Si intitola “Ottone Rosai. Poeta innanzitutto” la mostra dedicata a Ottone Rosai in programma a Firenze al Museo del Novecento dal 7 marzo al 4 ottobre. Curata dal direttore del museo Sergio Risaliti, è un’esposizione che per la prima volta riunisce le opere dell’artista fiorentino provenienti dal Lascito Rosai e quelle della collezione Alberto Della Ragione. Il percorso esplora il rapporto del pittore (1895-1957) con il capoluogo in cui era nato e con gli intellettuali del suo tempo. Completa l’esposizione anche una selezione di documenti provenienti dal Gabinetto Vieusseux, tra cui una serie di lettere dell’artista.
“Con questa mostra al Museo Novecento, Firenze celebra l’anima più autentica di un suo grande maestro, Ottone Rosai, che ha dipinto la nostra città interpretandone il respiro etico e umano, trasformando strade e volti quotidiani in poesia universale – ha detto l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini – riunire oggi il Lascito Rosai e la Collezione Della Ragione è un’operazione culturale preziosa che mette in luce la centralità di Firenze nel panorama del Novecento e la sua influenza su artisti internazionali come Baselitz.”

Circa 70 le opere in mostra, in un dialogo tra quelle donate al Comune dagli eredi di Rosai e quella della collezione Della Ragione.
Il percorso mette in evidenza due poli inscindibili della ricerca dell’artista: i volti degli amici e le figure della quotidianità e Firenze, vissuta come paesaggio interiore e teatro di un’esperienza condivisa. Per Rosai, l’amicizia con letterati, poeti, editori e artisti non è un semplice sfondo biografico, ma un vero spazio di confronto e formazione, che incide direttamente sulla sua visione del mondo e sulla concezione dell’arte come esercizio di sincerità.
Nei suoi ritratti, le persone care emergono come presenze silenziose, cariche di affetti e tensioni morali, portatrici di una verità profonda, spesso velata di malinconia. Anche le lettere dell’artista rivelano legami vissuti come necessari, talvolta salvifici, talvolta dolorosi.
Nella mostra sono esposti, tra gli altri, i i ritratti di Eugenio Montale, Giorgio De Chirico, Elio Vittorini, Carlo Bo, Piero Bigongiari, il marchese di Villanova.
I luoghi dipinti da Rosai non sono semplici vedute: le strade, le colline, i monumenti e le case isolate di Firenze diventano spazi interiori, organismi vivi con cui l’artista intreccia un rapporto fisico e morale. Via di San Leonardo, le grandi chiese, Palazzo Vecchio e i margini urbani raccontano una città lontana dall’idealizzazione, carica di misura, gravità e resistenza. Anche le immagini apparentemente semplici rivelano tensioni tra luce e ombra, stabilità e precarietà, appartenenza e solitudine.
I luoghi di Rosai sono inseparabili dalle persone che li hanno attraversati e dalle parole che li hanno raccontati: scrittori, poeti e amici condividono con lui una stessa geografia affettiva, fatta di camminate notturne, incontri nei caffè, stanze di lavoro e periferie osservate senza indulgenza.
E per approfondire la figura di Ottone Rosai la Fondazione Mus.e propone anche due visite guidate alla mostra (il 14 marzo e 9 maggio) e due passeggiate guidate nella Firenze del pittore (l’11 aprile e il 6 giugno), partendo da piazza del Carmine, più volte immortalata dall’artista, passando da Via Toscanella doveva aveva il primo studio, fino a via San Leonardo dove spostò l’attività nel 1933.