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“Un’esperienza che ti cambia come persona”: il Treno della Memoria raccontato dagli studenti

Il Treno della Memoria 2026 ha portato oltre 400 studenti toscani ad Auschwitz e Birkenau. Un viaggio tra storia, testimonianze e consapevolezza, raccontato attraverso le emozioni dei giovani partecipanti. Giani: “Questi ragazzi sono adesso ambasciatori di Memoria”

Sarò per sempre grato di essere riuscito a fare questa esperienza”, ha raccontato Matteo Sacchi, studente del liceo Copernico di Prato. “Cambierà il mio modo di guardare non solo la storia ma anche il presente. Come hanno detto le sorelle Bucci, non bisogna accettare l’altro ma bisogna vivere con l’altro e vedere l’altro: questo insegnamento lo terrò per sempre con me”.  Per Adele Giovannoni, dell’istituto Cellini-Tornabuoni di Firenze, è “un’esperienza che ti cambia come persona. Ci porteremo via un modo diverso di vedere le situazioni, sarà un nuovo inizio”. Le fa eco Marco Tavoletti, studente dell’Iti Manetti-Porciatti di Grosseto: “Le emozioni sono state fortissime. Vedere con i miei occhi il campo, conoscere chi ci ha vissuto è stato un insegnamento di vita che mi accompagnerà sempre”.

E poi c’è l’impegno, che diventa quasi una promessa: “L’obiettivo sarà parlarne con la famiglia, con i compagni, cercare di divulgare sempre di più queste storie”, ha detto Diana Petrisor dell’istituto Tullio Buzzi di Prato.

Queste testimonianze fanno comprendere davvero cos’è il Treno della Memoria: un’occasione di crescita, di apertura mentale, di connessione tra passato e presente. Un momento di formazione fondamentale per i cittadini di domani .

Il Treno della Memoria 2026 ha percorso circa 2400 chilometri ferroviari attraversando quattro Paesi europei in oltre 40 ore di viaggio. Con i suoi 13 vagoni, il Treno della Memoria ha portato, dal 23 al 27 marzo, 413 studentesse e studenti di 46 scuole toscane, accompagnati da oltre 50 insegnanti, nei luoghi simbolo dello sterminio nazifascista: Auschwitz e Birkenau.

Un’esperienza pensata per far vedere con i propri occhi ciò che i libri raccontano, ma che solo il contatto diretto con quei luoghi riesce davvero a rendere comprensibile .

Promosso e finanziato dalla Regione Toscana attraverso il Fondo Sociale Europeo FSE+, nell’ambito di GiovaniSì, e organizzato dalla Fondazione Museo e Centro di Documentazione della Deportazione e Resistenza-Luoghi della Memoria Toscana, il viaggio è partito da un luogo carico di significato: il binario 16 della stazione di Santa Maria Novella a Firenze, da cui il 9 novembre 1943 partì il primo treno di deportati ebrei toscani diretto ad Auschwitz.

A bordo, insieme agli studenti, anche universitari degli atenei di Firenze, Pisa, Siena e dell’Università per Stranieri di Siena, rappresentanti delle comunità deportate e numerose associazioni antifasciste. In totale oltre 550 persone, unite dall’obiettivo di trasformare la memoria in un messaggio attivo di pace e responsabilità.

Fondamentale, all’arrivo in Polonia, l’incontro con Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute a Birkenau, che da bambine, avevano 4 e 6 anni, vissero l’esperienza della deportazione. Le loro testimonianze hanno segnato profondamente i ragazzi, che hanno partecipato con attenzione e coinvolgimento, tra silenzi carichi di emozione e domande sincere.

“Ripercorrere in maniera simbolica il viaggio che fu quello dei deportati dalla furia nazifascista e visitare i luoghi in cui si è consumato quell’orrore che ha portato l’umanità a toccare il suo punto più basso è un’esperienza che ti segna – ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani –. Sono certo che i ragazzi che sono partiti solo pochi giorni fa con il Treno della Memoria siano tornati diversi, più consapevoli di ciò che può accadere quando si sceglie, deliberatamente, la disumanità e quanto sia necessario attraverso le nostre scelte vigilare e soprattutto agire affinché ciò non accada più. A questi ragazzi è affidato adesso il compito di essere ambasciatori di Memoria e portare ai loro compagni di scuola, alle loro famiglie e a tutta la società toscana un messaggio di pace: un compito ancor più importante in una fase storica come quella di oggi in cui c’è bisogno di ribadire il valore del rispetto dell’altro ”.

Durante il viaggio non sono mancati momenti di approfondimento e riflessione: laboratori in treno, incontri, e anche un concerto di musica romanì dell’Alexian Group, pensato come simbolo della cultura che il progetto nazista voleva cancellare e come potente messaggio di resistenza e pace: “Le sorelle Bucci sono state davvero generose, perché non si sono mai sottratte alle richieste delle studentesse e degli studenti che volevano conoscere i dettagli della loro storia ed hanno mandato loro un messaggio forte e chiaro di pace – ha sottolineato l’assessora all’istruzione e cultura della Memoria Alessandra Nardini, che ha preso parte al viaggio – Avere il privilegio di essere accompagnati in quei luoghi da chi quel dolore l’ha vissuto e in quei campi è stata deportata, come loro, ha rappresentato sicuramente un enorme valore aggiunto in questa esperienza. E le ragazze e i ragazzi lo hanno colto perché la loro partecipazione emotiva è stata intensa : sono sempre stati attenti e interessati, senza mai mostrare stanchezza, e hanno fatto tante domande, sia durante i laboratori in treno che dopo l’incontro con le Bucci, durante il quale c’erano un silenzio incredibile e tanti occhi lucidi”.

Il treno è tornato ma il viaggio non è ancora finito infatti: il progetto “Tracce di Memoria 2026”, promosso e finanziato dalla Regione con fondi europei FSE+, di cui il treno fa parte, proseguirà fino a dicembre, con momenti dedicati alla restituzione e alla diffusione nelle scuole, con l’aiuto delle studentesse e degli studenti “sentinelle di Memoria”, di quanto appreso durante il viaggio.

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