante per te questa libertà, anche a costo di risultare “scomodo”?
Credo sia utile a chi fa questo tipo di musica. Mi sembra che, insomma, meno pretese ci sono di categorizzazione, più si lascia spazio per l’ascoltatore, insomma, a quello che una persona ci può sentire. Prima parlavamo di cantautorato, poi abbiamo parlato di psichedelia. Non sono per forza due cose che, da un punto di vista d’etichetta, vanno spesso insieme. Però esistono degli ascolti che ti fanno pensare a un certo tipo di rapporto che in realtà può esistere tranquillamente. Quindi, semplicemente, non mi sono mai posto troppo questo problema. Nella mia ricerca musicale, nei miei ascolti, non scelgo tramite un genere o un’etichetta precisa, quindi non li vorrei nemmeno per me.
Da poco è uscito il tuo EP con cinque pezzi, c’è già qualcos’altro a cui stai lavorando o ti stai concentrando sul live ora?
Sto facendo entrambe le cose. Sto scrivendo pezzi nuovi, non so quando usciranno, è un processo abbastanza lento, però anche costante per me. Suonare quotidianamente mi porta a tirare fuori delle canzoni ogni tanto.
Nel concerto fiorentino sarete in due?
Saremo in quattro sul palco. Io e Walter Bellini, il ragazzo di cui parlavo prima, il batterista. Enrico Corsi suonerà l’organo e Lorenzo Frosini il basso. Esattamente il setup del disco.
