Lo spazio lotterò a Prato ospita la mostra personale “Puzzle” di Daniela De Lorenzo, concludendo il ciclo espositivo biennale che lo spazio ha dedicato alla Soft Sculpture in vista del suo decennale.
Curata da Alessandra Tempesti e realizzata con il contributo di Toscanaincontemporanea 2025, la mostra sarà aperta dal 7 marzo fino al 31 maggio.
Fulcro del progetto è il feltro industriale, materiale attraverso cui l’artista fiorentina indaga il corpo come enigma percettivo e identitario, insieme soggetto e oggetto della visione.
In mostra una nuova serie di sculture — calchi del suo stesso corpo impressi negli strati inumiditi del feltro — dialoga con opere preesistenti, riassemblate in un nuovo assetto installativo che costruisce una partitura dinamica di pose e sguardi.
Il feltro, ottenuto dalla pressione di fibre di lana, trattiene la memoria del gesto e restituisce la tensione o il rilascio del corpo, trasformando la scultura in frammento plastico “in stop motion”, potenzialmente ricombinabile all’infinito.

Il tema dell’autoritratto attraversa l’intera ricerca di De Lorenzo come atto mancato e differito: un “auto-ritrarsi” che si esprime tanto nella scultura quanto nella fotografia.
In dialogo con le opere tridimensionali, una serie fotografica evoca il movimento rapido degli occhi nella fase REM del sonno, suggerendo il passaggio dall’invisibilità fisica del corpo alla dimensione immateriale dell’immaginazione.
Con “Puzzle” si chiude il percorso che, negli ultimi due anni, ha visto protagoniste anche Chiara Bettazzi, Liselore Frowijn e Barbara Prenka, delineando il tessile come linguaggio plastico capace di riflettere su identità, cura e infrastruttura politica del corpo.
Nata a Firenze nel 1959, dove vive e lavora, Daniela De Lorenzo ha avviato dagli anni Ottanta una ricerca ai margini della scultura tradizionale, intrecciando progressivamente fotografia, video e performance.
Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1988, ha esposto in istituzioni nazionali e internazionali tra cui il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, il Martin-Gropius-Bau e il MAXXI L’Aquila.
