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Sogni, amore e musica senza confini: l’incantesimo dei Gong dal vivo in Italia

La leggendaria band psichedelica dei Gong fondata da Daevid Allen torna in Italia per tre concerti, venerdì 10 aprile saranno live al The Cage di Livorno. Ecco la nostra intervista a Kavus Torabi

Dopo oltre mezzo secolo di viaggi sonori tra psichedelia, jazz e visioni cosmiche, i Gong continuano a muoversi su coordinate tutte loro, sospese tra musica e mitologia.

Nati nel 1969 da un’intuizione radicale di Daevid Allen (scomparso il 15 maggio 2015), i Gong non sono mai stati semplicemente una band, ma un universo in espansione, capace di attraversare epoche e trasformazioni senza perdere la propria identità fluida e visionaria.

Con “Bright Spirit” uscito il 13 marzo per Kscope, il collettivo guidato da Kavus Torabi completa una trilogia iniziata nel 2019, spingendosi ancora oltre nei territori del sogno, della percezione e di quella sottile membrana che separa, o forse unisce, i mondi.

È un disco che non si limita a essere ascoltato, ma chiede di essere attraversato, come un’esperienza.

Il ritorno in Italia per tre date diventa così l’occasione per entrare nuovamente in contatto con questa dimensione mutante, dove ogni concerto è un rito irripetibile e ogni brano una porta aperta sull’ignoto.

I Gong saranno in concerto giovedì 9 aprile 2026 al Capitol di Pordenone, venerdì 20 aprile al The Cage di Livorno e sabato 11 aprile al Teatro Rosmini di Borgomanero (NO).

Ecco la nostra intervista a Kavus Torabi

“Bright Spirit” conclude una trilogia: che tipo di percorso rappresenta rispetto ai capitoli precedenti?

Credo che dal punto di vista musicale rappresenti la conclusione di un progetto che abbiamo avviato con “The Universe Also Collapses” del 2019. Abbiamo “ereditato” questa band con l’incarico di portarla avanti e svilupparla ulteriormente. Sebbene avessimo già realizzato un album senza Daevid Allen, è stato con “The Universe Also Collapses” che abbiamo davvero trovato il nostro sound come Gong. Il nuovo disco, “Bright Spirit”, sembra la conclusione di quella scoperta.

È stato un percorso che nessuno di noi nella band avrebbe potuto immaginare. Il completamento di questo ciclo, così come l’abbiamo vissuto, ci apre a molte possibilità per il futuro

Il sogno attraversa l’intero album: è più un tema o un vero e proprio metodo compositivo?

Era nella mia mente mentre scrivevo la musica. La musica viene sempre prima e i testi traggono ispirazione da come quella musica mi fa sentire. L’idea dei sogni era qualcosa che volevo esplorare in relazione agli altri concetti metafisici alla base delle canzoni.

“Dream Of Mine” sembra una soglia tra i mondi: cosa rappresenta per te quel momento di “clarity in the vortex” (chiarezza nel vortice)?

È davvero bello leggere queste parole. “Dream Of Mine” è stata una canzone molto speciale per me. È nata piuttosto in fretta mentre ero via con la mia chitarra, ospite della mia ragazza dopo il nostro ultimo tour europeo. C’è stato un periodo di un paio di mesi prima che ci riunissimo per iniziare a lavorare su quello che sarebbe diventato “Bright Spirit” in cui c’era la pressione di scrivere canzoni e questa è stata la prima a venire fuori. Sapevo che sarebbe stata la prima canzone e in un certo senso ha dato il tono al resto dell’album. La parte centrale del brano, che io chiamo “il momento culminante”, è come il momento della rivelazione in un sogno, ma è stato anche un momento di rivelazione per me nella canzone. Ora sono sempre grato per ogni canzone che mi viene in mente, e questa è stata davvero una sorpresa.

In “Fragrance Of Paradise” emerge una dimensione più intima: è stato naturale inserire una canzone d’amore nell’universo dei Gong?

Non so se sia stato naturale, ma se sento il richiamo di un’idea particolare, allora è mia responsabilità come artista seguire dove mi porta. Le parole hanno iniziato ad attaccarsi alla canzone in un modo tale che mi sono sentito impotente nel fermarle. Non avevo mai scritto nulla di così festoso o intimo prima d’ora, ma le parole sono uscite prima che potessi metterle in discussione.

Dopo questa trilogia, avete la sensazione di aver chiuso un ciclo o di aver aperto una nuova porta?

Entrambe le cose. È stato un percorso che nessuno di noi nella band avrebbe potuto immaginare. Quando ci siamo ritrovati a suonare senza Daevid, non avevamo un vero e proprio piano se non quello di “registrare un album, fare qualche concerto e vedere come ci sentivamo”, ed eccoci qui, un decennio dopo, immersi nel nostro lavoro e ancora impegnati a realizzare dischi che ci sembrano emozionanti, stimolanti e, speriamo, belli. Il completamento di questo ciclo, così come l’abbiamo vissuto, ci apre a molte possibilità per il futuro. Ho già alcune idee.

Dopo la scomparsa di Daevid Allen, è cambiato il tuo modo di pensare e di creare musica?

Assolutamente sì. Ritrovarmi alla guida di una band che significava così tanto per così tante persone ha comportato una vera e propria responsabilità. Mi ha permesso di essere più schietto riguardo alle mie inclinazioni mistiche, cosa di cui prima ero un po’ imbarazzato. Avevo bisogno di trovare una versione autentica di me stesso, qualcosa che fosse fedele al Gong e a chi sono.

se sento il richiamo di un’idea particolare, allora è mia responsabilità come artista seguire dove mi porta

I Gong sono ancora una band oggi, o sono più una leggenda in continua evoluzione?

È difficile considerarci delle leggende, ma man mano che ci addentriamo in questa avventura, il nostro capitolo della storia sta assumendo un significato proprio. L’evoluzione continua…

State tornando in Italia per tre concerti: qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?

L’ultima volta che siamo stati qui per suonare ai festival è stato un paio di anni fa. I concerti che abbiamo tenuto in Italia rimangono tra i miei preferiti. In Italia c’è una ricca tradizione di musica progressiva e sperimentale e noi adoriamo esibirci qui.

Cosa dobbiamo aspettarci dai concerti italiani: un’esperienza fedele all’album o qualcosa di completamente trasformato dal vivo?

Abbiamo organizzato la scaletta in modo che sembri un viaggio e pensiamo al concerto come a un rituale di trasformazione. Riguarda tanto il pubblico quanto la band, ci piace sentire che tutti sono uniti in questa creazione e che stiamo partendo per un viaggio nello spazio interiore. Al momento stiamo suonando quattro brani del nuovo album e finora, durante la prima serie di concerti nel Regno Unito, la risposta è stata incredibile.

I concerti dei Gong in Italia

Giovedì 9 aprile 2026, Pordenone, Capitol 
Biglietti disponibili su Dice.
Posto unico in piedi: € 22,00 + prev. / € 25,00 in cassa la sera del concerto
Divano: € 30,00 + prev.

Venerdì 10 aprile 2026, Livorno, The Cage
Biglietti disponibili su Ticketone e Ticketsms.
Posto unico in piedi: € 22,00 + prev. / € 25,00 in cassa la sera del concerto

Sabato 11 aprile 2026, Borgomanero (NO), Teatro Rosmini 
Biglietti disponibili su Ciaotickets.
Poltronissima: € 30,00 + prev. / € 27,00 + prev. per i soci di Ver1Musica
Poltrona: € 25,00 + prev. / € 22,00 + prev. per i soci di Ver1Musica

Gong, Bright Spirit

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